L’intimità divina (wala’)

L’intimità divina (wala’)

 Ayatullah Morteza Motahhari

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا لَا تَتَّخِذُوا الْكَافِرِينَ أَوْلِيَاءَ مِنْ دُونِ الْمُؤْمِنِينَ ۚ أَتُرِيدُونَ أَنْ تَجْعَلُوا لِلَّهِ عَلَيْكُمْ سُلْطَانًا مُبِينًا

“O voi che credete! Non prendetevi per awliya i miscredenti, invece che i credenti. Vorreste dare ad Allah un valido argomento con voi stessi? (Sacro Corano, IV: 144)

وَالْمُؤْمِنُونَ وَالْمُؤْمِنَاتُ بَعْضُهُمْ أَوْلِيَاءُ بَعْضٍ ۚ يَأْمُرُونَ بِالْمَعْرُوفِ وَيَنْهَوْنَ عَنِ الْمُنْكَرِ وَيُقِيمُونَ الصَّلَاةَ وَيُؤْتُونَ الزَّكَاةَ وَيُطِيعُونَ اللَّهَ وَرَسُولَهُ ۚ أُولَٰئِكَ سَيَرْحَمُهُمُ اللَّهُ ۗ إِنَّ اللَّهَ عَزِيزٌ حَكِيمٌ

“I credenti e le credenti sono awliya gli uni degli altri. Ordinano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole, eseguono l’orazione pagano la decima e obbediscono a Dio e al Suo Messaggero. Ecco coloro che godranno della misericordia di Dio. Dio è eccelso, saggio.” (Sacro Corano, IX: 71)

إِنَّمَا وَلِيُّكُمُ اللَّهُ وَرَسُولُهُ وَالَّذِينَ آمَنُوا الَّذِينَ يُقِيمُونَ الصَّلَاةَ وَيُؤْتُونَ الزَّكَاةَ وَهُمْ رَاكِعُونَ

“In verità i vostri Waly sono Dio e il Suo Messaggero e i credenti che assolvono all’orazione e pagano la decima, prosternandosi con umiltà.” (Sacro Corano, V: 55)

La radice della parola

Le parole Wala, Walayat, Wilayat, Waly, Mawla e simili derivano dalla stessa radice Waly. Le varie forme di questa radice con i suoi derivati sono quelle che più di sovente ricorrono nel Santo Corano. Si dice che esse siano state usate centoventiquattro volte come sostantivo e centododici volte come forma verbale.

Il significato originale di questa parola-radice come viene indicata da Raghib nel suo lessico Mufradatah al-Qur’an, è quello di prossimità, una cosa che si trova accanto ad un’altra senza che fra loro vi sia alcuna distanza. Se due cose sono cioè collocate l’una accanto all’altra in modo tale che non vi sia un’altra cosa tra loro, viene utilizzata la radice-parola Waly.

Per esempio se alcune persone sono sedute fianco a fianco e vogliamo descrivere la maniera e l’ordine in cui sono disposte, se poniamo il caso che Zayd sia il primo dell’assemblea e Amr gli sia seduto accanto senza che vi sia alcuna distanza tra loro, e similmente Bakr siede vicino ad Amr senza che anche fra essi vi sia qualche distanza, per spiegare questa loro vicinanza in arabo si utilizza uno dei derivati del termine Waly.

E’ per tale motivo che questa parola-radice viene naturalmente utilizzata anche nel senso di prossimità e vicinanza, sia fisica che spirituale. E per questa stessa ragione i derivati da questa radice vengono usati nel senso di amici­zia, amore, protezione, tutela, controllo etc., in quanto tutti questi concetti comportano in qualche misura un tipo di contatto e di vicinanza.

Un certo numero di significati sono stati dati a questa parola-radice e ai suoi derivati. Per esempio, sono state riscontrate ventisette diverse accezioni della parola Mawla. È ovvio che all’origine il termine non corrispondesse a ciascuna di esse e che avesse un significato principale. Altri etimi poterono così ricavarsi dalle indicazioni fornite dal contesto.

Questo termine è stato usato nel caso di questioni materiali e corporee così come nel caso di questioni spirituali e astratte, ma sicuramente in origine venne utilizzato in connessione a questioni materiali ed è stato poi utilizzato anche per questioni spirituali attraverso il legame con la percezione contemplativa o l’astrazione del significato del percettibile mediante le sue caratteristiche materiali e tangibili.

