Uno studio tipologico della cultura islamica (S.H.Nasr)

Uno studio tipologico della cultura islamica

Seyyed Hossein Nasr

Per comprendere la vita e il pensiero dell’Islam e della sua civiltà è necessario capire i diversi mondi etnici e culturali nei quali discese la rivelazione islamica e che l’Islam trasformò e fece suoi. Si può parlare di una cultura islamica con molti differenti colori, ‘zone’ e varietà, o di diverse culture all’interno della civiltà islamica, secondo ciò che si intende con il termine ‘cultura’ che, in ogni caso, è una parola di origine recente nel mondo islamico e viene utilizzata sotto l’influenza diretta dell’uso che si fa di questo termine nelle lingue occidentali. Se consideriamo gli elementi spirituali e intellettuali che determinano la vita di una società tradizionale, comunque, e definiamo la cultura in modo da abbracciare questi elementi fondamentali, allora, senza dubbio, esiste un’unica cultura islamica con distinte ‘zone’ o mondi contenuti in essa, ‘mondi’ che sono uniti dallo spirito e dalla forma sacra della tradizione e separati da fattori locali di tipo etnico, linguistico, geografico o altro. Una civiltà tradizionale, come quella dell’Islam, è dominata da una Norma divina, da un’‘Idea guida’ che lascia la sua impronta più profonda nei suoi fruitori terreni; comunque, ogni fruitore ha libertà di sviluppare le proprie possibilità innate all’interno della tradizione nella quale è integrato e, così, dare vita a un ‘mondo’ o ‘zona’ particolare dentro la matrice generale della tradizione in questione. Studiare la tipologia della cultura islamica è occuparsi dei contorni e delle peculiarità di questi ‘mondi’ – come quello arabo, iraniano, turco, malese e dell’Africa nera – all’interno della totalità della cultura islamica, e inoltre analizzare le complesse strutture che esistono dentro ognuno di questi ‘mondi’.

La prima questione che sorge naturalmente nello studiare la tipologia della cultura islamica è il criterio o criteri secondo i quali i diversi ‘mondi’ o tipi si distinguono e definiscono. Si potrebbero enumerare molti fattori che, soli, o, più frequentemente, in combinazione, sono stati responsabili della creazione di questi ‘mondi’ culturali e che possono essere utilizzati come criteri per la loro delineazione e descrizione. Si potrebbe dividere il mondo islamico secondo le scuole religiose seguite dalle diverse comunità, scuole che per questo proposito includono non solo le quattro madhhab della giurisprudenza Sunnita e la Shi’a duodecimana, ma anche i vari rami dell’Ismaelismo, e anche le sette più piccole come quelle degli Ahl Haqq, i Nusayri, gli ‘Alawiti, ecc.

Considerando il carattere onnicomprensivo della Legge Divina e la sua pertinenza per tutti gli aspetti della vita, e il senso della comunità creato dall’appartenenza a una scuola determinata, senza dubbio il fatto che una collettività in particolare segua la legge shafi’ita o malikita o, per ragioni ancor più forti, la Shi’a duodecimana o altri rami della Shi’a, impone una notevole omogeneità culturale sulla comunità in questione. Che questo fattore diventi di speciale importanza quando è combinato con quello del gruppo etnico ed anche con l’isolamento geografico è qualcosa che può notarsi in molte parti del mondo islamico.

Allo stesso modo, la diffusione di una determinata tariqa sufi, specialmente se possiede anche un’ampia dimensione popolare ed ha svolto un ruolo nella diffusione dell’Islam, può essere considerata come un altro fattore importante di differenziazione culturale, che attiene direttamente lo ‘stile spirituale’ di un ‘mondo’ particolare e, indirettamente, molti altri aspetti della sua vita. Per esempio, la diffusione delle turuq Mawlawì e Baktâshí nella Turchia Ottomana e quella delle turuq Qâdiriyyah e Tijâniyyah in varie regioni dell’Africa occidentale ha svolto un ruolo centrale nella creazione di uno stile spirituale e sapore culturale distinto nella vita delle comunità islamiche tradizionali di queste regioni.

In ciò che attiene i recipienti terreni della tradizione, è evidente che le caratteristiche etniche e razziali dei popoli che hanno abbracciato l’Islam siano state un fattore particolarmente decisivo nelle varietà delle culture locali. Queste caratteristiche hanno influenzato la lingua e la letteratura, e le forme artistiche di ogni tipo, che includono l’abbigliamento, l’ornamento, i diversi stili di calligrafia e architettura, la musica, ecc. Infatti, molti studiosi della storia islamica probabilmente divideranno la cultura islamica in varie tipologie secondo criteri etnici o linguistici, così come si è soliti parlare di Islam arabo, persiano o malese.

In alcuni casi la lingua, e in altri le peculiarità etniche, sono considerate fattori dominanti e determinanti. Comunque, malgrado la loro grande importanza, questi elementi non sono sufficienti in sé stessi e devono esser tenuti in conto insieme ad altri elementi di natura tanto spirituale quanto storico-geografica.

La storia è evidentemente un fattore molto importante non solo nel modellare l’identità culturale di una regione, ma anche per darle ‘colore’ locale e differenziazione all’interno di un modello culturale più ampio. L’esperienza storica comune e il tipo di consapevolezza del passato che possiede una determinata comunità, possono essere un fattore tanto importante nel determinare modelli locali come gli aspetti sopra menzionati. Gli egiziani possiedono una relazione storica con i faraoni differente da quella dei siriani sebbene comunque entrambi i gruppi appartengano alla zona araba della cultura islamica. Nonostante questa unità, quindi, questa coscienza rende l’Egitto una ‘zona’ particolare all’interno del più ampio mondo culturale arabo. In Persia, anche coloro che parlano turco Adharî possiedono un’esperienza e coscienza storica comune con il resto dei persiani rispetto a figure come Ciro o Dario, mentre i bengalesi o sindhi che per secoli parlarono persiano non hanno la stessa relazione con il passato Achemenide. Questo elemento è certamente uno di quelli che determinano la zona persiana della cultura islamica, unisce i suoi membri e li distingue da altre regioni del mondo islamico che condividono molte altre caratteristiche con questo ‘mondo’.

