Perché il Grande Fratello teme Qassem Soleimani: è il Che Guevara del 21° secolo

Perché il Grande Fratello teme Qassem Soleimani: è il Che Guevara del 21° secolo

Kevin Barrett*

Era il capo militare più abile del 21° secolo e al contempo un uomo dalla profonda spiritualità. Prima di ucciderlo non volevano nemmeno che ne conosceste il nome. Dopo averlo martirizzato, accortisi dell’errore, hanno impiegato ogni genere di espediente per impedirvi di scoprire la nobiltà della sua figura: un autentico Che Guevara dei giorni nostri.

Un’ondata di censura senza precedenti si è abbattuta su tutti quei milioni di persone che, sui social media, hanno voluto commemorarlo con messaggi o immagini. Non si era mai vista una così massiccia imposizione del silenzio mediatico. Le centinaia di milioni di iraniani, iracheni, libanesi, siriani, yemeniti e delle nazionalità di tutto il mondo, tutti coloro che piangono il più grande combattente antiterroristico di tutti i tempi, hanno visto violata la propria libertà di espressione: una spudorata censura istigata dai sionisti e messa in atto direttamente da Mark Zuckerberg, sodale di Netanyahu nonché proprietario di Facebook (2,2 miliardi di utenti in tutto il mondo) e Instagram (800 milioni di utenti). Sebbene non vi sia alcun modo di sapere il numero preciso dei commenti arbitrariamente cancellati dai ‘social media’, una stima realistica arriverebbe addirittura a decine di milioni di messaggi eliminati. Se inoltre includessimo in quel totale tutte le ripubblicazioni e le potenziali condivisioni non avvenute, in tal caso il totale generale lieviterebbe in maniera impressionante, lasciandoci di fronte alla più grande campagna di censura di tutti i tempi.

Perfino i resoconti giornalistici neutrali riguardanti Soleimani sono finiti sotto l’impietosa scure del censore. La Federazione Internazionale dei Giornalisti riferisce che “gli account dei giornali e delle agenzie di stampa iraniani sono stati rimossi” (da Instagram).[1] Condividere semplicemente una foto di Soleimani o un link a un sito di notizie può farti bandire o censurare.

La mia stessa pagina Facebook, con ben 5.000 amici, con ottimi riscontri da più di un decennio, è stata definitivamente rimossa avendo io pubblicato una dichiarazione e un’immagine pro-Soleimani. Assalti simili, anche se meno draconiani, hanno annientato la libertà di parola di molti dei miei amici e conoscenti americani, canadesi ed europei. I magnati sionisti dei ‘social media’ si preoccupano su come si debba seguire la folle definizione di Trump su chi sia un terrorista. La CNN ha riportato la patetica motivazione di Facebook per la censura riguardante all’affaire Soleimani: “Conformemente alla legge degli Stati Uniti, il portavoce di Facebook ha dichiarato che la società rimuove i profili gestiti da o per conto di persone e organizzazioni sanzionate“. [2]

Il mio ex profilo Facebook non era gestito da o per conto di nessun altro che il sottoscritto. Il Primo Emendamento [della Costituzione americana] presumibilmente protegge quanti fra noi manifestino opinioni divergenti da quelle del nostro governo. Pompeo pensa che Soleimani fosse un terrorista; io penso fosse un antiterrorista. Ho il diritto di dirlo e di spiegare il perché. Le sanzioni su Soleimani del Dipartimento del Tesoro, sotto controllo sionista [3], non dovrebbero conculcare il mio diritto ad esprimere una tesi dissenziente.

L’oltraggiosa esagerata censura sul caso Soleimani solleva una domanda importante: perché i milionari sionisti e i fantocci della CIA Mockingbird [4], proprietari dei nostri media, si fanno prendere dal panico per questa generalizzata manifestazione di amore verso il Generale martirizzato? Perché hanno tentato di reprimerla lanciando la più grande campagna di censura che la storia ricordi? Che cosa vogliono nascondere?

Il Generale Qassem Soleimani è stato il vero artefice della sconfitta dell’ISIS. Il Generale Soleimani, non gli odiati americani (i creatori e gli sponsor dell’ISIS), ha addestrato le truppe che hanno sconfitto i tagliagole takfiri in Iraq. Il Generale Soleimani, non i russi, ha ispirato e coordinato l’alleanza delle forze di terra che hanno aiutato Damasco a sconfiggere i mercenari che, attraverso il terrorismo, aspiravano a un “cambio di regime” in Siria.