Questo perché, che fosse dal punto di vista di una persona durante la sua vita o dal punto di vista di una società umana durante la sua storia, l’attenzione dell’uomo è sempre stata diretta verso le cose percettibili prima che egli riflettesse razionalmente. Dopo i significati e concetti percettibili tangibilmente l’uomo si è gradualmente orientato verso i significati e concetti spirituali. E naturalmente egli ha usato e utilizzato le stesse parole che egli utilizzava inizialmente in riferimento alle questioni materiali.

E’ come il caso degli scienziati che non coniano una nuova terminologia per le loro scienze e non utilizzano l’uso dei termini secondo il loro uso nel linguaggio comune, ma danno loro significati particolari che differiscono da quelli che comportano nella terminologia corrente.

A proposito dell’uso delle parole Wilayat e Walayat, Ra­ghib dice che la prima significa “aiuto” e che l’ultima denota la condizione di “essere in carica”. Si può dire che in realtà entrambe le parole hanno lo stesso senso, vale a dire “essere incari­cati”.

Per quanto riguarda le parole waly e mawla, Raghib afferma che entrambe hanno identico significato. L’unica cosa è che esse vengono usate a volte in senso oggettivo e a volte in senso soggettivo. Poi egli menziona le occasioni in cui queste parole vengono utilizzate.

I due tipi di wala

Il Sacro Corano ha parlato molto di Wala, muwalat e tawalla. Questo Libro Celeste ha trattato diversi argomenti a riguardo. Un approfondi­to studio del Sacro Corano ci indica che dal punto di vista islamico vi sono due tipi di wala: quella negativa e quella positiva. Ai musulmani è stata richiesta l’osservanza della wala positiva e l’astensione da quella negativa.

La wala positiva dal punto di vista islamico possiede due forme: una generale ed una speciale. In più, la forma speciale di wala si suddivide ulteriormente in diverse cate­gorie: la wala dell’amore, la wala dell’Imamato, la wala del comando e la wala ontologica. Esamineremo brevemente ognuna di esse.

Wala negativa

Il Sacro Corano ha severamente diffidato i musulmani dall’accettare l’amicizia o la tutela dei non-musulmani. Ciò non significa che l’Islam sia contrario all’intratteni­mento di buone relazioni con gli altri esseri umani o che esorti i musulmani ad assumere sempre un atteggiamento ostile nei confronti dei non-musulmani e che li scoraggi da un qualsiasi comportamento benevolo nei loro riguardi. Il Sacro Corano afferma espressamente:

لَا يَنْهَاكُمُ اللَّهُ عَنِ الَّذِينَ لَمْ يُقَاتِلُوكُمْ فِي الدِّينِ وَلَمْ يُخْرِجُوكُمْ مِنْ دِيَارِكُمْ أَنْ تَبَرُّوهُمْ وَتُقْسِطُوا إِلَيْهِمْ ۚ إِنَّ اللَّهَ يُحِبُّ الْمُقْسِطِينَ

«Iddio non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Dio ama coloro che si comportano con equità..» (Sura al-Mumtahana, LX: 8).

L’Islam non ritiene che l’essere affettuosi e benevoli debba essere riservato solo ai musulmani o che il musulmano non debba avere un atteggiamento filantropico verso gli altri. Come potrebbe una religione che, per voce del Corano, ha descritto il suo Profeta come “benedizione per tutti mondi” affermare ciò?

In realtà, l’idea è che i musulmani non debbano mai essere dimentichi dei disegni del nemico, nonostante le sue dichiarazioni di amicizia, perché essi tra loro hanno uno sguardo ostile verso i musulmani. Essi dovrebbero vigilare sempre senza prendere le pretese affermazioni del nemico per quel che esse apparentemente sembrano.

Un musulmano deve considerarsi come membro della Comunità Islamica, parte di un insieme. Essere parte di un insieme e membro di un particolare corpo impone inevitabilmente determinate condi­zioni e limiti. Un non-musulmano è membro di un altro corpo. Le relazioni dei musulmani con i non-musulmani, quali membri di un altro corpo, debbono esser tali che come minimo non le rendano incompatibili con la loro apparte­nenza al corpo islamico. Queste relazioni non debbono ciò in nessun modo indebolire l’indipendenza ed integrità del corpo islamico. Quindi le relazioni di un musulmano con i non-musulmani non possono essere simili a quelle che egli intrattiene con i musulmani.

