Prefazione al “Nahj al-Balagha” del compilatore, al-Sharif al-Radi

Prefazione al Nahj al-Balagha del compilatore, al-Sharif al-Radi

Nel nome di Dio Compassionevole e Misericordioso

Sia resa grazia a Dio, Colui a cui spetta ogni lode a cagione dei Suoi infiniti doni, protezione dalla Sua retribuzione, retto cammino verso i paradisi e ineffabile sorgente della Sua benevolenza; sia benedetto il Suo Messaggero, Profeta di Misericordia, fiaccola della Comunità, prescelto sin dalle origini di ogni magnificenza, stirpe di ancestrale eccellenza, scaturigine di ogni gloria, sublime ramo gravido foglie e frutti, e siano benedetti tutti i santi membri della sua Famiglia, luci nelle tenebre, scudo dei popoli, svettanti rifulgenti minareti baluardo di fede ed archetipi di ogni altezza e nobiltà; Dio li santifichi con la feconda rugiada delle Sue benedizioni così come si conviene al rango ed alla purezza della loro stirpe, a ricompensa del loro agire, fin quando l’alba continuerà a sorgere e le stelle a risplendere.

Fin dall’alba della mia giovinezza volli cimentarmi nella compilazione di un’opera che compendiasse, in guisa esaustiva, tutta la gamma delle virtù dei Santi Imam, compresi quei capolavori di eloquenza dei loro scritti e discorsi. Lo scopo di tale fatica fu specificato dal sottoscritto nell’incipit dell’opera. Tuttavia, nonostante i buoni propositi, mi riuscì di completare esclusivamente la sezione riguardante Alì, l’Emiro dei Credenti; per quel che concerneva gli altri Imam dovetti lasciare la cosa in sospeso, sia per problemi di tempo che per difficoltà proprie di quel periodo. Scelsi di dividere il lavoro in svariati capitoli e sezioni, di modo che l’ultima parte contenesse brevi motti, consigli, massime e proverbi dell’Imam Ali, ma nulla che andasse oltre la lunghezza di semplici frasi.

Un numero di miei amici, estasiati dalla delicatezza e facondia di quelle brevi espressioni e, dunque, ammirati nello specifico, da quella particolare sezione dell’opera, mi spronarono a completarla, includendo nella compilazione tutta l’eloquenza dell’Imam, in tutte le forme in cui egli ebbe ad esprimerla: sermoni, epistole, esortazioni, consigli etici; la convinzione di fondo era che un tale lavoro di ricerca avrebbe portato alla luce tesori formali e linguistici, una gamma di gioielli della lingua araba mai visti, senza contare i luminosi contenuti sapienziali che tutte codeste perle avrebbero portato con esse. Dopotutto l’Emiro dei Credenti fu sorgente d’eloquenza e scaturigine di retorica; unico neo era che tutto il suo corpus letterario non aveva mai avuto l’onore di essere compendiato in un unico volume. Fu solo attraverso il suo pregevole uso della lingua che gli occulti preziosi segreti della fine dicitura e dell’aulica scrittura vennero alla luce; fu la sua opera a definire le principali regole dell’eleganza formale e retorica. Ogni successivo oratore non poté fare a meno di seguire le sue orme e d’avvalersi delle sue finezze espressive.

Ancora adesso nessuno è in grado di eguagliarne l’arte: egli continua ad essere unico ed inarrivabile in quanto le sue parole riuscirono a farsi riflesso della Divina Sapienza, mantenendo la fragranza propria del discorso profetico. Fu a quel punto che decisi di accondiscendere alla richiesta dei miei fratelli anche perché ben conscio delle infinite benedizioni, della buona reputazione, e dei tesori spirituali che ne sarebbero derivati.

Scopo precipuo di detta compilazione è sancire l’indiscutibile superiorità dell’Emiro dei Credenti, in aggiunta alle ulteriori  virtù, dimostrando come egli avesse raggiunto un’ineguagliabile   vetta  rispetto a tutti i suoi predecessori di cui ancora si continuano ad intessere lodi; e questo perché, a paragone con chicchessia, l’eloquenza dell’Imam rimane un fiume in piena in grado di travolgere chiunque voglia cimentarvisi; essa è uno scrigno di preziosi a fronte del quale alcun tesoro può reggere il confronto. E poiché non posso che guardare con orgoglio alla mia discendenza da lui, non posso neanche esimermi dal riportare in questa sede i seguenti versi di al-Farazdaq:

“Codesti sono i miei antenati, o Jarir.

Quando saremo insieme, potrai tu rivendicarne di eguali?”

