Chiarimenti sull’Unità Islamica (Ayatullah Motahhari)

Chiarimenti sull’Unità Islamica

Ayatullah Shahid Motahhari

Il dibattito sul tema dell’Imamato può generare alcune critiche nella mente dei  lettori. Spieghiamo perciò le nostre posizioni riguardo queste obiezioni. Le principali questioni al riguardo sono due.

“Ogni nazione cerca di presentare le bellezze della sua storia, e per quanto possibile vuole coprire le sue bruttezze. Gli eventi dai quali un’istituzione o una dottrina può trarre motivo di orgoglio sono considerati segni di autenticità e veridicità e ne aumentano l’attrazione, mentre gli eventi spiacevoli della sua storia creano dubbi riguardo la sua genuinità e sono visti come segni di debolezza del proprio potere creativo. Di conseguenza, la discussione sulla questione del Califfato e dell’Imamato, gli eventi negativi del primo periodo islamico e il fatto di menzionarli spesso, – soprattutto nel momento attuale, in cui la nuova generazione attraversa una crisi spirituale – diminuiscono la fede, il fervore e l’amore verso l’Islam. Nel passato tale dibattito poteva produrre risultati positivi e spostare l’attenzione da un ramo islamico ad un altro. Ma nei tempi moderni esso indebolisce le fondamenta della fede. Quando gli altri nascondono gli aspetti spiacevoli della loro storia, perché noi musulmani tendiamo a far emergere gli aspetti negativi della nostra e perfino ad ingrandirli?”

Non condividiamo il punto di vista precedente. Noi sosteniamo che se la revisione della storia significasse esporre solo gli eventi indesiderabili, l’effetto sarebbe disastroso. E’ un dato di fatto, che se ci accontentassimo solo di descrivere gli aspetti luminosi della nostra storia e sopprimessimo quelli spiacevoli, ciò equivarrebbe a distorcere la storia, non a criticarla.

Fondamentalmente, nessuna storia è priva di eventi indesiderabili e negativi. La storia di ogni nazione, e fondamentalmente la storia dell’umanità, è un insieme di eventi piacevoli e spiacevoli. Non può essere altrimenti. Iddio non ha creato alcun popolo di natura angelica e immune dal peccato. La differenza tra la storia delle varie nazioni, comunità e credenze è insita nella proporzione di eventi felici e infelici e non nel fatto che ognuna di esse è costituita solo da eventi felici o negativi.

Il Sacro Corano ha espresso molto bene il fatto che l’essere umano possiede sia aspetti positivi che negativi. La sintesi di tale concetto è che Iddio informò gli angeli della Sua intenzione di creare un vicario (Adamo). Gli angeli, che conoscevano solo gli aspetti tenebrosi di questo essere, rimasero stupefatti e volevano conoscere il motivo di tale azione. Dio disse loro che vedeva in questo essere della bellezza e luce che essi non conoscevano.

Se guardiamo la storia dell’Islam attraverso gli eventi che manifestano fede e valori umani, scopriremo che non ha paragoni. Questa storia è piena di azioni eroiche, colma di lucentezza e fulgore ed è una manifestazione delle nobili qualità umane. L’esistenza di alcune macchie non offusca la sua bellezza e maestà.

Nessuna nazione può affermare che il suo passato emana maggiore luce della storia dell’Islam, o che gli eventi negativi della storia islamica siano più numerosi degli eventi spiacevoli della propria  storia.

Un ebreo, per schernire il Comandante dei Credenti ‘Ali (as) riguardo gli eventi accaduti nel periodo iniziale dell’Islam per la questione del califfato, disse: “Avevate appena seppellito il Profeta, che avete iniziato a litigare su di lui”.

Magnifica fu la risposta che diede ‘Ali! Egli disse: “Ti sbagli. Noi non divergiamo rispetto al Profeta stesso. Noi divergiamo solo riguardo le istruzioni ricevute da lui. Ma i vostri piedi non si erano ancora asciugati dell’acqua quando avete detto al vostro Profeta: “Fabbrica per noi un idolo come le divinità che essi possiedono.” Egli disse: “In verità voi siete un popolo ignorante.” (Nahjul Balaghahhikmat 317).