Ci sono infine da tenere in considerazione le caratteristiche demografiche e geografiche. Quelle regioni nelle quali, nel corso dei secoli, si è avuto un costante flusso e scambio tra popoli nomadi e sedentari, hanno acquisito certe profonde caratteristiche comuni, al pari di quelle nelle quali si trova una comunità agricola completamente sedentaria. Inoltre le caratteristiche geografiche che hanno causato isolamento per lunghi periodi o che videro la popolazione sottostare a particolari condizioni naturali hanno giocato un ruolo considerevole nelle varietà culturali locali. Alcune delle comunità situate in aree montuose remote o in oasi nel mezzo di deserti, o quelle che sono distanti dalle principali rotte commerciali o in isole inaccessibili o, al contrario, quelle collocate nei crocevia del commercio o delle invasioni, hanno acquisito caratteristiche culturali peculiari che svolgono un ruolo considerevole nella loro appartenenza ad un tipo particolare di cultura islamica. Alcune delle piccole comunità religiose dell’ovest della Persia o del nord della Siria, o quelle situate nel nord del Sahara o sulle rive del Golfo Persico, o in Somalia, sottolineano tutte l’importanza di tali fattori. Questi e molti altri elementi devono essere utilizzati separatamente, così come nell’insieme, al fine di rendere possibile lo studio dei complicati modelli culturali esistenti all’interno della civiltà islamica, modelli che descrivono ‘mondi’ culturali tutti interconnessi, sebbene distinti e con relazioni molto complesse con gli altri ‘mondi’ contenuti all’interno della matrice dell’Islam.

Il processo storico attraverso il quale sono venuti all’esistenza diversi ‘mondi’ o ‘zone’ di cultura islamica deve essere brevemente affrontato prima di descrivere ogni ‘zona’, perché gli effetti di questo processo sono inseparabili dagli elementi che definiscono e distinguono queste zone. E’ ben noto che gli arabi prima unirono l’Arabia e poi conquistarono le province del sud dell’impero bizantino e tutto l’impero persiano. Storicamente, il mondo arabo fu, quindi, la più antica ‘zona’ della civiltà islamica. Bisogna però notare che l’islamizzazione di certe parti del mondo arabo, come l’Africa del Nord, ebbe luogo contemporaneamente a quella della Persia ed anche a quella di un certo numero di popoli neri dell’Africa occidentale.

Una volta diventati musulmani, principalmente con mezzi pacifici, e non per coercizione come si afferma abitualmente, i persiani diventarono il principale strumento per l’espansione dell’Islam nella maggior parte del resto del territorio asiatico, almeno fino alla Malesia. Sebbene il Sindh e alcune delle province dell’Asia Centrale vennero conquistate direttamente dagli eserciti arabi, i grandi santi di origine persiana, come quelli della sohrawardiyyah e della chishtiyyah, utilizzando una lingua persiana già totalmente islamizzata, condussero l’Islam, da una parte verso gli angoli più lontani del subcontinente indiano e, dall’altra, fino ai turchi dell’Asia centrale e oltre. Alcuni di questi turchi, comunque, erano già membri degli eserciti dei califfi di Baghdad e abbracciano l’Islam in quella città. Ma il fatto che la Persia diventerà islamica per mezzo degli arabi e dalla cultura e lingua araba, e che la maggior parte del resto dell’Asia islamica lo sarà attraverso elementi persiani, è di grande importanza per la tipologia della cultura islamica dei secoli successivi.

In Cina, dove l’Islam condusse un’incursione in quello che veniva chiamato il “Turkestan orientale” e che è ora conosciuto come Sinkiang, gli elementi persiani, e specialmente la lingua, svolsero un importante ruolo, per cui in molti aspetti questa ‘zona’ condivide elementi comuni con il mondo turco e indiano, sebbene possieda naturalmente molte caratteristiche proprie.

Il mondo africano, comunque, ricevette l’Islam quasi completamente da fonti arabe e berbere, l’Africa occidentale costituendo l’unica eccezione nella quale si combinarono elementi arabi e persiani. Ma anche qui l’espansione dell’Islam ebbe luogo quasi senza coercizione esterna, sebbene all’interno della stessa area ci furono guerre tra diverse tribù e Stati, come in altre parti. L’espansione dell’Islam si produsse attraverso santi sufi e anche pii mercanti di origine araba o berbera e più tardi anche di origine africana. L’emigrazione di musulmani indiani e malesi in Africa rappresenta un fenomeno molto più recente e geograficamente ristretto.

Nel sud-est dell’Asia, dove oggi sono concentrati più musulmani di qualsiasi altra area geografica di estensione comparabile, il contatto con l’Islam si produsse principalmente attraverso il mare e le regioni di Hadramaut e del Golfo Persico. Per questa ragione il suo carattere differisce in parte dal ‘sapore’ culturale dell’Islam tale come si diffuse per terra ferma fino in luoghi così lontani come Bengala e anche la Birmania. Nel mondo malese-indonesiano, l’impronta culturale di Hadramaut lasciò un segno indelebile nel successivo sviluppo dell’Islam, come lo fece la natura composta di tutto quello che provenne dal Golfo Persico, dove gli elementi arabi e persiani si mescolavano in una combinazione unica con altri ingredienti locali. Il ruolo dei commercianti e sapienti arabi in questa regione continuò nel corso dei secoli.

In ultimo, i turchi ottomani non solo completarono la ‘turchizzazione’ dell’Anatolia, ma portarono l’Islam anche nei Balcani. In questa regione, tutto quello che rimane della cultura islamica è inestricabilmente unito al mondo turco, e l’intero fenomeno dell’Islam nell’Europa Orientale non può non essere studiato che attraverso i modelli culturali propri del mondo turco.

