Ibn Abi al-Hadid e la morte del Profeta

Ibn Abi al-Hadid e la morte del Profeta

In generale, la maggior parte dei musulmani sembrava concordare sul fatto che il Profeta (S) fosse morto a causa di una qualche malattia. Molti di loro sembravano riconoscere che ciò fosse dovuto a un veleno che aveva ingerito dopo la battaglia di Khaybar. Una delle prime dichiarazioni di un sapiente sciita su questo argomento è quella dello Shaykh Saduq, il quale scrive:

La nostra credenza riguardo al Profeta, è che sia stato avvelenato durante la spedizione di Khaybar. Il veleno continuò ad essere nocivo per lui fino a recidergli l’aorta, causandone la morte”.[1]

Questo episodio non è riportato solo in opere sunnite, ma è documentato anche in opere sciite. Ad esempio:

حَدَّثَنَا أَحْمَدُ بْنُ مُحَمَّدٍ عَنِ الْحُسَيْنِ بْنِ سَعِيدٍ عَنِ الْقَاسِمِ بْنِ مُحَمَّدٍ عَنْ عَلِيٍّ عَنْ أَبِي بَصِيرٍ عَنْ أَبِي عَبْدِ اللَّهِ ع قَالَ: سُمَّ رَسُولُ اللَّهِ ص يَوْمَ خَيْبَرَ فَتَكَلَّمَ اللَّحْمُ فَقَالَ يَا رَسُولَ اللَّهِ ص إِنِّي مَسْمُومٌ قَالَ فَقَالَ النَّبِيُّ ص عِنْدَ مَوْتِهِ الْيَوْمَ قَطَّعَتْ مَطَايَايَ الْأُكْلَةُ الَّتِي أَكَلْتُ بِخَيْبَرَ وَ مَا مِنْ نَبِيٍّ وَ لَا وَصِيٍّ إِلَّا شَهِيدٌ.

L’Imam Sadiq (as) disse: “Il Messaggero di Allah fu avvelenato il giorno di Khaybar, e la carne gli parlò e disse: ‘O Messaggero di Allah, sono avvelenata’. Allora il Profeta (S), al momento della sua morte, affermò: ‘Oggi il cibo che ho mangiato a Khaybar ha lacerato il mio corpo. Non c’è Profeta né (suo) successore (wasy) che non sia martire’”.[2]

C’è anche una narrazione in Usul al-Kafi[3] come segue:

عِدَّةٌ مِنْ أَصْحَابِنَا عَنْ سَهْلِ بْنِ زِيَادٍ عَنْ جَعْفَرِ بْنِ مُحَمَّدٍ الْأَشْعَرِيِّ عَنِ ابْنِ الْقَدَّاحِ عَنْ أَبِي عَبْدِ اللَّهِ ع قَالَ: سَمَّتِ‏ الْيَهُودِيَّةُ النَّبِيَ‏ ص فِي ذِرَاعٍ وَ كَانَ النَّبِيُّ ص يُحِبُّ الذِّرَاعَ وَ الْكَتِفَ وَ يَكْرَهُ الْوَرِكَ لِقُرْبِهَا مِنَ الْمَبَالِ

Ibn al-Qaddah disse: “Una volta ho sentito l’Imam Sadiq (as) dire: ‘Una donna ebrea avvelenò il Santo Profeta con carne della spalla (di un animale) che il Santo Profeta apprezzava molto, mentre non gradiva la carne proveniente dalla zona dell’anca perché è vicina all’organo genitale maschile’“.

Questa è una narrazione comune accettata da tanti musulmani, ma in tempi recenti è stata messa in discussione da molti. Come ha fatto il Profeta (S) a consumare la carne che gli era stata offerta da una donna ebrea a Khaybar, o come può un veleno impiegare così tanti anni per fare effetto? Alcuni studiosi sciiti contemporanei hanno persino preso in considerazione l’idea che forse il Profeta (S) sia stato avvelenato due volte: una volta a Khaybar, senza alcun effetto su di lui, e una seconda volta da Aisha e Hafsa, che avrebbe portato alla sua morte. Questa teoria completamente alternativa suggerisce che sia stata Aisha, la moglie del Profeta, la principale responsabile del suo avvelenamento. Sembrano esserci due narrazioni principali che vengono spesso evidenziate dai sostenitori di questa teoria. Una delle più chiare proviene dal Tafsir al-‘Ayyashi[4] come segue:

عن عبد الصمد بن بشير عن أبي عبد الله ع قال تدرون مات النبي ص أو قتل- إن الله يقول: «أَ فَإِنْ ماتَ أَوْ قُتِلَ انْقَلَبْتُمْ عَلى‏ أَعْقابِكُمْ» فسم قبل الموت إنهما سقتاه [قبل الموت‏] فقلنا إنهما و أبوهما شر من خلق الله‏

Da ‘Abd al-Samad b. Bashir dall’Imam Sadiq (as), che disse: “Sapete se il Profeta morì (di morte naturale) o fu assassinato? In verità Allah dice “Se morisse o se fosse ucciso, ritornereste sui vostri passi?” [Corano, 3:144], fu avvelenato prima della morte, e le due (donne) gli diedero entrambe (il veleno) prima della morte“. Noi (il narratore e i suoi compagni) dicemmo: “Quelle due donne e i loro padri furono la peggiore tra le creazioni di Allah”.

