Un mathnawi di ‘Allamah Tabataba’i

Un mathnawi di ‘Allamah Tabataba’i

Nel caso di questo componimento, un mathnavi, l’autore stesso ricorda l’occasione in cui nacque, in seguito ad un momento estremamente difficile della sua permanenza a Najaf, che i consigli del suo maestro seppero dissipare quasi magicamente:

Quando studiavo a Najaf, si è verificata un’interruzione nei miei rapporti con l’Iran, ho perso i miei mezzi di reddito e abbiamo avuto difficoltà a soddisfare le necessità della vita. I nostri problemi sono stati ulteriormente complicati dalla temperatura estremamente calda durante la metà dell’anno. Un giorno andai a trovare il mio maestro, l’Ayatollah Qadi, e gli aprii il mio cuore. Quando tornai dalla sua presenza, mi sentivo così leggero e libero, come se non avessi assolutamente alcun dolore. Lì ho composto il suo consiglio come segue’.

Ammonimenti il cui cuore risiede nella rinuncia al mondo (zuhd fī al-dunya) e nel totale affidamento a Dio (tawakkul) in ogni momento in cui ci si trovi. Secondo quella concezione gnostica dell’esistenza che proprio attraverso il distacco dalle cose del mondo e la costante lotta per la purificazione del cuore mira ad acquisire la conoscenza.

موعظه ی مرعشی

دوش که غم پرده ما می‌درید خار غم اندر دل ما می‌خلید

در بر استاد خرد پیشه‌ام طرح نمودم غم و اندیشه‌ام

کاو به کف آیینه تدبیر داشت بخت جوان و خرد پیر داشت

پیر خرد پیشه و نورانی‌ام برد ز دل زنگ پریشانی‌ام

گفت که در زندگی ‌آزاد باش هان، گذران است جهان شاد باش

رو به خودت نسبت هستی مده دل به چنین مستی و پستی مده

زآنچه نداری ز چه افسرده‌ای و زغم و اندوه دل آزرده‌ای

گر ببرد ور بدهد دست دوست ور بِبُرد ور بنهد مُلک اوست

ور بِکِشی یا بکُشی دیو غم کج نشود دست قضا را قلم

آنچه خدا خواست همان می‌شود وانچه دلت خواست، نه آن می‌شود


Ammonizioni celesti

Iersera, allorché la pena svelava i miei segreti

trafiggeva il mio cuore la spina del dolore

Di fronte al mio saggio maestro ho confidato

la mia inquietudine e il mio dolore afflitto

Lui che aveva in mano lo specchio del discernimento

del vecchio aveva la saggezza e una fausta giovinezza

Il mio sapiente vegliardo dal volto lucente

dal cuore mio ha rimosso la ruggine del turbamento

Dicendo: Libero sii, nella vita sii libero,

orsù, fugace è il mondo, lieto sii

Va’! Non attribuire a te stesso l’esistenza

a tale viltà ed ebrietà il cuore non offrire

Perché essere afflitto per ciò che non possiedi?

Perché il cuore da pena e da tristezza è afflitto?

Se la mano dell’Amico largisce o taglia

se il possesso dona o prende è a Lui che appartiene

e se attrai il demone della tristezza, o se l’uccidi

il Calamo nella mano del destino non erra

ciò che Dio vorrà proprio quello avverrà

e ciò che vorrà l’ego quello non accadrà.

Writer : shervin | 0 Comments | Category : Via Spirituale

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