Nello studiare le ‘zone’ attuali della cultura islamica, alcuni storici, come Toynbee, hanno parlato di due poli fondamentali di civiltà (quello arabo e quello iraniano), mentre altri, come V. Monteil – per citare un solo esempio -, hanno diviso il mondo islamico in cinque ‘zone’: l’araba, l’iraniana, la turca, la malese e l’Africa nera. Sebbene entrambe le divisioni abbiano i loro difetti e lascino molte questioni insolute, possono servire come possibili punti di partenza per uno studio della tipologia della cultura islamica. Considerando la prospettiva più ampia della civiltà islamica e i processi prodotti dalla diffusione della cultura islamica, possiamo prendere in considerazione il polo arabo e iranico. Le cinque ‘zone’ prese in considerazione si basano sui lunghi processi storici che hanno avuto luogo in ogni regione del mondo islamico.

La ‘zona’ araba di cultura islamica è definita abitualmente solo da un punto di vista linguistico, ovvero come la parte del mondo islamico i cui abitanti sono di madrelingua araba. Essa include quello che in un senso politico oggi è chiamato mondo arabo e comprende certi Stati, come il Sudan, la Somalia e la Mauritania, nei quali non tutti gli abitanti possono essere chiamati arabi in nessuno dei sensi nei quali questo termine è definito. La vasta ‘zona’ araba dell’Islam, che si estende dall’Iraq fino alla Mauritania, può suddividersi a sua volta in diverse regioni molto differenti. In primo luogo si può distinguere chiaramente tra un mondo arabo orientale e un altro occidentale, la cui linea divisoria si trova in qualche luogo del deserto che separa la Libia orientale da quella occidentale. Nella parte orientale o al‑Mashriq, l’Hijaz e il Najd —culla dell’Islam— costituiscono fino ad oggi un’unità distinta con un modello culturale nomade tuttavia dominante che si estende dal sud della Giordania alla Siria e l’Iraq. Gli Stati del Levante formano un’altra area differente, unita da somiglianze geografiche, un’esperienza storica comune – specialmente il dominio Ottomano-, e anche un dialetto arabo quasi uniforme.

L’Egitto, che in molti aspetti è il centro della ‘zona’ araba di cultura islamica, è piuttosto distinto e differente da altre regioni. La stessa fisionomia e anatomia delle sue genti, così come le abitudini e la morale, riflettono un antico passato che fu totalmente islamizzato e arabizzato, e che successivamente subì una notevole influenza turca, la quale si riflette in certi aspetti della sua arte e delle sue abitudini quotidiane.

Sono inoltre molto differenti, nella parte orientale del mondo arabo, le regioni meridionali della penisola arabica. Lo Yemen, che fu l’unica terra di questa regione che abbracciò l’Islam pacificamente, ha conservato i suoi antichi modelli culturali sedentari, puramente arabi, che si riflettono nella sua caratteristica architettura e pianificazione urbana. Esso rappresenta una ‘zona’ culturale chiaramente distinguibile da altre parti dell’Arabia per gli aspetti visivi della sua arte, così come per le espressioni intellettuali e letterarie dei suoi abitanti. Ugualmente, Hadramaut e Aden, così come Muscat e l’Oman, hanno formato nel corso dei secoli una ‘zona’ culturale differente, relazionata da una parte al loro retroterra arabo e dall’altra all’Oceano Indiano, con i quali sono sempre stati strettamente vincolati.

In quanto all’Iraq, anch’esso rappresenta un pezzo singolare della parte orientale del mondo arabo. Metà sunnita e metà sciita, include importanti minoranze non arabe, specialmente curdi e persiani, ma anche assiri, ecc. E’ erede delle grandi civiltà dell’antica Mesopotamia e durante gli ultimi secoli ebbe la strana esperienza storica di essere situato tra due potenti imperi, quello Ottomano e quello Safavide, trovandosi governato in maniera alternata dall’uno o dall’altro. Per queste e altre ragioni anche l’Iraq è un’area differente all’interno della ‘zona’ araba orientale di cultura islamica.

La parte occidentale del mondo arabo, o la regione tradizionalmente conosciuta come al‑Maghrib e che si estende dalla Libia fino all’Atlantico, è sempre stata una regione con caratteristiche peculiari. Prova di questo è il dialetto dell’arabo parlato in questa area, lo stile della calligrafia, dell’architettura e dell’urbanesimo, e la presenza di berberi che si sono mescolati con la popolazione araba creando una sintesi unica. Anche l’uso dei numeri arabi come conosciuti in Occidente, piuttosto che i primi ‘numeri indiani’ (al‑arqâm al-hindiyyah) che si utilizzano nelle terre orientali dell’Islam, si limita, all’interno del mondo islamico, alla regione del Maghrib. C’è, comunque, molto di puramente arabo in questa regione, che in molti aspetti è molto meno tinta di influenze non arabe rispetto ad altre zone più ad est. Una città come Fez possiede un carattere più arabo di qualsiasi città situata al di fuori dell’Hijaz, mentre le città e popoli completamente bianchi che caratterizzano questa regione riflettono la beatitudine sepolcrale associata con la purità dell’anima del Santo Profeta.

All’interno del Maghrib bisogna osservare un’altra distinzione tra l’area che si estende dall’ovest della Libia fino all’est dell’Algeria e il territorio situato all’ovest di questa area, da Tlemcen fino alla costa atlantica, e che comprende tutto il Marocco, unica zona che oggi riceve il nome di Maghrib. Anche la Spagna meridionale, o Andalusia, apparteneva a questa regione prima di cessare di appartenere a mani musulmane, e di fatto l’Andalusia e altre regioni spagnole conservano ancora oggi profondi legami culturali con il Marocco. In questa regione più lontana del Maghrib, chiamata tradizionalmente al‑Maghrib al‑aqsâ, si è imposta una profonda omogeneità dovuta a una lunga storia comune dominata dal governo di famiglie appartenenti alla casa del Santo Profeta, la continua interazione con elementi nomadi, e una combinazione unica con la popolazione berbera. In aggiunta, molti aspetti dell’arte islamica, quali l’architettura, il giardinaggio, la calligrafia e altri, raggiunsero un eccellente livello di sviluppo, mentre la preservazione di alcune delle fasi più antiche della cultura islamica, come l’abito maschile che riflette gli antichi modelli di Medina, ha contribuito a questa unità culturale. Anche la cucina di questa area è piuttosto differente e riflette il lungo sviluppo dell’arte culinaria nell’Andalusia e nello stesso Marocco.