Questa narrazione del Tafsir al-‘Ayyashi ha conservato la sua catena di trasmissione all’interno di un’opera precedente scritta dall’estremista (ghali) al-Sayyari. Egli, nel Kitab al-Qira’at, riporta la catena completa della narrazione:

البرقي عن غير واحد عن ن عبد الصمد بن بشير عن أبي عبد الله ع قال تدرون مات النبي ص أو قتل- إن الله يقول: «أَ فَإِنْ ماتَ أَوْ قُتِلَ انْقَلَبْتُمْ عَلى‏ أَعْقابِكُمْ» فسم قبل الموت إنهما سقتاه [قبل الموت‏] فقلنا إنهما و أبوهما شر من خلق الله‏

Al-Barqi, da più di una persona, da Abdul Samad bin Bashir, da Abu Abdallah (as), che disse: “Avete considerato che il Profeta (S) avrebbe potuto essere ucciso, poiché Dio dice “Se morisse o se fosse ucciso, ritornereste sui vostri passi?”‘ Quindi fu avvelenato prima della morte: le due (donne) glielo fecero ingerire (il veleno). Noi diciamo che i loro padri sono i peggiori della creazione di Dio“.

Ignorando la posizione di al-Sayyari come narratore, si può constatare come la catena di trasmissione presenti diversi difetti. Anche al-Barqi (Muhammad), in quanto narratore, ha i suoi problemi, essendo noto per narrare frequentemente da fonti dubbie, come evidenziato da Ibn al-Ghada’iri e al-Najashi. Pertanto, non ci si può fidare di questa narrazione.

Oltre a questa narrazione, al-Sayyari ne menziona un’altra, tramite al-Barqi, che indica la cerchia di narratori da cui proviene questa narrazione. Leggiamo quanto segue:

البرقي، عن محمد بن سليمان، عن أبيه، عن أبي عبد الله عليه السلام: إِنْ تَتُوبَا إِلَى اللهِ [مما] هممتا من «السم» فَقَدْ زَاغَتْ قُلُوبُكُما.

Al-Barqi, da Muhammad ibn Sulayman, da suo padre, da Abu Abdallah (as) che disse: “Se entrambe vi pentite davanti ad Allah per ciò che avete compiuto con ‘As-Sam’ (il veleno), allora in verità i vostri cuori si sono deviati“.

Questa narrazione presenta una catena di narratori, Muhammad ibn Sulayman e suo padre al-Daylami, che sono due estremisti (ghulat) tristemente noti per la loro capacità di diffondere narrazioni polemiche. È evidente che questa narrazione si configura come una falsificazione a scopo polemico, poiché le narrazioni precedenti, all’interno dello stesso capitolo, presentano la variante della deviazione del cuore (zaghat) ma non includono l’avvelenamento.

Questa narrazione si collega anche alla presunta affermazione contenuta nel Tafsir Qumi, secondo la quale ‘Ali ibn Ibrahim avrebbe affermato che quei versetti della Sura Tahrim (66: 3-4) furono rivelati a causa del complotto ordito da Aisha e i suoi seguaci per assassinare il Profeta (S).

Nella migliore delle ipotesi, basandosi sull’origine di queste notizie, si può ipotizzare che si tratti di falsificazioni provenienti da un ambiente settario estremista (ghulat). E Allah ne sa di più.

Questa singola e debole narrazione non è sufficiente a dimostrare nulla, soprattutto qualcosa di così significativo come accusare la moglie del Profeta (S) di omicidio. Pertanto, di solito si raccolgono diverse altre prove per dimostrare questa teoria. Ed è qui che entra in gioco la seconda narrazione. Uno degli episodi più importanti è la storia del ladud, nella quale il Profeta (S) era gravemente malato, ma chiese ai suoi Compagni di non somministrargli alcuna medicina. Nonostante questo ordine, Aisha avrebbe costretto il Profeta (S) a ingerire il farmaco, un processo chiamato ladud. Prima di proseguire con questa storia, esaminiamo ciò che lo studioso Mu’tazali Ibn Abi al-Hadid (m. 656/1258) scrive nel commento al sermone 202 del Nahj al-Balagha, pronunciato dall’Imam ‘Ali (as) dopo la sepoltura di Fatima (as). Ibn Abi al-Hadid approfondisce le diverse opinioni degli studiosi sulle cause della morte del Profeta (S) come segue:

1) Alcuni credevano che fosse morto a causa di dhat al-janb, ovvero un dolore alle costole o pleurite. Questo gruppo di studiosi riteneva che fosse questo il motivo per cui il Profeta (S) non riuscisse ad alzarsi ed era costretto a letto.