Egli voleva dire: “Le nostre differenze non riguardano i principi del Tawhid (Unità e Unicità divina) e della Profezia. Ciò su cui differiamo è se il Corano e l’Islam abbiano designato una particolare persona come successore del Santo Profeta o se il suo successore debba essere eletto dalla gente. Invece voi ebrei, durante la vita stessa del vostro Profeta, presentaste una richiesta che era radicalmente contraria alla vostra religione ed agli insegnamenti del vostro Profeta.”

Inoltre, anche ipotizzando che in casi ordinari sia possibile trascurare gli eventi spiacevoli della storia, come potrebbe essere ammissibile ignorare la questione più essenziale, che è quella della Guida, dalla quale dipende il destino della società islamica? Ignorare simile questione significa ignorare la felicità e prosperità dei musulmani.

Inoltre, se è appurato che alcuni diritti storici sono stati violati e coloro a cui spettavano questi diritti erano le più virtuose personalità della Ummah, trascurare questi fatti storici non equivarrebbe quindi a favorire la connivenza della lingua e della penna con la spada dell’ingiustizia?

La seconda critica alla trattazione di tali questioni è: “che ne sarebbe dell’Unità Islamica? Tutte le calamità dei musulmani sono dovute alle differenze settarie. Sono la discordia ed i tumulti interni che hanno spazzato via il potere islamico, danneggiato la dignità islamica e reso i musulmani sottomessi alle nazioni straniere. L’arma più efficace nelle mani del colonialismo, tanto nella vecchia che nuova versione, è quella di infiammare questi antichi rancori. In tutti i paesi musulmani, senza eccezione, i lacchè del colonialismo sono impegnati nel creare dissenso tra i musulmani in nome della religione e del bene dell’Islam. Non abbiamo già sofferto sufficientemente a causa di queste vecchie dispute, da dover continuare ancora con esse? Simili discussioni non favoriscono forse gli intenti del colonialismo?”

Nel rispondere a questa critica, diciamo che non vi è dubbio che l’unità è quanto di più importante sia richiesto ai musulmani, e che questi vecchi rancori sono la causa prima di tutti i problemi nel mondo islamico. E’ anche vero che il nemico è sempre pronto a sfruttare queste dispute, ma sembra che chi protesta non abbia compreso il concetto di Unità Islamica.

L’Unità Islamica è stata un argomento di discussione tra sapienti ed intellettuali musulmani; questo però non significa che le scuole islamiche debbano ignorare i loro principi di fede e di azione per amore dell’Unità, adottare le caratteristiche comuni a tutte le scuole e mettere da parte le peculiarità di ognuna. Come può esser fatto ciò, quando non è né logico né pratico. Come si può chiedere ai seguaci delle varie scuole di ignorare – per preservare l’Unità dell’Islam e dei musulmani – uno dei loro principi dottrinali o di prassi, da essi ritenuto parte della struttura fondamentale dell’Islam? E’ come se chiedessimo di trascurare una parte dell’Islam in nome dell’Islam.

Ci sono altri modi per persuadere la gente ad attenersi ad un principio religioso o a rinunciarvi. Il più naturale è convincere gli altri attraverso argomentazioni logiche. Implorando e pregando una persona in nome del bene comune non si può convincere un popolo ad accettare un principio, né a rimuovere la fede in esso.