In tutto il mondo arabo esistono aree culturali locali marcate da legami etnici, linguistici o religiosi di natura speciale. Nel nord dell’Africa, le aree berbere sono note per la loro particolare importanza culturale. Possiedono un loro specifico linguaggio e loro specifiche espressioni artistiche, così come lineamenti fisici indicativi che formano una zona culturale propria. Bisogna menzionare, ugualmente, altri gruppi che vivono ai confini del Sahara, come i Tuareg, abitanti il sud dell’Algeria ma che, come i berberi, vagano per zone molto più ampie.

Nell’oriente arabo esistono prima di tutto speciali comunità religiose come i Nusairi e gli ‘Alawiti di Siria, che sono state anche isolate geograficamente durante le epoche, e i Drusi, che costituiscono una comunità differente non solo dal punto di vista religioso ma anche etnico. Per tutto il Vicino Oriente si trovano molte di queste comunità che possiedono modelli culturali propri all’interno della matrice più grande della cultura islamica. A queste possono aggiungersi, in un certo senso, le comunità arabe cristiane di Egitto, Siria, Libano, Giordania, ecc., le quali, sebbene non siano islamiche, si sono integrate nel mosaico della cultura islamica, come lo hanno fatto anche i giudei orientali tradizionali, che hanno vissuto per secoli in seno al mondo islamico.

Di conseguenza, all’interno del mondo arabo, che è in sé una delle ‘zone’ principali di cultura islamica, si possono segnalare prima di tutto la divisione principale dell’est e dell’ovest e poi, all’interno di ogni area, le aree più locali che sono state menzionate. Ma tutta questa area è unita, al di là delle varie culture locali, dall’uso della lingua araba come lingua materna e da un’adesione alla rivelazione coranica che sembra quasi ‘razziale’, nel senso che è unita alla storia degli arabi come popolo. Per quanto possa apparire strano, questo sentimento di appartenenza alla razza araba è sentito molto più dall’uso della lingua araba che tracciando genealogie reali, giacché in questa parte del mondo islamico le considerazioni linguistiche dominano completamente su quelle razziali ed etniche, e in gran misura le determinano, grazie soprattutto allo speciale potere spirituale donato a questa lingua dall’esser stata scelta come veicolo della rivelazione dell’Islam.

La seconda zona importante di cultura islamica, vale a dire quella iraniana, rappresenta un campo ancora più diverso di quello arabo. Si caratterizza per il suo carattere linguistico ed etnico indo-iranico, per il predominio della cultura islamica persiana e, per molto tempo, della stessa lingua persiana. Il centro di questo mondo è stato sempre l’altopiano iranico, che si estende dall’Iraq all’Asia Centrale. E’ qui che si formò la cultura islamica persiana classica e da dove si diffuse per molte terre vicine e lontane. Questa ‘zona’ di cultura islamica include in primo luogo l’attuale Iran o Persia, ma anche l’Afghanistan, il Tajikistan e certe parti del Pakistan e del Caucaso. Questa area, che corrisponde alla terra natale della Persia tradizionale, è erede di un’unica esperienza storica, utilizza la stessa lingua persiana (o darî) e possiede quasi le stesse tradizioni artistiche. La sua musica e la sua poesia appartengono allo stesso mondo, e anche la sua cucina riflette lo stesso ambiente culturale.

L’Iran stesso è culturalmente omogeneo ed è strettamente unito, e i suoi vincoli con le aree adiacenti, che durante tanti secoli formarono parte dello stesso insieme, continuano ad essere profondi. Inoltre si può distinguere dal resto di quest’area culturale per il fatto che in esso predomina la Shi’a duodecimana, mentre il resto di questa ‘zona’ è principalmente sunnita. Gli effetti della Shi’a possono rilevarsi molto più in là di quello che abitualmente si intende con il campo religioso e possono osservarsi nella maggioranza degli aspetti della vita culturale persiana attuale. Quello che in realtà oggi distingue culturalmente la Persia e Afghanistan è che la prima è principalmente sciita con minoranze sunnite e quest’ultimo è sunnita con una minoranza sciita.

Nella periferia di quest’area si possono rilevare altre regioni di origini iranica ma con caratteristiche locali distinte, generalmente definite dal punto di vista linguistico o etnico, o da entrambi gli aspetti congiuntamente, aree come il mondo curdo, che in sé stesso è una regione culturale situata all’interno e tra i più ampi mondi persiano, iracheno e turco. I curdi sono tra i gruppi iranici più puri, e precisamente perché sono rimasti, grazie al loro isolamento, relativamente immuni da influenze esterne, conservando così la propria identità originale. Come esempi di altri gruppi di natura simile potremmo citare i baluci, che vivono in Iran e Pakistan, e le genti di lingua pashtu, che vivono in Afghanistan e Pakistan.

Nel mondo culturale iraniano, come in quello arabo, esistono inoltre numerose piccole unità culturali associate con comunità che, o sono rimaste isolate geograficamente, o appartengono a scuole o sette religiose particolari. A parte i gruppi non islamici, che nella maggior parte presentano un caso simile a quelli che si trovano nel mondo arabo, ci sono anche gruppi come gli Ahl Haqq, gli ‘Ali-allahi, estesi in varie regioni montuose della Persia, e la popolazione, recentemente convertita, del Kafiristan, oggi ribattezzata Nuristan, in Afghanistan.

E’ inoltre di particolare interesse, come zona culturale differente in questa regione, tutta l’area situata attorno al Golfo Persico, tanto nel lato persiano che in quello arabo. A causa di lunghi periodi di stretta associazione e sottomissione a diverse forme di influenze provenienti da India e Africa, gli abitanti delle aree che circondano il Golfo Persico hanno sviluppato caratteristiche culturali proprie. La loro arte e architettura possiedono un carattere molto particolare. Nelle loro pratiche religiose popolari hanno adottato certi ‘temi’ africani e indiani che non si trovano in nessun’altra parte del mondo arabo o della Persia. Perfino la loro fisionomia rivela un miscuglio singolare di sangue arabo, persiano, indiano e nero-africano. Comunque la si voglia considerare, non vi è dubbio che l’intera area che circonda il Golfo Persico rappresenta una regione culturale originale, sebbene naturalmente sia inseparabile dal mondo persiano da una parte e quello arabo dall’altra.

