L’educazione spirituale di Jenabe Shaykh ‘Ali Khayyat (Ayatullah M.Rayshary)

Continuiamo con la pubblicazione di un altro paragrafo del libro “L’Alchimia dell’Amore” dell’Hujjatulislam Mohammad Rayshahry che costituisce, per dirla con le parole dell’autore, “molto più che una biografia” del grande gnostico Jenabe Shaykh ‘Ali Khayyat. L’opera dell’Hujjatulislam infatti, ben lungi dal limitarsi a fornire dati storici e personali di quest’uomo di Dio, indica il cammino della formazione e dello sviluppo spirituale per guidare il pellegrino spirituale – lungo il sentiero del Sacro Corano e della Tradizione degli Immacolati – verso la gente della Verità.


L’educazione spirituale di Jenabe Shaykh ‘Ali Khayyat

Rajabe shaykh ali khayyat

Non è necessario spiegare il rango e gli aspetti di perfezione spirituale di Jenabe Shaykh a coloro che lo conobbero da vicino o ebbe l’opportunità di ascoltare chi lo conosceva.

La domanda principale rispetto alla vita di questa grande personalità spirituale è: Come poté raggiungere questo elevato livello umano? Come è possibile che qualcuno che non ricevette la formazione classica della Hawza (scuola religiosa tradizionale sciita), né istruzione universitaria, potè arrivare ad un grado che non soltanto le persone della strada e del mercato, ma anche gli studiosi della Hawza e delle università beneficiarono dalle benedizioni della sua guida? Detto in altre parole: Quale è il segreto della trasformazione e del successo di Jenabe Shaykh? Nella scuola di quale maestro ricevette la sua formazione, e chi fu il suo maestro spirituale?


I MAESTRI DI JENABE SHAYKH

Sebbene Jenabe Shaykh non godette delle conoscenze classiche della Hawza e dell’università, beneficiò della presenza di alcuni grandi sapienti della scienza (‘ilm), conoscenza (marifah) e spiritualità (manaviyyat). Grandi personalità come gli scomparsi Ayatullah Muhammad ‘Ali Shahabadi – maestro dell’Imam Khomeyni (1), Ayatullah Mirza Muhammad Taqi Bafqi e Ayatollah Mirza Jamal Isfahani (2),furono suoi maestri.

Jenabe Shaykh beneficiò anche delle lezioni di due grandi sapienti come Seyyed ‘Ali Mufasser e Seyyed ‘Ali Garawi – mufassir (esegeta) e Imam della preghiera comunitaria di una moschea nel quartiere Salsabil di Tehran.

Come risultato di questa formazione non accademica, familiarizzò completamente con il Sacro Corano e gli ahadith dell’Islam, e negli incontri traduceva e spiegava il Corano, gli ahadith ed i du’a (invocazioni), esponendone i significati sottili, che altri non prendevano in considerazione.

La familiarità di Jenabe Shaykh con le conoscenze islamiche è quindi il prodotto dell’aver beneficiato di questi grandi sapienti ed altri simili ad essi. Bisogna però cercare in un altro luogo la radice della sua trasformazione spirituale, che costituì un punto di svolta nella vita ricca di esperienze di Jenabe Shaykh. E se egli stesso disse: “Io non ebbi maestri”, con ciò si riferiva precisamente a questo punto.

Uno dei discepoli di Jenabe Shaykh narra che egli disse:
“Io non ebbi maestri, ma partecipai alle riunioni dello scomparso Shaykh Muhammad Taqi Bafqi (3), che avevano luogo di sera nel Santuario di Hadrat ‘Abdul ‘Azim (A), ed egli vi teneva dei discorsi. Fu una persona dell’Ahl-al-Batin. Una notte osservò i presenti nella riunione e rivolgendosi a me disse: “Tu giungerai a qualcosa”.”


