23 maggio 2000: un giorno per ricordare come la Resistenza e il popolo umiliavano il prestigio israeliano nel sud del Libano

23 maggio 2000: un giorno per ricordare come la Resistenza e il popolo umiliavano il prestigio israeliano nel sud del Libano

Zeinab Abdallah

Libano meridionale – Poco prima della liberazione del sud del Libano del 25 maggio 2000, la Resistenza Islamica si stava preparando al ritiro degli occupanti israeliani, previsto proprio in quel periodo.

 

A livello militare

Un combattente della Resistenza, che fu tra i primi ad aver conquistato l’area liberata, ha riferito ad “al-Ahed” che all’epoca la Resistenza Islamica si stava preparando a tutti i livelli a questo evento storico: mediatico, militare, di sicurezza e tutti gli altri livelli richiesti.

Quando è iniziato il ritiro israeliano, ci siamo preparati, essendo già in contatto con alcuni gruppi che operavano segretamente nei villaggi e nelle città”.

La Resistenza Islamica si è occupata principalmente del centro di detenzione di Khiam e dei detenuti al suo interno, come spiega Hajj Yasser: “I detenuti erano una questione molto delicata e centrale. La Resistenza era preoccupata per la possibilità che gli israeliani, una volta ritiratisi, li avrebbero trasferiti con loro nella Palestina occupata”.

Il 23 maggio 2000 gli uomini della Resistenza si spostarono da diverse regioni e centri per raggiungere la linea occupata, vale a dire a Marjeyun, al-Khiam e Hasbaya, dove la Resistenza aveva avuto un centro chiave verso la Valle della Biqaa occidentale.

Intorno alle 8 del mattino gli israeliani stavano tentando di trasferire i detenuti dal centro di detenzione di Khiam verso la caserma Marjeyun e la Palestina occupata. Tuttavia, grazie alla folla di persone provenienti da Khiam e i villaggi limitrofi che ha bloccato l’ingresso della prigione, e per la paura da parte dei collaborazionisti della presenza della gente, nonché per l’arrivo di uomini della Resistenza nelle aree precedentemente occupate, i collaborazionisti sono stati costretti a lasciare il luogo in preda al panico e al terrore.

In quel momento la gente è entrata nella prigione e ha iniziato a spezzare le catene delle celle. I detenuti liberati hanno iniziato ad affluire nella Husseiniyah della città di Khiam. Verso le 12 tutti i detenuti liberati si sono radunati lì, mentre un gran numero di collaborazionisti ha iniziato a consegnare le armi alla popolazione.

Il tracollo delle forze nemiche israeliane e dei loro collaborazionisti è proseguito. La sera dello stesso giorno i combattenti della Resistenza Islamica hanno raggiunto le città e i villaggi liberati.

Alle 20 i detenuti sono stati trasferiti con gli autobus della Croce Rossa a Beirut, in particolare nel sobborgo meridionale di Dahiyeh, tramite la Valla della Biqaa. Lì sono stati ricevuti dal Segretario Generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, che si è congratulato con loro per la riacquisita libertà.

All’epoca l’obiettivo principale della Resistenza era impedire a Israele di trasferire i detenuti nella Palestina occupata. Questo risultato importante, infatti, è stato ottenuto con l’aiuto delle famiglie dei detenuti e della popolazione del villaggio di Khiam, che hanno compiuto lo sforzo principale nell’ostacolare il progetto israeliano“, ha aggiunto Hajj Yasser.

Quando i combattenti della Resistenza hanno raggiunto le città e i villaggi libanesi liberati, molti agenti e collaborazionisti che non erano fuggiti nella Palestina occupata si sono consegnati. La Resistenza li ha a sua volta affidati alle autorità libanesi, spiega Hajj Yasser, sottolineando che nessuno di loro è stato picchiato o umiliato come raccomandato dalla dirigenza della Resistenza, che aveva dato indicazioni di non utilizzare violenza ma di consegnarli alla magistratura libanese.

Gruppi di combattenti della Resistenza sono entrati nelle città e nei villaggi sebbene il nemico israeliano fosse ancora presente a Shriqi e nella caserma di Marjeyun. Era in preda al panico. Gli uomini della Resistenza sono entrati da diversi punti, a partire dai villaggi di Debbin e Blatt, poi a Khiam attraverso Ibel al-Saqi e altri valichi, come uno degli ingressi di Khiam chiamato area di al-Hammam. I carri armati israeliani erano ancora lì in quel momento.”

