Il “figlio della morte” guida la battaglia: Mohammed Al-Deif…un Imad Mughniyeh vivo a Gaza

Il “figlio della morte” guida la battaglia: Mohammed Al-Deif…un Imad Mughniyeh vivo a Gaza

 Abd Al-Rahman Nassar e Rajab Al-Madhoun  

Fino a ieri sera, i resoconti israeliani affermavano che i loro militari avevano condotto due falliti tentativi di omicidio alla vita del Comandante militare e Capo di Stato Maggiore del braccio militare di Hamas, le Brigate Al-Qassam, Mohammed Al-Deif.

Successivamente, il New York Times ha citato una fonte dell’intelligence israeliana, che ha rivelato che Tel Aviv “ha condotto otto tentativi di assassinio senza successo di Al-Deif“.

Chi è allora questo ‘fantasma’ la cui fine tanto desiderata dagli israeliani viene equiparata all’assassinio di Imad Mughniyeh [1], cercando in ogni modo di ucciderlo a Gaza per poter mostrare questa immagine come una vittoria?

Il suo vero nome è Mohammed Diab Ibrahim Al-Masri, alias Abu Khaled. Il suo soprannome nel movimento è Al-Deif [l’Ospite] perché si spostava spesso da una casa all’altra mentre era ricercato negli anni ’90.

È considerato il più importante capo militare palestinese contemporaneo dopo l’ingegnere Yahya Ayyash. Attualmente è a capo dell’ala militare di Hamas ed è il suo Capo di Stato Maggiore, un incarico ottenuto dopo lo sviluppo della struttura del movimento, che è iniziata con piccoli gruppi prima di evolversi in personale militare specializzato.

È anche la persona più ricercata dagli israeliani, dopo essere sopravvissuto a numerosi tentativi di omicidio prima dell’attuale confronto.

Al-Deif è nato a Khan Yunis, a sud della Striscia di Gaza, nel 1965, come rifugiato dal villaggio di Al-Qubeiba, nel distretto occupato di Ashkelon. Appartiene a una famiglia credente e fin da giovane era noto per il suo impegno religioso, prendendo parte alle attività nelle moschee prima dell’annuncio della formazione di Hamas, fondata dallo Shaykh Ahmed Yassin.

Durante i suoi studi presso l’Università Islamica ha iniziato la sua lotta (jihad) dopo essere entrato a far parte del movimento studentesco “Blocco Islamico”. Da lì è passato a operare all’interno dei primi gruppi militari formati da Hamas. Si è mosso tra Gaza e la Cisgiordania occupata durante la prima Intifada, formando gruppi militari per ordine del primo comandante delle Brigate Al-Qassam, Salah Shehadeh, assassinato dagli israeliani nel 2003.

Nel 1989 venne arrestato dalle forze di occupazione che avevano il controllo di Gaza. Ha trascorso 16 mesi in prigione senza processo dopo essersi rifiutato di confessare l’accusa di aver preso parte ad un’azione militare. Durante il suo periodo di detenzione ha concordato con i due martiri Shehadeh e Zakaria Al-Shorbaji di organizzare un gruppo per catturare i soldati occupanti israeliani. Il gruppo avrebbe tuttavia essere un circolo chiuso non legato al movimento o ad una struttura di comando centrale. Lo scopo era impedire l’infiltrazione da parte dei servizi di sicurezza israeliani o un attacco militare o di sicurezza.

Dopo il suo rilascio dalla prigione, iniziò il viaggio in cui si trovò costantemente sotto i radar del nemico e fu costretto a prendere precauzioni estreme. Ha formato gruppi militari segreti nella Striscia di Gaza e poi si è trasferito in Cisgiordania per stabilirvi l’ala militare di Hamas. È stato lui a portare avanti l’operazione per catturare il soldato israeliano Nahshon Waxman.

Dopo l’assassinio di Ayyash ha guidato le “Operazioni Sacra Vendetta” del 1996 per vendicare l’uccisione del suo compagno. Le operazioni hanno provocato decine di morti tra gli occupanti israeliani. Nel maggio 2000, mesi prima della seconda Intifada, le autorità israeliane lo hanno arrestato a Gaza, ma è riuscito a scappare di prigione all’inizio della rivolta. Ha quindi avviato un importante processo di sviluppo dell’ala militare. Lo ha fatto segretamente, nascondendo la sua identità. La caccia da parte degli israeliani e i tentativi di raggiungerlo si sono così intensificati ed è stato soprannominato “la testa del serpente” e “il figlio della morte”.

 

Tentativi di assassinio

Per trent’anni Al-Deif [56 anni] è stato un difficile obiettivo per le forze di occupazione, che lo hanno inseguito accusandolo di essere responsabile della pianificazione e dell’attuazione di decine di operazioni militari che hanno portato alla morte di centinaia di occupanti sionisti.

Ci sono stati cinque tentativi di omicidio ben pianificati e confermati contro di lui: nel 2001, 2002, 2003, 2006 e 2014. L’apparato di sicurezza israeliano lo ha descritto come “un gatto con sette vite”. Il tentativo di omicidio più famoso è avvenuto alla fine di settembre del 2002, quando Israele ammise che fosse sopravvissuto miracolosamente allorché i suoi elicotteri avevano bombardato delle auto nel quartiere di Shaykh Radwan a Gaza, smentendo le precedenti assicurazioni secondo cui Al-Deif era stato ucciso nell’attacco.