Al Generale Soleimani va inoltre riconosciuto il merito di aver aiutato il Libano a sconfiggere gli invasori israeliani nel 2006, scongiurando da allora ulteriori tentativi di invasione. L’Asse della Resistenza del Generale Soleimani ha impedito a Netanyahu di realizzare il progetto della Grande Israele e di impossessarsi di tutti i territori tra il Nilo e l’Eufrate. L’Asse della Resistenza del Generale Soleimani ha impedito la conquista di “sette paesi in cinque anni” [5], l’obiettivo segreto del complotto dell’11 Settembre, come rivelato dal Generale [ed ex direttore della CIA] Wesley Clark. Il Generale Soleimani e il suo Asse della Resistenza hanno contribuito a ispirare la vittoria dello Yemen sul tentativo di conquista e colonizzazione dell’Arabia Saudita.

In breve, il Generale Soleimani, durante la sua vita, ha gettato le basi per l’imminente vittoria sul vero Asse del Male presente nell’Oriente islamico: l’alleanza dei genocidi sionisti della Palestina occupata con gli sceicchi playboy petro-miliardari dell’Arabia Saudita e del Golfo Persico. Quell’Asse del Male è stato responsabile dell’operazione di false flag dell’11 Settembre e delle guerre che seguirono, con la conseguente uccisione di 27 milioni di persone innocenti [6] e l’attuale catastrofe umanitaria dell’esodo dei rifugiati in Europa. L’Asse del Male sionista-saudita è responsabile della maggior parte della tratta di esseri umani nel mondo, della schiavitù infantile, del traffico di organi e molto altro. Svolge un ruolo centrale nel sostenere l’ordine neoliberista, basato sull’usura del petrodollaro, che ha sistematicamente depredato la gran parte della popolazione mondiale, incanalando tutte le ricchezze nelle avide mani di una manciata di miliardari corrotti. [7]

Allora perché il Generale Soleimani non è così amato in Occidente come Che Guevara? Dopotutto, così come non è necessario concordare con l’ideologia comunista del Che per ammirarne il nobile spirito di sacrificio, allo stesso modo non è necessario condividere la visione islamica del Generale Soleimani per apprezzarne le doti di guerriero straordinariamente puro e nobile (così come lo era il Che) pienamente conscio del suo destino di martire ma pronto ad abbracciarlo come il più agognato dei traguardi.

Il Generale Soleimani, come il Che, combatté per i deboli, gli oppressi, i miserabili della terra. La teologia di liberazione islamica possiede una parola per le persone oppresse: “al-mustad’afin” [8], un termine coranico. L’Islam invita tutti i musulmani a ribellarsi e difendere i deboli dall’oppressione (dhulm). Ecco perché il Generale Soleimani e il suo comandante in capo, la Guida Suprema della Rivoluzione Islamica Rahbar Sayyid Ali Khamenei, sono scesi sul campo per salvare i cristiani e gli yazidi dell’Iraq e della Siria dall’ISIS. Ecco perché sono scesi sul campo per salvare i palestinesi dal genocidio sionista. Ecco perché insieme a Hezbollah sono scesi sul campo per salvare il popolo libanese, in particolare gli abitanti del meridione in palese condizione di inferiorità, dagli invasori sionisti. Ecco perché hanno aiutato le forze yemenite di Ansarullah, in lotta simile a quella tra David e Golia, contro l’Arabia Saudita. Ed è per questo che hanno stretto alleanze tra l’Asse della Resistenza con base in Medio Oriente e le altre forze che combattono l’oppressione in tutto il mondo, compresi gli epigoni di Che Guevara in America Latina.

Una fabbrica in Indonesia mentre stampa magliette con l’immagine del Martire Soleimani

Perché il Generale Soleimani – nell’Oriente islamico una figura più grande del Che e di Malcolm X messi insieme – non ha ancora raggiunto lo status di icona che possiede il Che in Occidente? 

Uno dei motivi è che è morto meno di un mese fa. Il Che non è diventato icona in una notte. Quando venne assassinato dalla CIA, il 9 ottobre 1967, Che Guevara sarebbe caduto all’oblio…o così credevano i suoi assassini:

Cinquant’anni fa i funzionari statunitensi…considerarono la cattura e l’esecuzione di Che Guevara come probabilmente la più importante vittoria degli Stati Uniti su Cuba e sulla sinistra militante dell’America Latina durante l’era dell’intervento USA e della guerra di contro-insurrezione negli anni ’60.”[9]

Nel 1967 il Che fu pianto a Cuba, in Russia e in Cina, anche se non con l’intensità ed il calore con cui il Generale Soleimani è ora pianto in Iran, Iraq, Libano, Palestina, Siria e altri paesi a maggioranza musulmana. Ma nell’Occidente del 1967 era solo la frangia comunista a preoccuparsi della morte del Che. I mezzi di comunicazione ufficiali, anche se un po’ meno controllati di quanto non lo siano ora, non hanno certamente favorito il movimento che ha reso celebre il Che. Ma nonostante la censura generalizzata, l’opinione pubblica ha scoperto gradualmente che il Che era un eroe e i suoi assassini della CIA dei furfanti, allo stesso modo in cui hanno scoperto più di recente che Jeffrey Epstein non si è suicidato.