Noi stessi siamo Sciiti e siamo orgogliosi di seguire la Famiglia del Santo Profeta. Non accettiamo alcun compromesso neanche su un piccolo atto meritorio (mustahab) o leggermente sconsigliato (makruh), e a questo proposito non siamo disposti a soddisfare le aspettative di nessuno, né ci aspettiamo che gli altri rinuncino ai loro principi in nome dell’interesse o per amore dell’Unità Islamica. Tutto ciò che ci aspettiamo e vogliamo è la creazione di un’atmosfera di comprensione, in modo che noi che abbiamo i nostri principi e rami, la nostra giurisprudenza, tradizioni, teologia, filosofia, esegesi e letteratura, possiamo offrire i nostri beni nel modo migliore, così che gli Sciiti non siano più isolati e che gli importanti mercati sapienziali del mondo islamico non rimangano chiusi agli eccellenti prodotti della conoscenza sciita.

Tra le personalità più eminenti che, nei nostri tempi*, hanno prospettato la nobile idea dell’Unità Islamica, annoveriamo lo scomparso Ayatullah Burujardi tra gli Sciiti e Allamah Shaykh Abdul Majid Salim e Allamah Shaykh Mahmud Shaltut tra i Sunniti. Ma essi non hanno mai avuto simile punto di vista sull’Unità Islamica nella loro mente (di abbandonare le rispettive peculiarità e caratteristiche, N.d.t.). Tutto ciò che questi sapienti difendevano era che le varie scuole islamiche, nonostante le loro differenze teologiche, giuridiche e di altro tipo, sulla base delle numerose caratteristiche comuni esistenti tra loro, dovrebbero formare un fronte comune contro i pericolosi nemici dell’Islam. Questi sapienti non hanno mai proposto, in nome dell’Unità Islamica, un’unità religiosa che non è fattibile.

Infatti vi è una differenza tecnica tra un partito unito e un fronte unito. Un partito unito richiede che tutti i membri debbano avere una dottrina comune e un comune modo di pensare in tutte le questioni, ad eccezione di quelle personali, mentre un fronte comune significa che vari partiti e gruppi, nonostante le loro differenze dottrinarie, debbano – tramite le comuni caratteristiche esistenti tra loro – formare un fronte comune contro il medesimo nemico.

La formazione di un unico fronte contro il nemico comune non è contraria al fatto di insistere nella difesa della propria dottrina, di criticare le scuole dei nostri fratelli e di invitarli a seguire la nostra dottrina. La principale idea dello scomparso Ayatullah Burujardi era quella di preparare il terreno per la diffusione della conoscenza della Famiglia del Profeta tra i fratelli sunniti.

Egli credeva che questo non fosse possibile senza promuovere una buona comprensione. Il successo che egli ebbe nel pubblicare alcuni testi teologici della Shi’a in Egitto da parte degli stessi egiziani, usufruendo della creazione di questa comprensione, era uno dei più importanti successi dei sapienti sciiti. Possa Iddio ricompensarlo per il servizio che ha reso alla causa dell’Islam e dei musulmani!

Comunque la difesa della tesi dell’Unità Islamica non comporta reticenza riguardo la verità. Ciò che deve essere evitato sono le cose che feriscono i sentimenti e creano rancore nell’altra parte, poiché una discussione scientifica attiene al dominio della logica e della ragione, non a quella dei sentimenti e delle emozioni.

Per fortuna, nel nostro tempo, sono apparsi un buon numero di sapienti sciiti che hanno seguito questa sana politica; tra questi i preminenti sono l’Ayatullah Sayyid Sharafuddin Amili, l’Ayatullah Kashiful Ghita e l’Ayatullah Shaykh Abdul Husayn Amini, l’autore dell’eminente opera “Al-Ghadir”.

La condotta, dimenticata e trascurata, dell’Imam ‘Ali, che emerge dalla sua vita, costituisce il miglior esempio al riguardo.

L’Imam ‘Ali non si astenne dal menzionare i suoi diritti e dal rivendicarli, né esitò a protestare contro coloro che li avevano usurpati. La sua attenzione verso l’Unità Islamica non gli impedì di parlare francamente; i suoi numerosi sermoni nel Nahjul Balaghah sono una testimonianza di questa condotta. Le sue lamentele non gli fecero però abbandonare i ranghi dei musulmani nella lotta contro i nemici esterni. Egli prendeva parte alle Preghiere del Venerdì e alle altre preghiere congregazionali. Accettò di prendere la sua parte dal bottino di guerra. Diede sempre sinceri consigli ai Califfi e venne annoverato come uno dei loro consiglieri.