Il resto del mondo ‘indo-iranico’, che include il Pakistan, parti dell’India, Bangladesh e parti dello Sri Lanka, è caratterizzato nella sua maggior parte come zone nelle quali l’Islam, giungendo attraverso elementi culturali persiani, ha trasformato la cultura indi soggiacente. Ogni zona può inoltre in generale distinguersi linguisticamente e geograficamente. Per esempio c’è una cultura islamica sindhi, un’altra punjabi, e altre gujuratì, kashmiri o bengalì. In questo vasto e diverso mondo, la tipologia della cultura islamica può essere studiata principalmente alla luce di criteri linguistici e geografici, e dal grado in cui l’Islam è penetrato in ogni area in questione. Per esempio l’influenza dell’Islam nel nord fu molto maggiore che nel sud; ed inoltre, in certe aree del nord come Bangal, è sorta una cultura islamica significativa, mentre in altre, come il Rajasthan, la sua diffusione fu più limitata e non ha dato vita alla fioritura di un nuovo ramo della cultura islamica.

In quasi tutte le aree del mondo indiano che rientravano sotto il dominio della cultura islamica l’influenza della stessa religione dell’Islam e della letteratura persiana fu fondamentale. Molte delle forme di letteratura islamica create nel subcontinente, come quella del Sindhi, del Punjab, del Kashmir, del Bengala, del Gujurat, ecc., vennero prodotte seguendo coscientemente il modello persiano, mentre la principale nuova lingua islamica che apparve nel subcontinente, vale a dire l’urdu, fu il frutto dell’unione delle lingue indie e del persiano, con l’aggiunta di alcuni elementi turchi. Curiosamente, questa lingua, che nacque nella zona di Delhi, non rimase circoscritta geograficamente, come accaduto con altre lingue islamiche del subcontinente. Con la fondazione del Pakistan diventò la lingua ufficiale del nuovo Stato islamico e la sua maggior fonte di influenza fu verso ovest. Per tanto, malgrado la sua importanza capitale per la cultura islamica nel subcontinente, non può intendersi allo stesso modo delle lingue più locali come indice di un’area culturale locale all’interno della vasta cornice della cultura islamica del subcontinente indiano.

E’ inoltre necessario richiamare l’attenzione verso gruppi religiosi minori del subcontinente, come accade nel mondo arabo e persiano. E’ di particolare importanza a questo riguardo la comunità sciita duodecimana dell’India e del Pakistan, che ha dato un colore culturale caratteristico a certe aree come Lucknow. Anche all’interno della comunità ismaelita, sia i seguaci dell’Âgâ Khân sia i Da’udis costituiscono comunità strettamente coese con caratteristiche culturali che le separano come entità culturali distinte all’interno della comunità islamica generale. In minor misura lo stesso può dirsi dei membri di alcuni degli ordini sufi più popolari dell’India, come i Chishti, che hanno creato comunità proprie, sebbene con peculiarità culturali facilmente distinguibili.

Se si accetta la concezione bipolare della civiltà islamica, allora il mondo turco appartiene culturalmente alla zona ‘iranica’ di questa civiltà. Ma in sé è un vasto e variegato campo culturale che abbraccia molte aree e popoli e mostra una grande diversità. Il contatto dei turchi con il mondo islamico risale alle conquiste arabe dell’Asia Centrale nel primo/settimo secolo. Anche prima di questo periodo i turchi avevano avuto stretti contatti con i Sassanidi e vari popoli iranici delle aree vicine. L’alfabeto uighur fu preso dai turchi dai Sogdiani e aiutò a diffondere diverse correnti culturali tra le tribù turche. Nel secondo/ottavo secolo, l’Islam si era consolidato fermamente in Transoxiana e gli arabi erano avanzati verso zone particolarmente remote come le montagne del Pamir e T’ien‑Shan.

Gli eserciti arabi avanzarono inoltre nel Caucaso, e nella valle del Volga presero contatto con i khazari turchi, alcuni dei quali abbracciarono l’Islam pacificamente. Più a nord ancora, verso il terzo/nono secolo, anche i bulgari abbracciarono l’Islam grazie ai loro contatti con il Khwarazm. Questa stessa regione diventò una fonte di schiavi per il mondo islamico, e la presenza di schiavi turchi finì per creare in varie regioni islamiche a dinastie di schiavi, come quelle dei Ghaznavidi e dei Mamelucchi. Questi ultimi continuarono a ricevere schiavi dai turcomanni e turchi Qipchaq e solo più tardi si rivolsero alla Circassia. Quanto alla stessa Transoxiana e alle terre situate più in là, l’islamizzazione dei turchi avanzò ininterrottamente, in modo tale che verso il decimo/sedicesimo secolo quasi tutti i turchi dell’Eurasia erano musulmani. L’Islam, che si estese principalmente per mezzo di santi sufi, rimpiazzò tra i turchi lo Sciamanesimo, il Buddismo, il Manicheismo e il Cristianesimo, e fece delle popolazioni di lingua turca una delle componenti più importanti del mondo islamico.

Le genti che parlano le diverse forme di turco non costituiscono, comunque, un’unica zona culturale. Quelle dell’Asia Centrale e Transoxiana, nelle quali l’elemento etnico turco e i fattori culturali persiani sono profondamente mescolati, formano una zona culturale distinta, marcata anche dalla presenza di forti elementi nomadi. La figura che, più di qualsiasi altra, unisce culturalmente e spiritualmente turchi e persiani è Jalâl al‑Dîn Rûmî, che proveniva dalla regione del Khorasán, nella quale le due zone della cultura islamica, vale a dire quella persiana e quella turca, si incontrano. La regione centroasiatica contiene ugualmente elementi mongoli che non si trovano in altre ‘zone’ turche di cultura islamica.