Nonostante l’oramai screditata autorevolezza dei mezzi di comunicazione ufficiali, il Grande Fratello non si è arreso. Oggi i media ufficiali, che come i ‘social media’ sono in gran parte di proprietà e gestiti da sionisti [10], ripetono all’infinito le parole pavloviane anti-Soleimani. I repubblicani definiscono assurdamente Soleimani un “terrorista” (quando in realtà era il più grande militante antiterrorismo del secolo [11]). In apparente contrasto, i democratici puntano sempre a dissociarsi secondo la formula dettata dai sionisti: “Non era un brav’uomo, ma…”. Tutto ciò è progettato per mantenere una finestra di Overton che escluda qualsiasi valutazione positiva di Soleimani e del suo lascito profondamente ispiratore.

Perfino la sinistra più attiva contro la guerra all’Iran si è sentita in obbligo di evitare ogni commento positivo su Soleimani e la Repubblica Islamica. (Forse perché anche loro, come i mezzi di comunicazione ufficiali, sono invasi da “soft sionisti”?)

Il 25 Gennaio ho partecipato a una manifestazione “No alla guerra all’Iran” a Madison, nel Wisconsin [12], una delle oltre cento tenutesi in tutto il mondo. Gli organizzatori locali erano una coalizione di gruppi di sinistra. Sebbene la maggior parte di quanto gli oratori hanno detto fosse relativamente corretto, quantomeno rispetto al discorso dei media ufficiali, dal podio non è stata pronunciata una sola parola positiva su Soleimani. Un oratore ha persino intonato “Non sosteniamo il governo iraniano!” L’ho subito criticato: “Sì, lo facciamo!”, suscitando una risposta mista dalla folla. (Un paio di organizzatori si sono palesemente infastiditi mentre altri due mi hanno avvicinato sussurrando “hai ragione”, spiegando che provenivano dal Gruppo X, il Fronte Popolare della Giudea, una formazione consapevole del ruolo governo iraniano nella lotta contro il capitalismo neoliberista; mentre l’oratore era un membro del gruppo Y, il Fronte del Popolo della Giudea, sostenitori delle rivoluzioni colorate. Ho preso mentalmente nota di schierarmi con il Fronte Popolare della Giudea contro il Fronte del Popolo della Giudea se fosse mai scoppiata una rissa di strada).

Poiché l’ala sinistra odia Trump, teoricamente dovrebbe amare la nemesi di Trump, l’Iran Islamico. (“Il nemico del mio nemico” e quel che ne segue). L’Iran è inoltre il paese socialista di maggior successo accanto alla Cina [13]. Cosa ha che la sinistra non dovrebbe amare?

La risposta, in una parola: religione. Il socialismo iraniano, come la sua politica estera “di difesa degli oppressi e lotta agli oppressori“[14], è guidato dai principi islamici. L’ordinamento governativo iraniano è inoltre una teocrazia, perlomeno nel ricco significato di quel termine che ne da Peter Simpson [15]. Simpson spiega che teocrazia non significa dominio assoluto da parte di un gruppo religioso; si riferisce invece semplicemente a un ordinamento politico, come quasi tutti quelli antecedenti il Diciannovesimo secolo, in cui il potere mondano (re, oligarchi, senatori, ecc.) è bilanciato da un potere spirituale (la Chiesa, ulama‘, ecc.). Simpson sostiene in modo persuasivo che la teocrazia è un sistema migliore e tende a produrre una società più giusta, equa e libera rispetto ai moderni sistemi “liberali secolari”, che in realtà sono oligarchie tiranniche sotto mentite spoglie.

La Repubblica Islamica dell’Iran comprende sia un potere mondano secolare (il Parlamento e il Presidente eletti, i funzionari regionali e locali, i militari iraniani regolari) sia un potere spirituale (la Guida Suprema con il Consiglio degli Esperti e i sapienti religiosi ufficiali, i sapienti religiosi in generale, le Guardie Rivoluzionarie, le forze volontarie dei Basij [16]). Tutte queste forze lavorano insieme, a volte goffamente, a volte armoniosamente, in un sistema incredibilmente intricato di controlli ed equilibri.Il risultato netto è una società inequivocabilmente libera, molto più libera di ogni altra realtà nell’Occidente di oggi. Quello che intendo con ciò è che la finestra di Overton è più ampia, per ordine di grandezza, in Iran che negli Stati Uniti o in qualsiasi altro paese occidentale. L’Iran è animato da ogni genere di dibattito; per strada, in taxi, tra gli studiosi religiosi a Qom e Mashhad, nelle università (dove più di qualche bambino viziato della classe media non ha idea di quanto sia fortunato), in televisione (dove lo show di Nader Talebzadeh [17] fa vergognare i talk-TV americani) e ovviamente nelle conferenze di “New Horizon” [18], tutto punta ineluttabilmente a una conclusione: il principale intellettuale cattolico americano E. Michael Jones ha ragione quando definisce Teheran “la capitale del mondo libero”.

