Siamo addolorati, siamo orgogliosi

Siamo addolorati, siamo orgogliosi*

L’aria all’inizio di giugno del 1989 era calda, ma non quanto i cuori di una nazione che aveva perso il proprio padre, rimasta orfana e in lutto. 

L’Imam Ruhollah ci ha lasciati con un animo sereno e un cuore tranquillo, eppure abbiamo pianto la sua scomparsa come se piangessimo un corpo senza vita per la perdita del nostro spirito. Eravamo profondamente terrorizzati da un mondo senza Khomeini, perché egli non era solo lo ‘Spirito di Dio’ (Ruhollah), ma anche la nostra stessa anima. 

Per grazia di Dio, ciò che ci ha aiutato a sopportare questa grande perdita è stato un uomo che, pur essendo il più affranto della nazione, possedeva una tale profonda devozione per l’Imam e una tale determinazione a mantenerne viva l’eredità, che la sua stessa leadership è diventata non solo un balsamo lenitivo, ma un rimedio vivificante per la moltitudine di persone in lutto. Fu lui che, nei primissimi giorni successivi alla scomparsa dello ‘Spirito di Dio’, promise: “Il nostro sentiero è il sentiero dell’Imam Khomeini“. 

Sono trascorsi 37 anni da quei giorni torridi e da quelle notti buie e febbrili, e ancora una volta siamo giunti all’inizio di giugno. Ogni anno venivi al santuario dell’Imam, ci radunavi attorno alla sua nobile tomba e ci parlavi di lui, affinché non dimenticassimo mai che il nostro cammino è il suo cammino. L’Imam era un oceano le cui profondità sembravano insondabili, e ogni anno, in questo giorno, ci portavi nuove perle dalle profondità di quell’oceano. Il 4 giugno non era per te una semplice tradizione annuale, né un giorno per commemorare un leader scomparso. Era il giorno in cui presentavamo le gemme raccolte dal mare sconfinato dell’Imam. E ogni anno aspettavamo sulla riva per vedere cosa ci avesse portato il capitano. Questo giorno era il giorno in cui rinnovavamo il nostro patto con l’Imam e la Rivoluzione, proprio come avevi dichiarato: “Chiunque oggi giuri fedeltà all’Imam Khomeini, ha giurato fedeltà al Profeta“.

Siamo orgogliosi che, dopo l’Imam, il timone di questa nave sia stato preso da un uomo come te. Sebbene abbiamo affrontato molte tempeste, non abbiamo mai avuto paura, perché tu eri il nostro capitano, e la tua bussola, allineata con la tabella di marcia di Khomeini, non ha mai deviato di un solo grado a destra o a sinistra.

Siamo orgogliosi che, dopo Jamaran, i nostri occhi si siano aperti a Keshavardoust (1), con la stessa semplicità e fermezza. Eravamo devoti della tua casa e di quella Husseiniyya che portava il nome del vecchio di Jamaran, e non ha mai dimenticato il suo ricordo.

Siamo orgogliosi di essere stati la nazione di una Guida per la quale l’Imam non era né un semplice nome da pronunciare né un’immagine da appendere al muro. Quando dicevi: “L’Imam ci ha mostrato la via, ci ha indicato i criteri e i valori, ha definito i nostri obiettivi“, dimostravi il tuo impegno verso quei criteri e valori in ogni ambito, e non dimenticavi mai quegli obiettivi.

Siamo orgogliosi di aver avuto in prima linea nella resistenza un comandante come te, che in ogni campo ci diceva “Venite”, non “Andate!”. Eri in prima linea in ogni battaglia e la tua presenza ci ha dato forza d’animo e il coraggio di affrontare la tempesta.

Siamo orgogliosi di aver dimostrato di meritare la tua fiducia e che ci hai considerati l’elemento chiave in ogni momento critico. L’Imam ci aveva conferito questa medaglia d’onore e, durante la tua guida, questo grande onore è continuato.

Siamo orgogliosi di testimoniare che hai pienamente adempiuto alla severa volontà dell’Imam Ruhollah riguardo alla Guida, poiché egli affermò che il futuro leader avrebbe dovuto “dedicarsi interamente al servizio dell’Islam, della Repubblica Islamica, dei bisognosi e degli oppressi“.

Siamo orgogliosi che, sotto la tua guida, siamo riusciti a realizzare molti dei sogni dell’Imam, e giuriamo che realizzeremo anche i tuoi nobili sogni.

Siamo orgogliosi di aver avuto un Imam che non temeva la morte sulla via di Dio e diceva: “Uccideteci, perché diventeremo solo più consapevoli“. E dopo di lui, lo stendardo passò a colui che si considerava “la polvere sotto i piedi dei martiri e che anelava alla loro posizione“. Condivideva tali segreti del cuore con le famiglie dei martiri: “Vi dico, e lo dico ad alta voce: ogni volta che penso che questa guerra, questo martirio, questi campi d’onore e di sangue possano finire, e noi restiamo e poi moriamo per caso, come accade a tanti, per febbre, Dio mi è testimone, una tale pressione scende sul mio cuore al solo pensiero… Vorrei, e questa è una preghiera che si eleva dai nostri cuori, vorrei che la nostra morte fosse come la morte dei vostri figli“.

Siamo orgogliosi che, dopo quel sole che non tramonta mai, abbiamo avuto una Guida che ha continuato la via dell’Imam, ovvero la via dell’Imam Husayn (as), a tal punto da non risparmiare nemmeno la propria vita o quella della sua famiglia, e da adempiere al suo patto con lo ‘Spirito di Dio’ non inchinandosi mai agli Yazid di quell’epoca e offrendo il suo sangue per raggiungere la meta finale.

Siamo addolorati, e questo dolore non potrà essere lenito se non vendicando gli assassini dell’Imam. Ma siamo orgogliosi che ora il timone di questa nave divina sia nelle mani di colui la cui bussola è il pugno chiuso della grande Guida iraniana, che si è sacrificata per lui. Noi, figli del grande Khomeini e discepoli della scuola della Guida martire, stando al fianco e parlando con una sola voce alla giovane Guida della Rivoluzione, ti facciamo questa promessa: “Ci impegniamo a lottare con tutto il nostro essere per innalzare questa bandiera – la bandiera del Fronte della Verità – e per raggiungere i tuoi sacri obiettivi“.

 

*A cura di Mohammad Sarfi, caporedattore del Tehran Times

 

1) Jamaran era il nome della zona dove viveva l’Imam Khomeini a Teheran e teneva discorsi, mentre Keshavardoust è il nome della via, sempre nella capitale iraniana, dove si trovava l’abitazione e l’ufficio del martire Seyyed Khamenei.

Writer : shervin | 0 Comments | Category : Ayatullah Khamenei , Imam Khomeyni (ra) , Novità

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