La regione culturale più importante del mondo di lingua turca è, naturalmente, la stessa Turchia, cuore dell’Impero Ottomano e ponte principale tra Europa e Asia. Questa area, che include non solo la Turchia, ma anche certi territori contigui come le terre di frontiera con la Siria, parti di Cipro e certe aree della Grecia prossime alla frontiera turca, sono caratterizzate da un’unione tra l’Islam nella sua forma turca e tutta l’eredità del passato bizantino.

Nella musica e nella letteratura, così come in molte delle arti plastiche, è strettamente legata al mondo persiano, mentre mostra caratteristiche proprie nella sua architettura e nella sua pianificazione urbana. Questa regione è inoltre segnata dalla presenza di un gran numero di ‘Alawiti nella sua parte orientale, che è da distinguere in questo aspetto come area culturale, sebbene completamente integrata, in altri aspetti, nei modelli culturali turchi.

Un’altra regione che possiede un carattere turco, ma di tipo differente dalla Turchia e dall’Asia Centrale, è il Caucaso. Questa regione si compone di elementi turchi e persiani, così come di elementi armeni e georgiani. Nella sua composizione etnica, come anche nel gusto della sua vita artistica, denota un’area culturale distinta legata alla Persia e alla Turchia, che costituisce il suo legame di unione con il resto del mondo islamico.

Sebbene etnicamente differenti, le aree islamiche dei Balcani, specialmente quella della ex Yugoslavia e dell’Albania, sono profondamente impregnate della forma turca di cultura islamica. La diffusione in essa di vari ordini sufi turchi, l’adozione della scuola giuridica Hanafita come i turchi, l’elaborazione di gran parte della propria letteratura religiosa secondo un modello turco, la sua emulazione dell’architettura delle moschee turche e molti altri elementi, hanno fatto sì che quest’area di cultura islamica dei Balcani sia stata strettamente associata nel corso dei secoli con il mondo turco.

Anche nell’altro estremo del mondo islamico si può osservare un fenomeno simile. L’Islam cinese è sempre stato in contatto diretto con il mondo turco, e di fatto i musulmani lo hanno visto nel corso dei secoli come un’estensione di questo mondo, chiamando la terra dei musulmani cinesi, la Cina occidentale, “Turkestan orientale” (Turkistân‑i sharqî). Essa ebbe, ugualmente, presenze islamiche a Canton in un’epoca tanto remota come è il secondo/ottavo secolo e in quell’epoca i commercianti arabi (Ta‑shi) e persiani (Po‑se), che erano ben conosciuti in quella provincia, erano giunti in Cina per via marittima. Ma la principale comunità islamica era situata alla fine della via della seta, nella Cina occidentale, collegata con il resto del mondo islamico dalla lunga rotta terrestre. Questa area particolare di cultura islamica è rimasta particolarmente differente nel corso dei secoli ed ha prodotto una propria letteratura, notevole ma poco studiata, mantenendo al tempo stesso uno stretto contatto con i principali filoni della letteratura islamica. I musulmani cinesi spesso leggevano il Sacro Corano con commentari persiani, conoscevano bene Sa’dî e inoltre coltivavano lo studio del turco. Allo stesso tempo adottarono, nella loro cultura, per esempio nella loro architettura, elementi chiaramente cinesi.

Il mondo culturale malese, che si estende dalla Malesia e l’Indonesia fino al sud delle Filippine, è un’altra vasta e diversa ‘zona’ culturale all’interno del mondo islamico, qualcosa di più omogeneo etnicamente rispetto ad altre aree, ma che comunque mostra ampie varietà. L’Islam possiede una lunga storia in gran parte della regione, mentre in alcune aree dell’interno il processo di islamizzazione è ancora in corso. La religione islamica giunse per la prima volta in questa parte del mondo nel settimo/tredicesimo secolo, quando elementi islamici indiani raggiunsero Sumatra. Nel nono/quindicesimo secolo l’Islam iniziò a diffondersi a Java, sostituendo gradualmente l’impero indù-buddista che si stava sgretolando, ma che ha lasciato fino ad oggi il suo impatto nella vita culturale di parti dell’Indonesia. La diffusione dell’Islam ebbe luogo in quelle terre essenzialmente per mezzo dell’attività di santi e commercianti. I suoi primi centri di importanza furono Malacca e, a partire dal decimo/diciassettesimo secolo, Acheh. I commercianti arabi iniziarono a giungere ogni volta in maggior numero in quell’area, diffondendo l’Islam in direzione orientale fino al Borneo, alle isole Sulu, alle Molucche e alle Filippine. Si intensificarono le relazioni con il mondo arabo, specialmente con la regione di Hadramaut, lasciando un’impronta speciale nella zona.

Inoltre, nell’undicesimo/diciassettesimo secolo, intense correnti del Sufismo provenienti dal mondo persiano penetrarono nella regione, e fu Sumatra insieme con la parte meridionale della penisola malese la base da dove la maggior parte di queste influenze si diffusero verso le altre isole.

Quello che apparve come risultato di queste forze complesse è una ‘zona’ culturale che in molti aspetti è unica nel mondo islamico. Il complesso malese-indonesiano adottò la legge Shafi’ita, ma restringendo la sua applicazione al campo familiare, mentre altre istituzioni della Sharî’ah che si trovano in quasi tutti i luoghi del mondo islamico non si svilupparono mai. In certe regioni, l’adozione dell’Islam iniziò a partire dalla dimensione esoterica, muovendosi poi verso quella exoterica, ma questo processo tuttavia non ha abbracciato l’insieme della società. Anche le scuole tradizionali (madrasah) sono state più simili a centri sufi (khânaqâh) che a scuole di insegnamento religioso formale. Ci sono inoltre molte cose peculiari nella sua arte. La musica e le arti plastiche e anche la danza e il teatro sono reminiscenze del passato indù e buddista, e anche di quello indigeno più antico che, sebbene tradizionali, non sono state islamizzate completamente. Questo è visibile anche nell’architettura delle moschee, che accoglie molti elementi dello stile locale assieme ai principi universali dell’architettura islamica che si trovano in tutto il resto del mondo islamico. Comunque, a partire dal tredicesimo/diciannovesimo secolo, quando si produsse un contatto più stretto con l’Arabia e La Mecca, grazie soprattutto al rito del Pellegrinaggio che svolge un ruolo particolarmente cruciale nell’Islam malese, si introdusse una nuova ondata di islamizzazione delle forme. Molte pratiche locali, tra le quali la chiamata alla Salat con un tamburo, ancora sussistono.