I musulmani dovrebbero avere tra loro relazioni tanto strette e cordiali quanto ci si attende  normalmente dai membri dello stesso corpo e tra le parti di un insieme. Secondo l’Islam l’aspetto negativo di questa amicizia fa sì che un musulma­no nei suoi rapporti con un non musulmano dovrebbe sempre aver presente il fatto che egli si confronta con un membro di un corpo alieno; e che le relazioni con un non-musulmano non dovrebbero essere le stesse di quelle che si hanno con un altro musulmano, nel senso che questi non dovrebbe divenire in pratica membro di un aggregato sociale non-islamico o assumerne la forma. Egli non dovrebbe in nessun momento ignorare di essere parte del corpo islamico.

Il  musulmano può essere gentile e amichevole nei con­fronti di un non-musulmano ma senza considerarlo, nel contempo, un membro del corpo a cui egli stesso appar­tiene. Questi due atteggiamenti non sono antitetici. In tal modo non vi è contraddizione tra la wala negativa ed i principi di altruismo e filantropia. L’altruismo fa sì che un uomo si preoccupi del destino, del benessere e della felicità di tutta l’umanità. Parimenti un musulmano è naturalmente preoc­cupato della salvezza di tutti gli esseri umani ed è interessa­to al fatto che essi diventino musulmani. Ma se ciò non accade, coloro che hanno trovato questo tawfiq (benedizione) non possono venire sacrificati per il benessere di coloro che non lo hanno trovato, e non si deve permettere che crollino i confini [nei rapporti con gli altri, ndt].

Immaginate che un certo numero di persone sia afflitto da una determinata malattia. Lo spirito di altruismo ci richie­de di fare tutto ciò che è possibile per far sì che queste vengono curate e che vengano trattate con ogni possibile cautela, con tenerezza e simpatia finché non sopravvenga la guarigione. D’altra parte ciò non significa che coloro che stanno soffrendo a causa di una malattia contagiosa non debbano essere separati da coloro che non lo sono. Questo è il motivo per cui l’Islam permette ad un musulma­no di mostrarsi benevolo nei confronti di un non-musulma­no, ma gli vieta di accettare la sua wala.

L’Islam è una religione di amore nei confronti del genere umano. Esso ama persino un politeista, non a cagione del suo politeismo ma in quanto egli è sempre una creazione di Dio. Allo stesso tempo si sente dispiaciuto del fatto che questi si trovi nell’errore e nella perdizione. Qualora non lo amasse, l’Islam sarebbe stato indifferente a quella sua cattiva sorte.

Nell’Islam esistono sia l’amore che l’odio, ma entrambi logici e ragionevoli, non emotivi né casuali. L’amicizia e l’inimici­zia generate da puri stati emotivi sono sentimenti ciechi e non hanno base logica, e trascinano l’essere umano dove essi vogliono. D’altra parte l’amicizia e l’inimicizia intellettuali generate da un qualche tipo di conoscenza origi­nano da una preoccupazione per il destino di un essere umano.

Facciamo un esempio. I genitori hanno due tipi di attaccamento nei confronti del proprio figlio: uno logico, l’altro sentimentale. L’attacca­mento logico, talvolta, li induce a compiere un’azione che causerà tribolazione al figlio. Ad esempio, possono affidarlo all’operato di un chirurgo per l’amputazione di un arto suppurato; pur dolendosi e versan­do lacrime, essi insisteranno presso il medico perché operi nel più breve tempo possibile, se necessario. Essi verseranno le lacrime per il loro attaccamento emotivo, chiedendo, nel contempo, l’ope­razione chirurgica in base al loro attaccamento logico.

Nel caso che essi accordino una preferenza al loro attacca­mento emotivo e neghino la necessità dell’amputazione, accondiscendono in realtà a consegnare il figlio nelle braccia della morte. Per altro verso, faranno tacere le loro emozioni nei confronti del suo benessere, forti del loro acuto interesse intellettuale e logico, concordando, quindi, sulla necessità di infliggere un dolore al figlio.

Qualsiasi persona saggia, al fine di essere curata, può occasional­mente sottomettersi all’operato di un chirurgo, chiedendo­gli, per esempio, di amputare una delle sue dita. Il paziente non ama soffrire il dolore dell’amputazione, sapendo che la perdita di un dito gli causerà molte difficoltà. Nonostante ciò la sua ragione e la sua logica gli impongono di sopporta­re il dolore e di accettare questa menomazione dell’organi­smo. In simili ipotesi sono la ragione e la logica, non le emozioni, ad indurre il paziente a richiedere un’operazione chirurgica.