IL PUNTO DI SVOLTA

Dalla mia prospettiva, il segreto della trasformazione e l’origine del cambiamento nella vita di Jenabe Shaykh fu un accadimento molto commovente e pieno di morale e insegnamento che gli capitò. Nei giorni della sua gioventù, a Jenabe Shaykh accadde un fatto simile alla storia del Profeta Yusuf (A). Questo avvenimento e quello che accadde in seguito, costituiscono un esempio di ciò che viene denominato “Unicità Divina nella pratica” (at-tawhid fil ‘amal). Questo evento dimostrò che le parole del Sacro Corano alla fine della sura Yusuf (A) che recitano:

إِنَّهُ مَن يَتَّقِ وَيَصْبِرْ فَإِنَّ اللَّهَ لاَ يُضِيعُ أَجْرَ الْمُـحْسِنِين
“Chi è timorato e paziente, [sappia che] in verità Iddio non trascura di compensare chi fa il bene”. (12:90)

costituiscono una legge generale, e non sono particolari al Profeta Yusuf (A) come ci riferisce chiaramente il versetto. Questa storia mostra che quello che ci espone il Sacro Corano nel raccontare il destino di Yusuf (AS), è anche una legge generale:

وَلَمَّا بَلَغَ أَشُدَّهُ ءَاتَيْنَاهُ حُكْماً وَعِلْماً وَكَذَلِكَ نَجْزِي الْمُـحْسِنِينَ
“Quando raggiunse la sua età adulta, gli concedemmo saggezza e scienza. Così compensiamo coloro che compiono il bene” (12:22)

Vediamo che secondo il Sacro Corano tutti i benefattori beneficiano della luce della sapienza e della conoscenza divina particolare.


UNA STORIA SIMILE A QUELLA DEL PROFETA YUSUF (A)

I dettagli di questa storia furono narrati da Jenabe Shaykh soltanto a pochi e, a volte, se si presentava qualche occasione che lo richiedeva, faceva una vaga menzione della stessa, dicendo: “Io non ebbi maestri, ma dissi: “Dio mio! Lascio questo da parte per il Tuo compiacimento e chiudo gli occhi davanti a ciò, e Tu formami per Te”.

Il grande Faqih Ayatollah Seyyed Muhammad Hadi Milani – che Iddio sia compiaciuto di lui – fece menzione di questa storia e disse: “Jenabe Shaykh fu oggetto della considerazione divina e questo grazie all’astensione che mise in pratica nei suoi giorni di gioventù”.

Lo stesso Jenabe Shaykh raccontò dettagliatamente questa storia in un incontro con questa grande personalità e con l’Ayatullah Seyyed Muhammad ‘Ali Milani (figlio dell’Ayatullah Muhammad Hadi Milani), anch’egli presente all’incontro, e quest’ultimo racconta la storia trasmettendola dalla bocca dello stesso Jenabe Shaykh (4) : “Nei giorni della mia gioventù una giovane ragazza bella e attraente, nostra parente, si innamorò di me, e fece sì che ci trovassimo soli in una casa. Dissi a me stesso: “Rajab ‘Ali! Dio può metterti alla prova molte volte, andiamo e metti una volta tu alla prova Dio! E lascia da parte per la Causa di Dio questo atto peccaminoso già pronto e piacevole!”. Poi mi rivolsi a Dio dicendo: “Dio mio! Io lascio da parte questo peccato per Te. Adesso Tu formami per Te.”

Quindi, coraggiosamente così come Yusuf (A), resistette al peccato e si astenne dal vedersi contaminato, fuggendo rapidamente dal pericolo.

Questo atto di frenarsi e astenersi dal peccato, fece sì che si aprisse la sua visione interiore (basirat). La visione del Barzakh si è schiarita e può così vedere ed ascoltare ciò che gli altri non possono, in modo che, uscendo dalla propria casa, osserva alcune persone nel loro aspetto reale, e gli si rivelano alcuni segreti(5) .

Si narra che Jenabe Shaykh disse:

“Un giorno andai all’intersezione dalla strada Mowlavi dalla via Sirus e giunsi all’incrocio con Galubandak e tornai. Vidi solo una persona con l’aspetto di essere umano.”


LE MODALITA’ IN CUI SI PRODUCE LA FORMAZIONE (TARBIYA) DIVINA:

La supplica di un giovane intrappolato che disse: “Dio Mio! Formami per Te”, realizzata in queste agitate circostanze, fu accettata, e si produsse una trasformazione nella vita spirituale di questo giovane beato che le persone superficiali e di vedute limitate non possono comprendere. Con questa trasformazione Rajab ‘Ali in una sola notte realizzò un percorso di cento anni, e divenne “Shaykh Rajab ‘Ali Khayyat”. Come disse il poeta Hafez:

نگار من كه به مكتب نرفت و خط ننوشت به غمزه مسأله آموز صد مدرّس شد
“Il mio caro che non entrò in alcuna scuola, né scrisse parola alcuna, ma che, con un gesto (ghamzé), divenne istruttore di cento maestri.”