In questa regione si parlano numerose lingue, tra le quali il malese è di gran lunga la più importante; oggi è la lingua nazionale di Malesia e Indonesia, sebbene in Indonesia si scriva con l’alfabeto latino. In Malesia si usa sia l’alfabeto latino che quello arabo. Questa lingua si impregnò profondamente di termini arabi e fu influenzata dalla letteratura islamica classica, tanto araba quanto persiana. Essa continua ad essere un fattore culturale centrale in questo mondo e integrando gli aspetti etnici e artistici che uniscono tra loro le genti del mondo malese.

Vale la pena di aggiungere che la Malesia differisce in parte dall’Indonesia, nel senso che possiede un’importante popolazione indiana e cinese che non è musulmana, mentre l’Indonesia è musulmana al 90%. Ma questo fatto è di origine storica recente, visto che la maggior parte della popolazione non musulmana della Malesia venne portata in questa regione dai britannici a partire dal secolo passato. Comunque, malgrado queste minoranze, Malesia e Indonesia possiedono una profonda unità culturale tra loro e con i musulmani più orientali. Questa unità si basa su un retroterra comune che persiste a dispetto dei cambiamenti causati nella zona dalla presenza di britannici e olandesi durante gli ultimi secoli.

Nel mondo malese Singapore occupa una posizione culturale piuttosto speciale, viste anche le profonde radici storiche. Per almeno due secoli Singapore è stato il centro da dove i pellegrini malesi hanno viaggiato verso Mecca, il luogo dove persone dell’intera regione si sono incontrate per scambiare le proprie idee e dove molti eminenti sapienti musulmani di Hadramaut, così come dell’India, hanno risieduto e hanno impartito l’educazione islamica al più alto livello. L’atmosfera metropolitana di Singapore influenzò così l’intera area. Di fatto fu il centro nel quale sorsero i principali movimenti islamici che influenzarono Malesia e Indonesia agli inizi di questo secolo. Continua ad essere fino ad oggi un’area culturale particolarmente cosmopolita, nella quale si incontrano molte religioni, ma dove si conservano anche i più profondi contatti con i centri principali del mondo islamico.

Il mondo dell’Africa nera è stato in contatto con il mondo islamico sin dai giorni del Santo Profeta (S) e possiede alcune delle comunità islamiche più antiche. Ma è anche l’area nella quale l’Islam si è diffuso più rapidamente durante il secolo scorso ed in essa di trovano alcune delle più recenti comunità islamiche. Il mondo dell’Islam nero-africano mostra una sconcertante diversità e varietà culturale in conformità con la struttura tribale della popolazione di questo continente. Comunque c’è una serenità e una qualità contemplativa nell’Islam dell’Africa nera presenti in tutte le parti e che unificano l’Islam africano, nonostante tutte le diversità incontrate nelle vaste distese di questo continente in cui l’Islam si è diffuso.

A parte il piccolo numero di musulmani che emigrarono in Etiopia nel primo periodo islamico, la prima comunità propriamente detta dell’Africa nera è, senza dubbio, quella del Sudan, dove gli arabi conquistarono i Nubians e poi i Funj. Questi ultimi, che erano emigrati verso il nord, furono gradualmente islamizzati dai sufi nell’ottavo/quattordicesimo secolo. Il Sudan è, comunque, l’unico paese dell’Africa nera nel quale i processi di islamizzazione e arabizzazione camminarono congiunti e nel quale l’arabo è oggi la lingua ufficiale. Rappresenta, per tanto, una sintesi unica in Africa e possiede per questo caratteristiche culturali speciali.

Un’altra area culturale distinta, con una lunga storia islamica, è quella che abbraccia la costa orientale e include Somalia e Zanzibar. Si dice che Mogadiscio venne fondata da immigrati provenienti da al‑Ahsa, e Zanzíbar ricevette un’importante ondata immigratoria da Shiraz e dai porti del Golfo Persico nei primi secoli della storia islamica. Questa regione ha sempre mantenuto stretti contatti con i mondi culturali arabo e persiano ed è anche strettamente legata con il clima culturale dell’Oceano Indiano. Il ruolo dei somali nomadi fu particolarmente importante nella diffusione dell’Islam nell’Africa orientale. Verso il decimo/diciassettesimo secolo questi nomadi adottarono l’Islam e a partire da allora lo portarono con loro alle regioni adiacenti.

Fino alla costruzione di strade da parte degli europei nel tredicesimo/diciannovesimo secolo, l’influenza dell’Islam nell’Africa orientale rimaneva confinata principalmente alla regione costiera. Fu qui, infatti, che apparve la lingua swahili (letteralmente costiera), che è una sintesi di bantù, arabo e persiano. Oggi è la lingua islamica più importante dell’Africa orientale e svolge un ruolo centrale nella vita culturale della regione. Ma, a partire dal tredicesimo/diciannovesimo secolo, l’Islam si è esteso verso le terre interne, aiutato anche dalla migrazione di molti indo-pakistani che hanno portato nella regione le specificità culturali della loro terra di origine, così come la Shi’a duodecimana e l’Ismailismo. Oggi, mentre la Somalia, Zanzibar e l’Eritrea sono in maniera predominante musulmane, esistono importanti minoranze islamiche in Uganda e Tanganyika, formate da neri africani e da immigrati del mondo indo-pakistano, attraverso i quali in questa regione si è creato un clima culturale unico.