Al fine di eliminare la corruzione da una società in cui prevalgono miscredenza e ignoranza, l’Islam da un’indicazione per portare avanti una battaglia armata.

وَقَاتِلُوهُمْ حَتَّىٰ لَا تَكُونَ فِتْنَةٌ

«Uccideteli finché non ci sia più sedizione.» (Sura al-Baqara: II, 193).

Allo stesso tempo per la sicurezza della società esso mette in guardia i musulmani dall’aprire il loro cuore ai miscredenti. Non vi è contraddizione tra questa politica e il principio di intrattenere buoni rapporti nei confronti di tutti.

L’imitazione è nella natura umana: l’uomo spesso adotta inconsapevolmente le idee e nozioni degli altri. Il Corano afferma:

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا لَا تَتَّخِذُوا عَدُوِّي وَعَدُوَّكُمْ أَوْلِيَاءَ تُلْقُونَ إِلَيْهِمْ بِالْمَوَدَّةِ وَقَدْ كَفَرُوا بِمَا جَاءَكُمْ مِنَ الْحَقِّ

«O credenti, non prendetevi per autorità il Mio nemico e il vostro, dimostrando loro amicizia, mentre essi non hanno creduto alla verità che vi è giunta.» (Sura al-Mumtahana: LX, 1).

Esso continua col dire:

إِنْ يَثْقَفُوكُمْ يَكُونُوا لَكُمْ أَعْدَاءً وَيَبْسُطُوا إِلَيْكُمْ أَيْدِيَهُمْ وَأَلْسِنَتَهُمْ بِالسُّوءِ وَوَدُّوا لَوْ تَكْفُرُونَ

«Se vi incontrano in qualche luogo, saranno vostri nemici, vi aggrediranno con le loro mani e le loro lingue e si augureranno che diveniate miscredenti.» (Sura al Mumtahana: LX, 2).

Il Sacro Corano qui indica i motivi per cui i musulmani dovrebbero essere attenti e vigili nel trattare con i non-musulmani. Esso afferma che questi ultimi amano persuadere gli altri ad adottare i loro comportamenti, i loro modi di pensare e la loro religione. E se si trattasse meramente di una questione relativa solo al loro desiderio e a ciò che gradiscono, non vi sarebbe stato grande pericolo. Il Sacro Corano sottolinea che essi con abilità tentano di raggiungere l’obiettivo di traviare i musulmani.

Questa posizione rende essenziale che i musulmani siano prudenti nelle loro relazioni con i non musulmani. Essi dovreb­bero sempre ricordarsi di appartenere ad un corpo sociale unitario totalmente diverso da quello dei non-mus­ulmani. Ad ogni modo, ciò non significa che i musulmani non possano tenere alcun contatto sociale, economico o politico con essi. Il punto fondamentale è che tutte queste relazioni debbono essere considerate alla luce degli interessi superiori della comunità islamica.

FORMA GENERALE DELLA WALA POSITIVA

L’Islam vuole che i musulmani vivano una vita indipen­dente al pari di un’unità militarmente coordinata e social­mente omogenea. Per far sì che la comunità islamica cresca forte e vigorosa, ci si deve attendere che ogni musulmano si consideri parte integrante d’essa. Il Santo Corano vuole che la comunità islamica sia superiore a qualsiasi altra. Esso dichiara:

وَلَا تَهِنُوا وَلَا تَحْزَنُوا وَأَنْتُمُ الْأَعْلَوْنَ إِنْ كُنْتُمْ مُؤْمِنِينَ 

«Non scoraggiatevi, non rattristatevi poiché avrete il sopravvento, se avete fede.» (Sura aali ‘Imram: III, 139).

La fede è il criterio in base a cui si misura la superiorità della comunità islamica. La sua forza motivante è il pegno della sua indipendenza, il contrassegno maggiore della sua particolarità ed il pre-requisito essenziale della sua unità. Il Santo Corano afferma:

وَلَا تَنَازَعُوا فَتَفْشَلُوا وَتَذْهَبَ رِيحُكُمْ ۖ وَاصْبِرُوا ۚ إِنَّ اللَّهَ مَعَ الصَّابِرِينَ

«Non disputate, altrimenti perdereste la fiducia ed il vigore. Ma siate pazienti.» (Sura al-Anfal: VIII, 46).