Come primo passo della formazione divina, si aprirono gli occhi e le orecchie di questo giovane, e nei regni del mondo dell’esistente poteva percepire cose ed ascoltare voci che altri non potevano. Questa esperienza occulta fece sì che Jenabe Shaykh ebbe la certezza che l’”Ikhlas”, o sincerità, apriva gli occhi e le orecchie del cuore, ed enfatizzava ai suoi discepoli: “Se qualcuno realizza un’opera per Dio, gli occhi e le orecchie del suo cuore si aprono.”

GLI OCCHI E LE ORECCHIE DEL CUORE:

Sorge qui la seguente domanda: Forse il cuore possiede occhi ed orecchie? E forse l’essere umano può vedere ed ascoltare con altro che gli occhi ed orecchie esterni?

La risposta a questo interrogativo è: E’ così. Le narrazioni islamiche – trasmesse tanto da sciiti quanto da sunniti – forniscono una risposta affermativa a questa domanda. Menzioneremo qui solo alcune narrazioni a mo’ di esempio (6):

Disse il Profeta di Dio (S):
ما من عبد إلاّ وفي وجهه عينان يبصر بهما أمر الدنيا ، وعينان في قلبه يبصر بهما أمر الآخرة ، فإذا أراد اللَّه بعبدٍ خيراً فتح عينيه اللتين في قلبه ، فأبصر بهما ما وعده بالغيب ؛ فآمن بالغيب على الغيب

Non c’è servo che non abbia nel suo viso due occhi mediante i quali osserva gli affari della sua vita mondana, e due occhi nel suo cuore mediante i quali osserva gli affari della sua vita nell’Al di là. Quando Dio desidera il bene per un servo, gli apre gli occhi che si trovano nel suo cuore e con i quali intravede la promessa del mondo occulto, e così crede nell’occulto attraverso l’occulto”. (7)

In un altro hadith si narra ancora da lui (S) quanto segue:
لولا تمزّع قلوبكم وتزيّدكم في الحديث لسمعتم ما أسمع
Se non fosse per i vostri cuori che si trovano lacerati e per il vostro esagerare nel parlare, ascolterete quello che io ascolto”. (8)

Allo stesso modo l’Imam As-Sadiq (AS):
إنّ للقلب أذنين : روح الإيمان يَسارّه بالخير ، والشيطان يسارّه بالشر ؛ فأيّهما ظهر على صاحبه غلبه

Veramente il cuore possiede due orecchie: lo spirito della fede gli sussurra il bene e Satana il male, e chi dei due trionfa predomina su di lui”. (9)


Note

(1) 1) L’Imam Khomeyni lo menzionava ripetutamente come suo maestro nelle conoscenze divine, e diceva: “Disse il nostro Shaykh e maestro in scienze divine, lo gnostico perfetto (‘arif al-kamil), Mirza Muhammad ‘Ali Shahabadi Isfahani”, Cfr. Misbah al-Hidaiah, p. 27, 46, 90.

(2) Secondo ciò che si narra, era il fratello di Nurullah Isfahani, conosciuto con il nome di Agha Najafi Isfahani. All’epoca dell’inizio governo di Reza Khan, egli era l’Imam delle preghiere comunitarie della moschea Seyyed ‘Azizullah del Bazar di Tehran. Rispetto alle riunioni che egli realizzava, si narrò dallo scomparso Shaykh Rajab ‘Ali che disse: “Il minbar di Agha Jamal creava gli innamorati di Dio.” Fu esiliato a Isfahan per essersi opposto al governo di Reza Khan e proprio qui fu martirizzato. La sua tomba si trova in Takhte Fulad. Il Dr. Abul Hasan Shaykh racconta: “Andammo con Jenabe Shaykh a Isfahan, al cimitero di Takhte Fulad, ci sedemmo al lato di una tomba ed egli disse: “In questa tomba si trova colui che fu mio maestro”.”