Dal punto di vista della popolazione, la principale concentrazione di musulmani in Africa non si trova nell’est, ma nell’Africa occidentale, dove l’Islam si è stabilito da più di mille anni. Si diffuse in questa regione a partire dal terzo/nono secolo per mezzo di commercianti che seguivano la rotta sud del Sahara, e di santi sufi. Presto si stabilirono importanti centri islamici nel sud del Sahara e certe città come Timbuktu diventarono eminenti centri di cultura religiosa e di sapere arabo. Verso il quinto/undicesimo secolo vennero fondati vari Stati musulmani nell’Africa occidentale e gli abitanti di questa regione poco a poco iniziarono ad essere conosciuti dagli arabi con il nome di takârîr (pl. di takrúr, da Tokolor). Sorse il gran regno di Mali, con il suo più famoso governatore Mansa Mûsâ (ottavo/quattordicesimo secolo), che ottenne fama in tutto il mondo arabo. Questo periodo di dominio di Mali fu seguito dall’avvento dei Songhay, che rimpiazzarono il suo potere. A loro volta i Kanem‑Bornu entrarono nella scena della storia islamica. Sostenevano di discendere dai califfi Ummayadi e che i discendenti di questi vivevano tra loro. Come molti Stati che dovevano seguire, stabilirono strette relazioni con Marocco, Tunisia ed Egitto.

Altre importanti tribù dell’Africa occidentale abbracciarono gradualmente l’Islam. I Fulani vanno annoverati tra i suoi principali propagatori e produssero ‘ulama che portarono l’Islam fino a Kano. Gli Hausa si islamizzarono a partire dall’ottavo/quattordicesimo secolo, mentre gli Yoruba entrarono nell’Islam nel decimo/sedicesimo secolo e i Bambara diventarono una potenza musulmana nel Niger settentrionale nell’undicesimo/diciassettesimo secolo. Il modello seguito in tutta l’Africa occidentale è stato la creazione di unità culturali locali, basate su tribù o unità tribali che hanno avevano abbracciato l’Islam e che spesso hanno raggiunto prominenza politica regionale. Tra alcuni dei principali gruppi, come i Fulani e gli Hausa, si sono avute anche costanti fasi di rinnovamento islamico; numerose figure carismatiche sono apparse lasciando una profonda impronta religiosa e culturale tra i loro seguaci. La figura di ‘Uthmân dan Fodio, nel dodicesimo/diciottesimo secolo, è una tra le tante; rappresenta una caratteristica fondamentale dell’Islam africano che si osserva anche in Sudan, Somalia e altre parti.

In certe regioni dell’Africa occidentale, come il Senegal, nel tredicesimo/diciannovesimo secolo si ebbe un importante rinnovamento e nuova penetrazione dell’Islam grazie all’espansione degli ordini Sufi. Nel Senegal, la tariqa marocchina della Tijaniyyah si estese rapidamente nel corso del secolo scorso. Lo stesso accadde con un ramo particolare della Qâdiriyyah, chiamata il movimento Murîde associato al nome del suo fondatore, Ahmad Bamba. Questi ordini sono così diffusi in Senegal che si può dire che hanno dato un’impronta culturale speciale a questa regione.

Comunità islamiche si trovano anche nella maggioranza degli altri paesi africani, come il Congo, dove esse seguono lo stesso modello dell’Africa occidentale e orientale, con l’eccezione che essi rimangono gruppi minoritari a convivere a fianco del Cristianesimo e di tradizioni africane più antiche. Nel Sud Africa esiste, comunque, una situazione speciale per il fatto che in questo paese esiste una rigorosa e attiva popolazione musulmana che non è composta fondamentalmente da tribù africane locali o genti delle città, ma da un miscuglio di immigrati malesi dell’undicesimo/diciassettesimo secolo e indiani del secolo tredicesimo/diciannovesimo che sono in stretto contatto con il mondo culturale dell’Oceano Indiano. All’interno della comunità vi sono inoltre rami di molti ordini Sufi del subcontinente. La comunità islamica sudafricana costituisce, per tanto, una miscela unica, ma che possiede una stretta relazione sia con il resto dell’Islam africano che con i centri principali del mondo islamico.

Nell’insieme, la cultura islamica dell’Africa mostra un’acuta coscienza delle particolarità tribali e regionali dei popoli che hanno abbracciato l’Islam, e può dividersi in varie aree secondo i principali gruppi etnici che praticano la religione islamica. Essa è penetrata molto profondamente nell’anima dei neri africani; non è stato però causa di un processo di livellamento. Molte pratiche locali, nella misura in cui non sono contrarie alla Shari’ah, sono continuate. Quanto alla Shari’ah stessa, il suo campo di applicazione è stato principalmente la legge familiare e tutto quello che appartiene alle relazioni tra individui. Comunque, malgrado le diversità culturali locali, c’è da sottolineare che una profonda unità domina l’Islam nero-africano; essa è visibile non solo nelle qualità che mostrano i musulmani neri nella loro condotta e nel loro carattere, ma anche nell’architettura e nella decorazione islamiche, che possiedono una notevole unità in tutta questa vasta regione, nonostante le differenze etniche e storiche dei popoli che hanno abbracciato l’Islam nell’Africa nera.

Uno studio completo dei differenti ‘tipi’ di cultura islamica dovrebbe inoltre includere minoranze antiche e più piccole di paesi come quelli l’[ex] Unione Sovietica, la Finlandia, le Indie Occidentali e le minoranze di recente formazione e generalmente in crescita dell’Europa occidentale, Australia, vari paesi del continente americano, Corea e Giappone.

Bisognerebbe considerare ugualmente le trasformazioni che sta subendo la cultura islamica sotto la pressione delle forze modernizzanti e occidentalizzanti all’interno e al di fuori delle sue frontiere. Ma questi sono temi che devono essere necessariamente esclusi in un saggio così breve come il presente.

Basta dire, comunque, che malgrado i suoi molteplici ‘tipi’ e la sua divisione in molte ‘zone’, la cultura islamica mostra un’unità innegabile che è il risultato dello spirito e della forma della Rivelazione islamica e in definitiva dell’Unità Divina stessa. Nello stesso modo in cui l’intero ordine creato è il riflesso teofanico dell’Uno nello specchio della molteplicità, così i diversi ‘volti’ della cultura islamica sono altrettante eco umane del Messaggio unico, che in sé stesso è al di là dell’umano e che è l’unico che conferisce all’attività di una collettività umana gli obiettivi e i principi che la rendono meritevole di essere chiamata una cultura conforme al nobile destino dell’uomo.

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Tratto da: S.H. Nasr “Islamic Life and Thought”, 1981.

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Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Writer : shervin | 0 Comments | Category : Il pensiero islamico

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