Durante la guerra dei musulmani contro gli iraniani il Califfo intendeva prendere parte personalmente ai combattimenti. L’Imam ‘Ali gli disse: “Non andare al fronte, perché finché rimarrai a Medina, il nemico penserà che anche se l’intero esercito islamico venisse spazzato via, dalla base arriveranno rinforzi. Ma se ti rechi personalmente sul campo di battaglia, essi diranno: “Adha aslul-arab (Qui vi è il pilastro degli arabi)”. E allora essi concentreranno tutte le loro forze per ucciderti, e se ti uccideranno, essi combatteranno i musulmani con un morale superiore.” (cfr. Nahjul Balaghah, Sermone 146)

‘Ali stesso seguiva questo metodo. Da una parte, personalmente non accettava alcun incarico dai Califfi, né di essere comandante militare, né governatore di una regione, né l’Amir dell’Hajj (Pellegrinaggio); non accettò alcun altra designazione, perché la sua accettazione avrebbe significato la rinuncia al suo diritto assoluto. In altre parole, l’accettazione di un incarico ufficiale sarebbe stata qualcosa di più che una semplice cooperazione e preservazione dell’Unità Islamica. Sebbene egli non accettò alcun incarico, questo non impedì però ai suoi parenti ed amici di ricoprire simili posizioni, perché questo non equivaleva all’approvazione del Califfato, ma era solo una collaborazione.

Il comportamento dell’Imam ‘Ali a questo riguardo è stato molto preciso e fu un segno della sua dedizione agli obiettivi islamici. Mentre gli altri dividevano, egli univa; mentre gli altri ‘strappavano’, egli ricuciva.

Abu Sufyan cercò di approfittare dal malcontento dell’Imam ‘Ali e di vendicarsi contro il Profeta utilizzando il ‘rispetto’ e la ‘benevolenza’ verso l’erede del Profeta (l’Imam ‘Ali, N.d.t.), ma il cuore di ‘Ali era ben accorto degli intrighi delle persone come Abu Sufyan.

Egli rifiutò l’offerta e allontanò Abu Sufyan. (Cfr. Nahjul Balagha, Sermone 5)

Gli Abu Sufyan e Hayy ibn Akhtab sono sempre impegnati nei loro piani diabolici. Le impronte di Hayy ibn Akhtab possono essere rinvenute in molti avvenimenti. E’ dovere dei musulmani, specialmente degli Sciiti, mantenere vivo l’insegnamento dell’Imam ‘Ali, senza lasciarsi ingannare dagli Abu Sufyan e Hayy ibn Akhtab.

Queste erano le obiezioni di coloro che si oppongono alla trattazione di questi argomenti e questa è la nostra replica e opinione.

Quello che è sorprendente è che alcune persone sollevano obiezioni totalmente contrarie; essi vorrebbero trasformare la questione del Califfato e dell’Imamato in un trastullo. Vorrebbero che tale questione venisse sollevata ogni volta ma mai realmente trattata, e ripetuta come uno slogan, così da non esser mai discussa in maniera scientifica e documentata. Vogliono mantenere taglienti i sentimenti ma non vogliono appagare l’intelletto. E questo è quello che vuole il nemico. Altrimenti, se la questione venisse discussa in modo serio, non potrebbe diventare un trastullo continuo.

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* Ricordiamo che il testo è stato scritto nel 1970, diversi anni quindi prima della vittoria della Rivoluzione Islamica. L’idea dell’Unità Islamica, grazie a Dio, è oggi sostenuta da tutti i grandi Marja Taqlid e autorevoli ulamà sciiti.

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Tratto da: “Emamat va rahbari” , M.Motahhari.

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Traduzione di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

 

Writer : shervin | 0 Comments | Category : Il pensiero islamico

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