2) Altri credevano che fosse morto a causa di febbre alta e frenite – un’infiammazione del cervello – ma la sua famiglia pensava che avesse dolore alle costole. Mentre perdeva conoscenza, gli hanno fatto ingerire a forza una medicina che doveva lenire il dolore alle costole.

3) Altri credevano che fosse morto a causa del veleno che aveva ingerito il giorno di Khaybar.[5]

Non a caso, Ibn Abi al-Hadid non menziona alcun gruppo di persone, nemmeno tra gli sciiti duodecimani, che credeva fosse stata Aisha ad avvelenare il Profeta (S). Quindi, quali sono esattamente le narrazioni sull’incidente di ladud, che nel caso della morte del Profeta (S) costituirebbe una chiara prova di un omicidio per mano di sua moglie? Esaminiamo questa narrazione come riportata da al-Bukhari:

“Abu Bakr baciò la fronte del Profeta (S) quando questi era morto. Aisha aggiunse: Gli somministrammo una medicina in un lato della bocca, ma egli cominciò a farci segno di non dargliela. Dicemmo: “Non gli piace la medicina, come di solito accade ai malati”. Ma quando riprese i sensi, disse: “Non vi avevo forse proibito di mettermi la medicina (con la forza) in un lato della bocca?”. Dicemmo: “Pensavamo fosse solo perché di solito i malati non gradiscono la medicina”. Egli disse: “Tutti coloro che sono in casa saranno costretti ad ingerire la medicina in un lato della bocca mentre io guardo, ad eccezione di al-Abbas, perché non ha assistito alla vostra azione“.[6]

Questa narrazione sarebbe la prova che Aisha avrebbe avvelenato il Profeta (S). Si possono fare alcune rapide osservazioni: in primo luogo, non c’è motivo per cui gli sciiti debbano accettare questa narrazione, poiché non è autentica secondo i criteri sciiti, anche se mostra le carenze di alcuni dei Compagni attraverso le loro confessioni. Queste confessioni non provano automaticamente che l’incidente sia realmente accaduto, perché la confessione stessa – che dipende dal verificarsi dell’evento – deve essere prima provata. In secondo luogo, anche se ammettessimo che questo incidente sia realmente accaduto, la confessione di Aisha riguardo all’errore delle mogli dimostra solo che queste somministrarono al Profeta (S) un farmaco che egli non voleva. Questo è ciò di cui parla la confessione e non prova che Aisha abbia avvelenato il Profeta (S). In terzo luogo, sembra molto strano che qualcuno abbia avvelenato il Profeta (S) quando era già gravemente malato, costretto a letto e comunque prossimo alla morte. In quarto luogo, se questo evento fosse realmente accaduto, allora dovrebbe essere spiegato lo strano comportamento attribuito al Profeta (S). Perché egli avrebbe dovuto punire tutte le mogli – o altre persone eventualmente presenti – se solo pochi specifici individui lo avevano costretto a mangiare?

Un’altra narrazione, riportata anch’essa da Aisha, sembra descrivere gli eventi in questo modo:

Aisha narra: Il Profeta (S) perse i sensi e la casa era piena delle sue mogli, come Umm Salamah, Maymuna e Asma bt. ‘Umays, e con noi c’era suo zio al-‘Abbas b. ‘Abd al-Muttalib. Decidemmo collettivamente di dargli una medicina, così al-‘Abbas disse: ‘Non gliela darò io’, ma loro gliela somministrarono. Quando il Profeta riprese conoscenza, disse: ‘Chi mi ha fatto questo?’ Risposero: ‘Tuo zio. Ci ha detto che si tratta di una medicina che ci è giunta da quelle terre, e indicò l’Abissinia’. Il Profeta disse: ‘Allora perché l’avete fatto (cioè me l’avete data?)’. Al-‘Abbas disse: ‘Temevamo, o Messaggero di Allah, che tu potessi avere dolore alle costole’. Egli (S) rispose: ‘Questa non è una malattia con cui Allah mi affliggerà. Non deve rimanere nessuno in questa stanza, a meno che non gli venga somministrato questo farmaco, fatta eccezione di mio zio (Abbas)’. Maymuna stava digiunando, eppure fu costretta a prendere la medicina, a causa della promessa del Profeta (S) di punirli per ciò che avevano fatto”.

