La posizione palestinese sugli sviluppi in Yemen*

Volutamente o meno, la posizione palestinese sugli sviluppi nel mondo arabo e islamico rimane oggetto di attento scrutinio. Diverse parti cercano di sfruttare le posizioni palestinesi per promuovere i propri obiettivi, sia plasmando la narrazione dominante, sia distogliendo l’attenzione dell’opinione pubblica interna da una questione specifica, sia giustificando posizioni precedenti che non avevano ottenuto il consenso popolare. Ciò che colpisce, tuttavia, è la tendenza diffusa a demonizzare deliberatamente le posizioni a sostegno di coloro che si sono schierati sinceramente con la Palestina, pagando un pesante tributo di sangue e rimanendo pronti – anzi, desiderosi – di proseguire su quella strada, nonostante l’enorme prezzo che potrebbero dover pagare.
I Fratelli della Verità
Le forze della resistenza palestinese e la maggioranza del popolo palestinese non nascondono il loro profondo apprezzamento per le posizioni geopolitiche, popolari e militari assunte da Ansarallah durante la guerra di genocidio condotta da ‘Israele’ contro Gaza. Il portavoce militare palestinese e martire Abu Obeida – che Dio abbia misericordia di lui – è arrivato a definirli i “Fratelli della Verità”. Tutte le fazioni palestinesi hanno espresso vivo apprezzamento per le operazioni militari condotte dagli yemeniti di Ansarallah nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab el-Mandeb, così come per i loro attacchi con missili balistici contro vari obiettivi ‘israeliani’. Tali coraggiose azioni yemenite sono state viste come un mezzo per esercitare una pressione strategica su ‘Israele’ e sui suoi alleati, offrendo al contempo un sostegno concreto ai palestinesi di Gaza.
Il popolo yemenita, il suo governo, i suoi dirigenti e le sue infrastrutture sono stati oggetto di violenti attacchi da parte di Stati Uniti e ‘Israele’. Tali attacchi miravano a dissuadere Ansarallah dal proseguire le sue iniziative geopolitiche e operative a sostegno della Palestina. Il popolo palestinese ha espresso solidarietà al fraterno popolo yemenita, il cui sangue si è mescolato a quello palestinese. Diversi settori della società palestinese hanno considerato lo Yemen e Ansarallah come partner autentici nell’affrontare il vero nemico della Ummah: ‘Israele’.
Le imponenti mobilitazioni yemenite, che hanno portato milioni di persone in piazza durante l’intera guerra ‘israeliana’ contro Gaza, sono proseguite senza interruzioni, senza mostrare segni di cedimento o stanchezza. Né la mente né la memoria dei palestinesi potranno mai dimenticarle. Quante volte il cittadino palestinese, stremato dalla guerra e dalla fame, ha desiderato che lo Yemen fosse un suo vicino di casa.
Il palestinese e il senso di abbandono
È difficile descrivere o immaginare il senso di abbandono provato dal popolo palestinese da da gran parte della loro base di sostegno araba e islamica. Il loro risentimento e la loro rabbia non si limitano ai governi e alle istituzioni ufficiali. La fonte di angoscia più profonda è il fallimento dei popoli arabi e islamici, nonché dei movimenti islamici, nazionalisti e panarabi, in cui i palestinesi avevano riposto le proprie speranze. Le posizioni dei capi arabi, al contrario, erano note in anticipo; i palestinesi si aspettavano ben poco da loro, se non le solite condanne e denunce a cui erano ormai da tempo abituati.
Risulta quindi sorprendente che ci si aspetti che i palestinesi prendano posizione contro coloro che li hanno sostenuti nel momento del massimo bisogno e che possiedono la volontà e la determinazione per continuare a farlo in futuro. Tali sostenitori non si sono limitati a slogan sul jihad o a discorsi sulla lotta al nemico: hanno trasformato le parole in fatti. Viceversa, è difficile pretendere che i palestinesi mostrino solidarietà verso chi li ha abbandonati, inclusi coloro che li hanno pugnalati alle spalle e hanno cercato, in un modo o nell’altro, di nuocere loro.
La verità – che non dovrebbe sorprendere né turbare nessuno – è che la maggioranza dei palestinesi, a prescindere dall’orientamento politico, sostiene lo Yemen e la dirigenza di Ansarallah. Si tratta di una posizione dettata dai principi: non è né politicizzata né orchestrata, bensì spontanea, sincera e naturale. Chi si aspetta il contrario non coglie la portata dell’angoscia inflitta ai palestinesi della Striscia di Gaza da ogni movimento, regime e istituzione che li ha profondamente abbandonati. Inoltre, il palestinese sopravvissuto al genocidio non è più disposto ad adulare nessuno. I palestinesi hanno compreso che mantenere saldi i legami con i sostenitori della verità in Yemen, Libano, Iran, Iraq e Spagna – così come con popoli, figure e movimenti che difendono la verità in tutto il mondo – giova loro più che riporre speranze in chi si limita agli slogan. Questi ultimi si comportano da leoni sui campi di battaglia dei conflitti settari e confessionali, ma diventano struzzi quando si tratta di affrontare ‘Israele’, che ora si trova… alle porte delle loro capitali e dei loro palazzi.