Intorno all’1 di notte del 24 maggio 2000 il nemico israeliano si è ritirato dal sito di Shriqi, continua a raccontare Hajj Yasser, aggiungendo che gli aerei da guerra israeliani hanno bombardato la base distruggendola completamente. Il nemico israeliano ha continuato a ritirare i suoi veicoli militari dalla pianura di Khiam verso la Palestina occupata fino alle 4 del mattino.

Si trattava di centri importanti usati dal nemico israeliano. Avevamo un interesse speciale nell’entrare in possesso dell’archivio che si trovava all’interno del centro di detenzione di Khiam e all’interno del centro di sicurezza delle spie israeliane. L’ottenimento di questo archivio è stato uno degli obiettivi principali che la Resistenza si era prefissa prima della liberazione. Grazie a Dio siamo riusciti a ottenere un’enorme quantità di informazioni relative alle attività del nemico, alla modalità in cui recluta i collaborazionisti e alle pressioni effettuate sui cittadini per costringerli a far parte degli apparati militari e di sicurezza del nemico“.

 

A livello popolare

La notizia del tracollo del nemico israeliano ha iniziato a circolare giorni prima della liberazione. La gente si era trasferita nei territori liberati, ma l’esercito libanese l’aveva fermata a Kfartebnit perché il nemico era ancora presente nella fortezza di Shqif-Arnoun.

I cancelli della prigione di Khiam sono stati aperti il ​​23 maggio 2000. I detenuti non avevano idea di cosa stesse accadendo. Non avevano accesso alle notizie né tramite la televisione né i giornali. Le uniche notizie che potevano apprendere avvenivano tramite un nuovo detenuto che incontravano dopo l’interrogatorio di circa 4 mesi a cui veniva sottoposto.

I detenuti, tuttavia, avevano però avvertito una strana atmosfera tra i carcerieri e i collaborazionisti.

All’improvviso, i detenuti hanno sentito canti e persone che gridavano “Allahu Akbar”. Tuttavia, a causa delle numerose minacce di esecuzione che i detenuti avevano ricevuto, pensarono potesse trattarsi di uno stratagemma per farli uscire dalle celle in modo che fossero giustiziati. Non immaginavano che la liberazione si stesse muovendo così velocemente verso di loro.

Quando le persone sono arrivate al cancello del carcere alcuni prigionieri non hanno avuto il coraggio di uscire dalle loro celle, soprattutto quelli che non erano della stessa città. Gli altri hanno visto i loro parenti, ma i prigionieri dei paesi vicini a Khiam non sapevano dove andare una volta usciti dalle celle. I telefoni cellulari erano qualcosa di nuovo all’epoca. Alcuni dei presenti che possedevano un cellulare hanno chiamato i parenti di quei detenuti per informarli che erano stati liberati.

I detenuti erano tanto felici quanto scioccati, tanto quanto desideravano ardentemente la libertà e quanto tendevano a sbarazzarsi di quel dolore umiliante. In quella scena di ormai venti anni fa, non vi erano altro che abbracci e lacrime…

 

Di nuovo in prigione, ma fuori dalle celle

Sebbene siano stati liberati, i detenuti della prigione di Khiam si sono presi la responsabilità di mantenere il luogo come centro di memoria storica per i visitatori che non mirano soltanto a vedere le mura e le celle della prigione, ma anche ad ascoltare le storie delle terrificanti torture vissute nei loro lunghi anni dietro le sbarre.

Subito dopo la liberazione, essi hanno accompagnato i visitatori provenienti da diverse regioni libanesi, da differenti Paesi arabi e da altre nazioni, raccontando alcune delle loro sofferenze patite per mano di quel nemico spietato e assassino. Molti attivisti e organizzazioni dei diritti umani in visita nella ex prigione israeliana sono rimasti scioccati dai fatti, essendosi fino ad allora abbeverati soltanto da fonti false e fuorvianti.

I media occidentali non avevano informato il pubblico che quelli che si trovavano dietro le sbarre israeliane erano uomini della Resistenza che affrontavano il nemico che aveva invaso la loro terra. Pensavano combattessero il nemico sionista senza alcun motivo. Dopo che le cose sono diventate chiare, e dopo che l’immagine è stata veramente rivelata, Israele si è infuriato. Alla sua prima occasione l’entità sionista ha utilizzato la sua brutale guerra di 33 giorni del luglio 2006 contro il Libano per bombardare il luogo e sbarazzarsi definitivamente del suo ricordo.

I detenuti, tuttavia, continuano a raccontare, fino ad oggi, tutti i dettagli riguardanti i brutali crimini patiti per mano di Israele e dei suoi collaborazionisti dentro le sue mura.

 

Traduzione a cura di Islamshia.org © È autorizzata la riproduzione citando la fonte

Writer : shervin | 0 Comments | Category : Attualità, politica e società , Novità

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