Nel 2006 il nemico ha annunciato un altro tentativo di omicidio dopo che gli F-16 hanno bombardato con tre missili una casa appartenente a un responsabile del movimento chiamato Nabil Abu Sulaima nel quartiere di Sheikh Radwan. Il nemico ha affermato che Al-Deif stava tenendo un incontro con i capi delle Brigate Al-Qassam, tra cui Ahmed Al-Jaabari, noto per essere il suo vice, Ahmed Al-Ghandour [il comandante della Brigata di Gaza settentrionale] e Raed Saad [il comandante della Brigata di Gaza City] e che erano rimasti tutti feriti. Le Brigate hanno negato tuttavia la notizia.

Nell’ultimo tentativo di omicidio nell’estate del 2014, sua moglie Widad di 27 anni e suo figlio di sette mesi Ali, oltre a sua figlia Sarah, sono stati uccisi in un attacco aereo che ha preso di mira una casa nel quartiere Shaykh Radwan.

Secondo funzionari dell’intelligence israeliana citati dal New York Times, durante i differenti tentativi di assassinarlo Al-Deif ha perso un occhio e una mano, ha subito danni all’udito e ai nervi a causa di alcune schegge e, e inoltre zoppicherebbe. Un alto funzionario dell’intelligence israeliana ha anche affermato che nell’ultima aggressione contro Gaza nel 2014 Israele ha avuto l’opportunità di ucciderlo, ma si è astenuto dal farlo per “paura di una guerra”. Un rapporto israeliano rivela che l’uomo era precedentemente sfuggito a un’imboscata in Egitto.

 

Al-Deif guida la battaglia

Il nome di Al-Deif è apparso prima dell’ultimo confronto quando il suo nome è risuonato nelle manifestazioni all’interno della Moschea di Al-Aqsa e in altre zone della Città Vecchia di Gerusalemme (al-Quds) occupata.

“Siamo gli uomini di Mohammed Al-Deif” è diventato lo slogan più ripetuto nelle manifestazioni. Persino i residenti della Cisgiordania e i combattenti di Fatah hanno scandito lo slogan.

In questa guerra, l’uomo è apparso come il Capo di Stato Maggiore de facto della Resistenza. Quando la Resistenza ha evitato il bombardamento di Tel Aviv dopo che egli aveva posto un termine specifico all’azione è emersa la posizione prestigiosa di cui gode tra tutte i movimenti e le fazioni.

L’uomo conosciuto come “Fantasma” non è apparso in pubblico, e anche gli israeliani che lo stanno inseguendo non hanno una sua foto recente. Oggi, dicono gli israeliani, egli possiede le chiavi per la guerra e la pace a Gaza più di ogni altro funzionario dell’Autorità Palestinese, di Hamas e perfino della stessa Israele.

I giornalisti israeliani si sono persino chiesti quando Abu Khaled avrebbe deciso di porre fine alla battaglia che aveva pianificato e annunciato prima che iniziasse. In questo contesto, il sito web israeliano “Walla!” ha riferito che Al-Deif è riuscito a “imporre una nuova equazione a Israele dopo aver deciso di lanciare missili in ogni area che poteva essere raggiunta nel ‘Paese’“. Nel frattempo, Shimret Meir, giornalista e scrittore del quotidiano “Yedioth Ahronoth”, ha osservato che “Israele ha pagato un prezzo pesante per l’ostinazione di Al-Deif“.

Tel Aviv giustifica il suo fallimento nell’assassinare Al-Deif descrivendolo come “un bersaglio con una straordinaria capacità di sopravvivere, avvolto nel mistero e desideroso di rimanere fuori dalla vista. Ogni volta che sopravvive all’assassinio, la sua divinità cresce“.

Avi Dichter, l’ex capo dello Shin Bet [Shabak] a Gaza, dice che Al-Deif “è un vero militare in ogni membra del suo corpo e una persona a cui prestano attentamente ascolto“.

Era molto umile e possedeva abilità elevate come risultato della sua comprensione di se stesso, il che lo ha spinto a nascondersi, rendendo difficile per lo Shin Bet trovarlo“, ha spiegato l’ufficiale del servizio segreto israeliano responsabile del dargli la caccia a Gaza.

 

NOTE

1] Storico e leggendario capo militare di Hezbollah, ricercato per più di un trentennio dai servizi segreti israeliani e occidentali, assassinato dai sionisti con un’autobomba a Damasco il 14 febbraio 2008. Per maggiori informazioni, cfr. il discorso di S.H. Nasrallah in occasione del suo martirio: https://islamshia.org/discorso-di-s-h-nasralla-in-occasione-del-martirio-di-hajj-imad-moghniyeh/

 

Fonte: “Al-Akhbar” https://al-akhbar.com/Palestine/306355 

 

Traduzione a cura di Islamshia.org © È autorizzata la riproduzione citando la fonte

 

 

Writer : shervin | 0 Comments | Category : Attualità, politica e società , Novità

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