Le discordie interne e il dissenso indeboliscono la struttu­ra e la particolarità della comunità. La fede è la base della mutua amicizia, dell’amore e della lealtà che vige tra i musulmani.

Il Santo Corano afferma:

وَالْمُؤْمِنُونَ وَالْمُؤْمِنَاتُ بَعْضُهُمْ أَوْلِيَاءُ بَعْضٍ ۚ يَأْمُرُونَ بِالْمَعْرُوفِ وَيَنْهَوْنَ عَنِ الْمُنْكَرِ

 «E i credenti e le credenti sono l’un l’altro amici e fratelli, invitano al retto agire e gli atti biasime­voli sconsigliano, e compiono la Preghiera e pagano la Decima e obbediscono ad Allah ed al suo Messaggero.» (Sura Tawba: IX, 71).

I musulmani sono strettamente legati un l’altro e come tali si sostengono vicendevolmente. Sono reciprocamente interessati alla propria sorte; in realtà, alla loro stessa sorte, poiché essi, tutti assieme, formano una compatta unità. Questo è il motivo per cui si incoraggiano reciprocamente a compiere il bene ed ad astenersi dal male.

Questa esortazione e questo bando originano dalla mutua wala’. Questo è il motivo per cui nel Santo Corano la frase

يَأْمُرُونَ بِالْمَعْرُوفِ وَيَنْهَوْنَ عَنِ الْمُنْكَرِ

«essi invitano al retto comportamento e si vietano quello biasimevole», si trova immediatamente dopo la dichiarazio­ne che i musulmani sono waly l’uno a l’altro.

La cura per la sorte di un’altra persona origina dall’inte­resse che questa medesima persona ci suscita. Un padre che ama i propri figli, automaticamente si sente responsabile del loro futuro. Ma non può avere a cuore quello dei figli altrui, poiché non essendo interessato a loro, non potrà verosimil­mente esserlo del loro destino. Pertanto, il comportamento dì questi, buono o cattivo che sia, non sarà tale da produrre sentimenti positivi o negativi in lui.

L’esortazione ad operare il bene e la raccomandazione a non incorrere in un comportamento erroneo, sono i risultati di questi sentimenti positivi e negativi fortemente avvertiti. Tali sentimenti non scaturiscono in assenza dell’amore e dell’attaccamento.

Se un uomo non è interessato ad una persona in particola­re, egli sarà del tutto indifferente al suo comportamento ed alla sua condotta. In caso contrario, il suo attaccamento non lo lascerà indifferente. Questo è il motivo per cui il Corano ha messo in relazione l’esortazione ad operare il bene e ad astenersi dall’erroneo con la wala positiva.

A tale esortazione, fanno seguito altre due indicazioni tratte dal Santo Corano. Esso dice:

وَيُقِيمُونَ الصَّلَاةَ وَيُؤْتُونَ الزَّكَاةَ

«Essi compiono la Preghiera e pagano la Decima». La Preghiera rappresenta la relazione tra il Creatore e l’uomo e la Decima indica la buona volontà tra i musulmani a sostenersi reciprocamente a motivo dell’affetto e della simpatia che li lega. Per quanto il Corano dice:

أُولَٰئِكَ سَيَرْحَمُهُمُ اللَّهُ ۗ

«Ecco coloro che godranno della misericordia di Allah.» (Sura at-Tawba, IX, 71)

وَأُولَٰئِكَ هُمُ الْمُفْلِحُونَ

«Essi sono coloro che prospereranno.» (Sura at-Tawba, IX, 88)

Più in là chiariremo ulteriormente questo passaggio e mostreremo che molti altri versetti del Santo Corano si richia­mano ad una wala’ generale e concernono una sorta di responsabilità dei musulmani a motivo della loro mutua buona disposizione.

Vi è un noto detto del Santo Profeta:

مَثَلُ الْمُؤْمِنِينَ فِي تَوَادِّهِمْ وَتَرَاحُمِهِمْ وَتَعَاطُفِهِمْ كمَثَلُ الْجَسَدِ إِذَا اشْتَكَى بَعْضُ تَدَاعَى لَهُ سَائِرُ الْجَسَدِ بِالسَّهَرِ وَالْحُمَّى

«I musulmani per l’affetto e la simpatia che li unisce, sono simili al corpo umano. Se una parte d’esso soffre, tutte le altre parti sono preda della febbre e dell’insonnia».