Dalla mia prospettiva l’oratoria dell’Emiro dei Credenti può esser suddivisa in tre categorie: innanzitutto i sermoni e le sentenze, in secondo luogo le epistole e le comunicazioni via lettera, e per ultimi i consigli e le massime; ognuna di esse costituisce un capitolo separato, ciascuno inframezzato da alcune pagine bianche di modo che, in caso di una qualunque lacuna, qualora in seguito diventasse possibile, vi si potesse inserire l’elemento mancante, mentre ogni discorso che fosse di routine o in risposta ad una qualche questione o che avesse altro scopo che non rientrasse in detta suddivisione, potesse essere incluso nella categoria che apparisse più idonea o in cui potesse rientrare il soggetto almeno in parte. Alcune sezioni della presente compilazione si è insinuato peccassero di disordine e di incoerenza strutturale. Ma questo perché scopo del sottoscritto è stato solo raccogliere il meglio della retorica dell’Imam, senza velleità di strutturazione organica della materia raccolta.

Caratteristica dell’Emiro dei Credenti, ciò per cui fu ineguagliabile e a tutt’ora ineguagliato da chicchessia, è che le parole da lui spese su isolamento, pietà, ricordo di Dio e ammonizioni, se lette essendo ignari del grande potere e della carica propri dell’autore e del fatto che avesse nelle sue mani il destino di molti uomini, farebbero in realtà pensare ad un soggetto senza altri interessi che non fosse quello di adorare un soggetto il quale, confinato tra le mura del suo umile eremo, o tra le remote propaggini di un’asperrima valle montana, altro non oda che il mormorio delle proprie invocazioni ed altro non veda che sé stesso. Nessuno potrebbe credere si tratti delle parole di un condottiero pronto a scendere sul campo di battaglia, con spada sguainata per recidere teste e sconfiggere temibili guerrieri, per poi rientrare tra le linee amiche con la lama gocciolante sangue e fluidi vitali. E nonostante ciò egli fu e rimane il primo tra gli asceti ed il polo di tutti i santi. Questa è una delle tante stupefacenti peculiarità dell’Emiro dei Credenti, il saper riunire nella sua persona le virtù più contraddittorie e le più differenti forme di grandezza armonizzandole nella sua persona in una guisa unica ed inimitabile. Non mi stancherò mai di predicare codesta magnifica unicità ai miei fratelli e di alimentarne l’ammirata meraviglia con innumerevoli esempi al riguardo. Dopotutto è una materia meritevole di attenta meditazione e serio approfondimento.

Nella presente compilazione sarà inevitabile imbattersi nella ripetizione costante di parole ed argomenti, anche perché, a suo tempo,  riportati nelle forme più molteplici. A volte è capitato che, in una data narrazione risultasse in una particolare forma e che in questa guisa venisse registrata. In seguito, capitava di imbattersi in un’altra tradizione che riportasse la medesima esternazione, o con una qualche modifica o in uno stile e con un eloquenza assolutamente più eleganti ed incisivi. In questo caso, in vista di una reale esaustività della compilazione ed al fine di preservare codesta inaspettata perla di stile, si è scelto di riportarla comunque. È anche capitato che una particolare frase sia stata introdotta al principio e che, in seguito, sia stata reinclusa. Ebbene, non si è trattato di una scelta intenzionale ma di una semplice svista.

Nonostante ciò, non è assolutamente mia intenzione affermare di aver raccolto la totalità delle parole dell’Emiro dei Credenti presenti in tutte le fonti, né che non vi sia sentenza alcuna che sia rimasta fuori da detta collazione. E infatti, non escludo la possibilità che quanto non riportato possa essere più del materiale quivi raccolto e che quanto venuto in mia conoscenza sia molto meno di quel che sia rimasto al di là della mia portata. Mio  compito era impegnarmi al meglio delle mie capacità, sta poi a Dio facilitarmi la via e condurmi al traguardo agognato. Possa Egli assistermi in questa prova, se è ciò che vuole.

Una volta completato il lavoro, è stato chiamato Nahj al-Balagha, e cioè “Il cammino dell’eloquenza”, mi sembrò il titolo più appropriato per un’opera il cui scopo sarebbe stato spalancare al lettore i portali della retorica introducendolo ad un approccio totalizzante; in esso, sia lo studente che il religioso potranno trovare una risposta esaustiva a propri interrogativi e necessità, mentre sia i retori che gli asceti vedranno soddisfatti i propri obiettivi di ricerca seppur così differenti. In codesto lavoro potranno trovarsi stupefacenti spiegazioni dell’Unicità di Dio, della Sua Giustizia, e della Sua totale incorporeità ed assenza di forma; esso sarà in grado di placare anche la più inestinguibile sete di conoscenza, sarà in grado di curare la più esiziale infezione spirituale e gli sarà possibile fugare anche il più radicato dei dubbi. Dunque invoco il soccorso di Dio, la Sua protezione dal rischio di deviazione, ed impetro la Sua assistenza affinché il mio agire sia sempre improntato alla correttezza. Lo invoco perché mi liberi dall’errore del parlare prima ancora che dall’errore dell’agire. Egli è il mio Conforto ed il migliore dei Protettori.

 

Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Writer : shervin | 0 Comments | Category : Il pensiero islamico , Novità

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