L’agenda ‘israeliana’ favorisce il settarismo
Il popolo palestinese guarda con orgoglio e ammirazione a chiunque affronti i nemici della Ummah e dell’umanità, i quali hanno dichiarato apertamente l’intenzione di sottrarre terre arabe dall’area compresa tra il Nilo e l’Eufrate. I palestinesi vedono nella maggior parte dei regimi nient’altro che conformismo, sudditanza e capitolazione di fronte ai piani “israeliani” e coloniali. Anche un numero considerevole di coloro che vengono definiti studiosi, élite e intellettuali è stato arruolato, consapevolmente o meno, al servizio delle agende di ‘Israele’ e dei suoi alleati. Invece di contribuire a mobilitare e unire la Ummah e i suoi popoli contro un nemico la cui ostilità è indiscutibile, essi contribuiscono a dividere la Ummah lungo linee settarie e confessionali. Il loro ruolo emerge chiaramente solo durante i conflitti interni, mentre scompaiono quando si tratta di affrontare ‘Israele’. Quando si fanno vivi, lo fanno per seminare dubbi e lanciare attacchi, riservando alla resistenza e al suo popolo nient’altro che abbandono.
A rafforzare ulteriormente la posizione palestinese nei confronti dei loro sinceri fratelli yemeniti vi è il notevole disagio di ‘Israele’ per i rapidi sviluppi in corso nel Paese e per i progressi compiuti da Ansarallah. Tali sviluppi hanno generato una crescente preoccupazione all’interno dell’apparato di sicurezza ‘israeliano’, in particolare riguardo alle potenziali conseguenze del controllo yemenita sullo strategico Stretto di Bab el-Mandeb e alla capacità dello Yemen di influenzare il traffico marittimo che vi transita. In alcuni punti, lo Stretto ha una larghezza non superiore ai 18 chilometri, il che rende più agevole interrompere la navigazione rispetto a quanto avvenga in corridoi marittimi più ampi.
‘Israele’ teme inoltre il collasso di quella che definisce la propria capacità di deterrenza sul fronte yemenita. Questa preoccupazione ha spinto le forze di sicurezza ‘israeliane’ a innalzare il livello di prontezza operativa navale. Il comandante della Marina ‘israeliana’, Eyal Harel, ha annunciato un rafforzamento dei preparativi in tutto il sistema navale e nei relativi centri di comando e controllo, oltre a un potenziamento delle forze in mare in previsione di sviluppi improvvisi.
L’apparato di sicurezza ‘israeliano’ ritiene che gli sviluppi nel Mar Rosso possano rappresentare un cambiamento strategico con ripercussioni che vanno oltre la regione, soprattutto alla luce della crisi statunitense nello Stretto di Hormuz e della guerra contro l’Iran. ‘Israele’ dipende dal trasporto marittimo per circa il 98% delle proprie importazioni; di conseguenza, qualsiasi minaccia a queste rotte marittime costituisce una sfida strategica. Allo stesso tempo, l’amministrazione statunitense si è mostrata riluttante a partecipare direttamente a uno scontro con lo Yemen e Ansarallah. Secondo diverse fonti mediatiche, ciò ha spinto la dirigenza saudita a richiedere sostegno a livello regionale, incluso quello di ‘Israele’.
È naturale e logico che il popolo palestinese valuti ciò che vede con i propri occhi. I palestinesi sono noti per la loro elevata consapevolezza politica, maturata attraverso le lotte politiche e militari condotte contro l’occupazione ‘israeliana’, i suoi sostenitori, i suoi collaboratori e coloro che normalizzano i rapporti con essa. Di conseguenza, i palestinesi concepiscono la propria posizione sugli sviluppi in Yemen come frutto, da un lato, della lealtà verso chi li ha sostenuti e, dall’altro, di una comprensione consapevole del conflitto, delle parti in causa e di chi ne trarrà vantaggio o ne subirà le conseguenze.
* di Wissam Abu Shamala, portavoce del Dipartimento per gli Affari dei Rifugiati di Hamas. Originale: Wissam Abu Shamala, “The Palestinian Position on Developments in Yemen”, Yemeni Press, 17 settembre 2026