Nei confronti del Santo Profeta e dei suoi discepoli, il Santo Corano afferma:

مُحَمَّدٌ رَسُولُ اللَّهِ ۚ وَالَّذِينَ مَعَهُ أَشِدَّاءُ عَلَى الْكُفَّارِ رُحَمَاءُ بَيْنَهُمْ ۖ

 «Muhammad è il Messaggero di Allah. E coloro che sono con lui sono duri con i miscredenti e compassionevoli tra di loro.» (Sura Fatah: XLVIII, 29).

Questo versetto si riferisce sia alla wala’ positiva che a quella negativa. Come abbiamo detto sopra, molti versetti del Santo Corano puntualizzano il fatto che i nemici dell’Islam hanno sempre tentato di volgere la wala’ negativa in wala’ positiva e viceversa. In altre parole essi fanno del loro meglio per rendere più strette le relazioni tra musulmani e non-musulmani e invece fomentare, con diverse scuse tra cui quelle settarie, l’ostilità tra musulma­ni. A tale scopo essi agitano differenze settarie. Ancora oggi questi agenti estranei si sono mostrati, a riguardo, particolarmen­te attivi.* Hanno speso somme enormi allo scopo di seminare discordia tra i musulmani. Malauguratamente sono stati capaci di produrre certi elementi nell’ambito islamico, il cui unico obiettivo è quello di mutare la wala’ positiva in wala’ negativa e viceversa, e questo è il più duro colpo che questi malvagi possono infliggere al Santo Profeta.

Si tratta della tragedia più deplorevole con cui l’Islam deve ai nostri giorni confrontarsi. L’Imam Ali ibn Abi Talib ha detto:

فَيَا عَجَباً وَاللهِ يُمِيتُ الْقَلْبَ وَيَجْلِبُ الْهَمَّ مِن اجْتِمَاعِ هؤُلاَءِ الْقَوْمِ عَلَى بَاطِلِهِمْ، وَتَفَرُّقِكُمْ عَن حَقِّكُمْ

«È veramente fastidioso ed eccezionalmente sorprendente con­statare che il nemico ad onta del suo essere in errore sia unito, mentre voi che versate nella verità conoscete la divisione». (Nahjul-Balagha)

O Dio, proteggi l’Islam e i musulmani dal male di questi malvagi per il rango di Muhammad e della sua Pura Famiglia!

اَللّـهُمَّ اِنّا نَشْكُو اِلَيْكَ فَقْدَ نَبِيِّنا صَلَواتُكَ عَلَيْهِ وَآلِهِ،وَغَيْبَةَ وَلِيِّنا، وَكَثْرَةَ عَدُوِّنا وَقِلَّةَ عَدَدِنا وَشِدّةَ الْفِتَنِ بِنا وَتَظاهُرَ الزَّمانِ عَلَيْنا فَصَلِّ عَلى مُحَمَّد وَآلِهِ وَاَعِنّا عَلى ذلِكَ بِفَتْح مِنْكَ تُعَجِّلُهُ وَبِضُرٍّ تَكْشِفُهُ وَنَصْر تُعِزُّهُ وَسُلْطانِ حَقٍّ تُظْهِرُهُ وَرَحْمَة مِنْكَ تَجَلِّلُناها وَعافِيَة مِنْكَ تُلْبِسُناها بِرَحْمَتِكَ يا اَرْحَمَ الرّاحِمينَ .

NOTE

*Il presente testo rappresenta il primo capitolo dell’opera “Wala wa Wilayat”. Data l’importanza e chiarezza di esposizione del libro, a Iddio piacendo tradurremo e pubblicheremo gradualmente anche i capitoli successivi.

** “I musulmani devono essere vigili e consapevoli che ogni sedizione che avviene tra i fratelli sunniti e sciiti è dannosa per la Ummah Islamica. Coloro che vogliono seminare discordia non sono né sunniti né sciiti; sono agenti delle superpotenze e lavorano per esse. Coloro che cercano di causare discordia tra i Musulmani sono individui che cospirano per i nemici dell’Islam e vogliono il loro trionfo sui musulmani. Sono sostenitori degli Stati Uniti..” (Imam Khomeyni).

Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Writer : shervin | 0 Comments | Category : ISLAM

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