L’Hujjatulislam wal muslimin Karimi, trasmettendo dall’Ayatullah Seyyed Kazim ‘Assar, mi narrò una storia sorprendente tra i prodigi (karama) dell’Amir al-Mu’minin ‘Ali (AS) rispetto all’Ayatullah Mirza Jamal Isfahani, ed il cui testo è il seguente:

“L’Ayatullah ‘Assar fu uno dei grandi insegnanti del libro “Al-Asfar” (di Molla Sadra) nella scuola Shahid Mutahhari (ex Sepahsalar), ed io, Shaykh Karam ‘Ali Karimi Qaratmani, passai un periodo di sei anni assistendo alle sue lezioni e a quelle del resto dei maestri. Il primo miracolo (su Mirza Jamal Isfahani) lo ascoltai dall’Ayatullah ‘Assar durante una lezione sul libro “Al-Asfar”, mentre gli cadevano le lacrime: “L’Ayatullah Hajj Jamal Najafi Isfahani, che il compiacimento di Iddio sia su di lui, che a quell’epoca era stato esiliato a Tehran dai Pahlavi, guidava le preghiere comunitarie nella moschea Seyyed ‘Azizullah del Bazar di Tehran ed il mattino insegnava nella scuola Marwi. Le sue lezioni erano così eccellenti e ricche di contenuto che la scuola si riempiva di sapienti e persone virtuose dell’ambito accademico che beneficiavano delle sue lezioni a tal punto che alcuni Imam della preghiera comunitaria giunsero a manifestare invidia verso di lui.

Essi si riunirono per dichiarare che egli era una persona analfabeta e che i religiosi si radunavano intorno a lui senza motivo ragionevole. Decisero di esaminare l’Ayatullah Jamal Isfahani in tre materie: Filosofia, Fiqh (Giurisprudenza) e Usul al-Fiqh (Principi di Giurisprudenza). L’Ayatullah ‘Assar racconta: “L’incaricato per esaminarlo in Filosofia, ovvero sul libro “Al-Asfar”, ero io, e non ricordo i nomi delle altre due persone che dovevano esaminarlo in Fiqh e Usul al-Fiqh. Si era convenuto che noi tre ci saremmo presentati alle sue lezioni e ognuno si sarebbe ubicato in un angolo tra la moltitudine, e nel bel mezzo della lezione gli avremmo posto delle domande.

Io avevo con me il libro “Al-Asfar”, e quando nel pieno della lezione l’Ayatullah Jamal Isfahani spiegava un argomento filosofico, io gli formulavo delle domande da quel libro. Dal minbar si rivolse a me e disse: “Io non Le rispondo in questa maniera. Lei apra una pagina a caso di Al-Asfar e legga l’inizio.” Io feci così, e appena letto il primo rigo, disse: “E’ sufficiente!”. Lesse allora tutta la pagina a memoria senza il minimo errore grammaticale e con la traduzione corrispondente. Poi disse: “Voi siete venuto ad esaminarmi? Io non possiedo nulla da me stesso. Tutto ciò che ho proviene da Mawlai Muttaqian (il Principe dei Timorati), ‘Ali Ibn Abi Talib (A)”.

Poi l’Ayatullah Jamal Isfahani narrò un karama dell’Amir al Mu’minin (A) dicendo: “Io studiai quaranta anni nella città di Najaf, e dopo che giunsi al grado di Ijtihad e ad alti livelli di studio, mio padre inviò da Isfahan un gruppo di sapienti e di commercianti, affinché vi tornassi e mi facessi carico della guida della Hawzah della città. La notte precedente la mia partenza da Najaf per l’Iran venni improvvisamente colto da una febbre tifoide e rimasi incosciente per quaranta giorni. Dopo questo periodo, Dio mi elargì la Sua grazia e mi svegliai tutto sudato. Mi resi conto di non ricordare nulla di ciò che avevo appreso dall’inizio della mia vita. Tutte le mie conoscenze erano scomparse, come se mai le avessi avute.