Altre varianti di queste due narrazioni esistono anche nelle antiche opere sunnite. Qui vorrei riassumere i commenti di Ibn Abi al-Hadid, dopo che egli cita entrambi questi resoconti. Egli afferma di essere stupito dalle contraddizioni presenti in essi: in uno si afferma che ‘Abbas non vide nessuno somministrare medicine al Profeta (S), e quindi il Profeta (S) lo perdonò e costrinse invece tutti gli altri a prendere il farmaco, mentre nell’altro non solo ‘Abbas vide il Profeta (S) ricevere la medicina, ma prima disse che non gliel’avrebbe somministrata e poi, quando il Profeta (S) riprese conoscenza, le mogli dissero che era stato proprio ‘Abbas a somministrargli il farmaco, che era per la pleurite. Ibn Abi al-Hadid chiese a un eminente studioso del suo tempo, Abu Ja’far Yahya b. Abi Zayd al-Basri (m. 613 AH) riguardo alla narrazione del ladud, e se anche l’Imam ‘Ali (as) avesse partecipato alla somministrazione del farmaco al Profeta (S), poiché l’Imam (as) era presente accanto al Profeta (S) durante i suoi ultimi momenti. Abu Ja’far disse che se così fosse stato, Aisha lo avrebbe sicuramente menzionato, per via dei suoi problemi con l’Imam ‘Ali (as). Oltre all’Imam ‘Ali (as), anche Fatima (as) e i loro figli Hasan e Husayn erano presenti in casa: è forse possibile che il Profeta (S) abbia costretto anche loro ad ingerire il medicinale? Questo non è possibile, dice Abu Ja’far, dichiarando che l’hadith del ladud è stato inventato da qualcuno per potersi avvicinare ad alcune persone.

Ibn Abi al-Hadid non chiarisce a quali motivazioni si riferisse Abu Ja’far quando affermava che qualcuno poteva aver inventato questa storia per avvicinarsi a certe persone. Forse l’intento era quello di presentare ‘Abbas sotto una luce positiva ed elevata per legittimare il governo abbaside, oppure di legittimare l’altro episodio in cui il Profeta (S) chiese carta e calamo, ma ‘Umar rispose che il Profeta delirava e che il Libro di Allah fosse sufficiente. Altrimenti, è strano pensare che alcuni individui abbiano somministrato una medicina al Profeta (S) contro la sua volontà, eppure egli abbia rimproverato quasi tutti i presenti nella stanza e, per di più, deciso per una qualche ragione di fare un’eccezione per ‘Abbas. Gli Ahl al-Sunnah hanno generalmente accettato l’evento e giustificato la reazione del Profeta (S) sostenendo che si trattava di un rimprovero per il loro comportamento. Tuttavia, tale giustificazione appare molto problematica alla luce della visione di infallibilità propria degli sciiti duodecimani tradizionali. Di fatto, tali descrizioni del Profeta (S) sono spesso sufficienti a screditare la validità di queste narrazioni, e forse è questo il motivo per cui non troviamo tale racconto menzionato in alcuna opera sciita di rilievo. Sarebbe interessante capire quando le opere polemiche abbiano iniziato a citare questo racconto come prova contro gli Ahl al-Sunnah, elencando i difetti dei Compagni o delle mogli del Profeta (S), poiché non sembra aver avuto la stessa rilevanza dell’hadith che riguarda la richiesta di carta e di calamo.

Ci sono anche altri aspetti di questa discussione che non ho affrontato:

1) Il versetto 3:144 del Corano e l’uso di “aw” (o) per significare “bal” (piuttosto);

2) Le narrazioni generiche sul Profeta (S) e sugli Imam (as) che non moriranno di morte naturale, ma saranno uccisi dalla spada o dal veleno.

Forse condividerò alcune riflessioni su questi due argomenti in un’altra occasione, a Dio piacendo.

 

Note

[1] Shaykh Saduq, A Shiite Creed, tr. Asaf A. A. Fyzee Published, 1982, World Organization for Islamic Services (WOFIS).

[2] Basa’ir al-Darajat, pag. 503.

[3] Vol. 6, pag. 315.

[4] Pag. 200.

[5] L’intera discussione può essere letta nel volume 10, da pagina 265 in poi (nell’edizione disponibile sul CD di Jami’ al-Ahadith).

[6] https://sunnah.com/bukhari/76/29

 

[A cura di Sayyid Ali – Iqraonline]

 

Traduzione a cura di Islamshia.org © È autorizzata la riproduzione citando la fonte

Writer : shervin | 0 Comments | Category : Storia Islamica , Tradizioni

Comments are closed.