“L’appello dei profeti”. L’Imam Musa Sadr sulla Rivoluzione Islamica dell’Iran del 1979

“L’appello dei profeti”. L’Imam Musa Sadr sulla Rivoluzione Islamica dell’Iran del 1979

Il presente articolo dell’Imam Musa Sadr, tradotto per la prima volta in italiano, venne pubblicato dal quotidiano francese Le Monde il 23 agosto 1978; esso rappresenta il suo ultimo scritto: pochi giorni dopo, durante una visita ufficiale in Libia, egli verrà rapito, insieme a due suoi accompagnatori, e da allora non se ne saprà più nulla.

L’Imam Musa Sadr, fondatore del Movimento dei Diseredati e della sua ala militare Amal, e Presidente del Consiglio Superiore Islamico Sciita del Libano, scrisse questo importante articolo in una fase decisiva della lotta del popolo iraniano contro la dittatura di Mohammad Reza Pahlavi, meno di sei mesi prima della caduta del tiranno e del trionfo della Rivoluzione Islamica dell’Iran.

 

La rivolta del popolo iraniano è diversa da qualsiasi altro movimento al mondo. Essa apre un nuovo orizzonte per la civiltà globale e, pertanto, merita un’attenzione speciale da parte di tutti coloro che oggi si occupano delle problematiche proprie dell’umanità e della civiltà odierna.

Nonostante la sua diffusione e le accuse mossegli dalle autorità, il movimento del popolo iraniano possiede una profonda autenticità nel suo orientamento, nelle sue componenti popolari, nei suoi principi, nei suoi obiettivi e nella sua etica. Le forze della destra sono del tutto estranee a codesto moto popolare, nonostante il suo potenziale impatto sul petrolio e su tutti gli interessi ad esso collegati. Lo stesso vale per la sinistra internazionale, anch’essa estranea alla rivolta, nonostante gli oltre duemila chilometri di confini condivisi tra Iran e Unione Sovietica. Il Partito Comunista Iraniano non ha più alcuna influenza, nonostante sia il più antico della regione. La sinistra e la destra locali, nella misura in cui sono direttamente collegate ai due blocchi, riescono ad esercitare poca influenza sui presenti accadimenti.

Il popolo iraniano ne è ben consapevole. È ben consapevole di come, l’accusa di sostenere una rivolta “reazionaria”, gli provenga dal più reazionario dei regimi, sia relativamente alle sue politiche liberticide, che ai suoi barbari metodi di governo. È ben consapevole di come il regime non esiti a sacrificare gli interessi della nazione, per distribuirne le ricchezze alle grandi potenze e, dunque, ingraziarsele. Quando il popolo mette a confronto codesto comportamento con la genuinità dell’opposizione, non può che scegliere di sacrificarsi per quest’ultima: per quanto inerme e disarmato, esso offre una testimonianza versando eroicamente sangue e ispira una forza che nulla può spezzare.

I rivoluzionari iraniani non rappresentano una particolare classe sociale. Studenti, lavoratori, intellettuali, personalità religiose: tutti partecipano alla rivoluzione. È un movimento di popolo che aduna tutte le generazioni, dagli ambienti più disparati: dai suk, dalle scuole, dalle moschee, dalle città e persino dai più piccoli villaggi. Ecco perché il regime incolpa alternativamente la sinistra e la destra, l’Oriente e l’Occidente, gli arabi con tutti i loro contrapposti regimi, e persino i palestinesi! Si tratta di un’effettiva presa d’atto sia dell’entità che del profondo radicamento della rivolta popolare.

Il movimento di opposizione al regime dello Scià fa affidamento oggi su un’informazione propria. Le dichiarazioni dei suoi capi, e i loro discorsi registrati su cassetta, ci giungono attraverso coloro a cui sono destinati, ovvero dal cuore del popolo iraniano. In verità questo movimento è animato dalla fede e i suoi obiettivi corrispondono a un aperto umanesimo coniugato con un’etica rivoluzionaria. L’ondata che oggigiorno sta travolgendo l’Iran rievoca l’originaria chiamata dei profeti, prima che venisse distorta da settari e profittatori. La Guida del movimento di opposizione, il Grande Imam Khomeini, ne ha definito chiaramente gli obiettivi in ​​un’intervista a Le Monde (del 6/5/1978). Testimoniando l’autenticità del movimento, ne ha evocato la dimensione nazionale, culturale e liberatrice.

Gli eventi in Iran e la svolta drammatica che stanno prendendo, presentano al mondo una serie di fatti fondamentali:

1) L’esperienza  iraniana, unica nel suo genere, meriterebbe di esser studiata, e difesa dalla propaganda mendace, da tutti coloro che sono interessati ai problemi dell’uomo e della civiltà;

2) Dopo quarant’anni di potere, nonostante le enormi risorse a sua disposizione, il regime dello Scià ha fallito. Per proteggersi da una popolazione disarmata, esso dispone della più imponente riserva di armamenti dei Paesi in via di sviluppo;

3) I valori morali dell’uomo civilizzato in Iran sono minacciati. Essi non potranno in alcun modo essere salvaguardati fin quando il regime – che gode del sostegno globale – continuerà a spargere il sangue, reprime le libertà e pretende di difendere il “progresso” e la “democrazia”.

4) Il regime, oggi scosso dall’interno, ieri ha parlato di difendere la sicurezza nel Golfo, nell’Oceano Indiano e in Somalia. Nulla lo preoccupa più dei movimenti popolari! Il Movimento libanese dei Diseredati, ad esempio, ha trovato nel popolo iraniano un interlocutore particolarmente ricettivo.

Gli indicibili massacri che affliggono oggi l’Iran, e che il regime tenta di nascondere, costituiscono un aperto banco di prova per l’uomo contemporaneo e per il suo senso di responsabilità. Opponendoglisi in ogni modo, è sua responsabilità primaria trasmetterne al mondo un’immagine accurata.

 

Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Writer : shervin | 0 Comments | Category : Attualità, politica e società , Novità

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