Rimasi impotente e in questo stato arrivai davanti la tomba dell’Amir al-Mu’minin ‘Ali (A) e iniziai a manifestare umiltà e a piangere. Dissi: “Agha! Per quaranta anni ho attinto dalla tua tavola bandita, e ora che voglio tornare al mio paese le mie mani sono vuote. Tu sei un mare di generosità!”. Arrivando a questo punto lo scomparso Ayatullah ‘Assar si mise a piangere. Lo scomparso Ayatullah Hajj Jamal proseguì: “Piansi così tanto che mi colse uno stato tra il sonno e la lucidità e vidi l’Imam (A). Lo vidi pormi nella mia bocca un dito di miele accarezzandomi e allora mi ritornò la lucidità. Quando ritornai a casa, vidi che mi tornava alla memoria tutto ciò che avevo appreso dall’inizio della mia vita fino a questo momento”.

Poi l’Ayatullah Jamal pianse e disse: “Signori! Io non possiedo nulla da me stesso. Tutto ciò che ho proviene da Agha Mawla Amir al-Mu’minin (A). Venite ed esaminatemi che per grazia di Dio e l’attenzione dell’Amir al-Mu’minin (A) conosco a memoria tutti i libri di studio”.

Qui l’Ayatullah ‘Assar pianse e disse: “Quando l’Ayatullah Hajj Agha Jamal raccontò questo, si produsse un’agitazione tra la moltitudine dei religiosi, ed io mi alzai e strofinai le scarpe di questa grande persona ai miei occhi in cerca di benedizioni”.

(3) Il sapiente ‘arif kamil mujahid, Shaykh Muhammad Taqi Bafqi Yazdi affrontò lo Sha Reza Khan nel Santuario di Fatima Ma’sumah (A) durante il tentativo di “soppressione dell’hijab”. Dopo averlo colpito ed insultato, Reza Khan lo esiliò nella città di Ray. Fino alla fine della sua vita rimase esiliato in questa città. Coloro che ebbero una relazione stretta con questa grande personalità, raccontano di lui moltissimi karama. Tra essi si trova un suo servo, lo scomparso Shaykh Ismael, nativo della città di Ray, che mi raccontò quanto segue: “Alla fine della sua vita, lo Shaykh non poteva uscire dalla sua casa a causa della malattia. Un giorno mi chiese: “Quando visiti il Santuario di ‘Abdul ‘Azim al-Hasani – che Iddio sia compiaciuto di lui -, fai ziarah (saluto di visita) ad ognuno dei tre figli degli Imam (A) seppelliti li, all’interno dei loro santuari? O fai la ziarah a Seyyed Tahir dall’esterno del suo mausoleo?” (Allora non erano state ancora realizzate le modifiche del Santuario ed il sepolcro di Seyyed Tahir si trovava separato). Gli risposi: “Per fare la ziarah di Seyyed Tahir non entro nel suo santuario ma la recito da fuori.” Lo Shaykh disse: “Questo non è corretto. Vai a visitare queste tre grandi persone; visiti da vicino due e da fuori del santuario il terzo? Questa è una mancanza di rispetto. La prossima volta che ti rechi al santuario entra nel mausoleo di Seyyed Tahir – che il compiacimento di Dio sia con lui, realizza la ziyara e dì: “Lo Shaykh ti invia i suoi saluti”. Shaykh Ismael disse: “Seguendo le raccomandazioni dello Shaykh entrai nel santuario di Seyyed Tahir. Non vi era nessuno all’interno. Ricordai quello che lo Shaykh mi aveva detto e trasmisi i suoi saluti…ed ascoltai tre volte dall’interno della tomba rispondermi: “Labbaik, labbaik, labbaik (eccomi, sono qui!)”

(4) Questo accadde all’incirca ai 23 anni di età.

(5) Coloro che vogliono familiarizzare con altri ahadith sul tema, possono far riferimento al libro Mizan al-Hikmah curato dallo stesso autore del presente libro, 10, 4988, 3390, 3391.

(6) Mizan al-Hikmah, 10, 4988, 3390, 16942.

(7) Mizan al-Hikmah, 10, 4990, 3391, 16956.

(8) Mizan al-Hikmah 10, 4988, 3391, 16950.

Writer : shervin | Comments Off on L’educazione spirituale di Jenabe Shaykh ‘Ali Khayyat (Ayatullah M.Rayshary) Comments | Category : Via Spirituale

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