Gli iraniani hanno qualcosa di cui veramente lamentarsi? Sicuro: il traffico. Sembra che quasi tutti a Teheran possano permettersi una macchina. Colpita dalle sanzioni più brutali della storia, la Repubblica Islamica dell’Iran ha imparato a fabbricare proprie automobili e a lanciare i propri satelliti nello spazio. A partire dal 2013, durante le mie visite annuali, ho riscontrato una crescita economica inaspettatamente vivace: nuove costruzioni, efficienti infrastrutture, la già menzionata sovrabbondanza di automobili private, progresso scientifico, centri di ricerca all’avanguardia con attrezzature mediche autoprodotte in barba alle sanzioni, insomma una fervida produttività paragonabile al boom della Turchia ed anni luce avanti ad un Marocco non sanzionato e fortemente sostenuto dall’Occidente. L’Iran ha sconfitto le sanzioni attraverso la sua economia di resistenza: “Invece di acquistarlo dall’Occidente, costruiamolo da soli”.

E poi c’è l’industria cinematografica iraniana. Operando con budget ridicolmente inferiori rispetto a Hollywood o persino a Bollywood, i film iraniani sono generalmente di qualità estetica e spirituale considerevolmente più elevata rispetto alle produzioni commerciali americane o indiane. Ciò è in parte dovuto al fatto che la società da cui nascono questi film è rimasta umana, mentre l’ipermaterialista ultra-capitalista USA (come anche l’India urbana) produce film il cui scopo principale è guadagnare soldi stimolando il vizio piuttosto che la virtù.

I mercanti del vizio stanno spendendo miliardi di dollari al fine propagare in Iran pornografia, iperconsumismo e altre simili forme di veleno: essi prendono di mira i giovani nella speranza di infettarli inoculando loro i valori decadenti e degenerati dell’Occidente. Un vero esercito di bombaroli e spargitori di sangue, sto parlando del MEK (una setta terroristica che combina le peggiori caratteristiche dei Moonies e dell’ISIS) appoggiati da Stati Uniti e sionisti, è al lavoro per far esplodere gli iraniani nelle moschee e nei mercati. Si contano almeno 20.000 vittime innocenti uccisi in attentati e massacri da parte del MEK e delle forze annesse.

Il MEK è universalmente odiato in Iran. Il Generale Soleimani era amato quasi universalmente. La decisione dell’Amministrazione Trump di formalizzare un’alleanza con il primo mentre martirizzava il secondo può essere considerata la “campagna di cuori e menti” più tragicomicamente inefficace di sempre. I suoi riflessi si estenderanno oltre l’Iran, dove il lutto dell’intera popolazione per Soleimani ha unito il paese come mai prima, all’Iraq, dove anche lì ha unito il popolo in una fiera risoluzione ad espellere le forze di occupazione americane. Anche la Siria piange il Generale Soleimani e odia ancora di più l’America per l’omicidio commesso. Mentre tutti questi paesi (ed altri ancora) si mobilitano per la “vendetta di Soleimani” – la completa espulsione di tutti gli americani e sionisti dalla regione – nell’immaginazione globale il Generale Qassem Soleimani emergerà gradualmente al rango di Che Guevara del 21° secolo.

Alla fine, tuttavia, vi sarà una differenza molto significativa tra i lasciti del Che e quelli di Soleimani. Almeno per il prossimo futuro, il Che rimarrà un bellissimo perdente…mentre il Generale Qassem Soleimani sarà il vincitore.

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NOTE

1] Cfr. https://www.ifj.org/media-centre/news/detail/category/press-releases/article/iran-journalists-demand-end-to-censorship-of-iranian-media-on-instagram.html

2] Cfr. https://orinocotribune.com/facebooks-soleimani-ban-flies-in-face-of-first-amendment/

3] Cfr. https://www.veteranstoday.com/2019/10/03/bye-sigal/

4] Cfr. https://www.wanttoknow.info/mass_media/operation-mockingbird

5] Cfr. https://www.globalresearch.ca/we-re-going-to-take-out-7-countries-in-5-years-iraq-syria-lebanon-libya-somalia-sudan-iran/5166

6] Cfr. https://www.patreon.com/posts/gideon-polya-on-14190770

7] Cfr. https://www.rt.com/business/478674-billionaire-report-gap-oxfam/

8] Cfr. https://www.utrujj.org/defending-the-weak-and-helpless/

9] “La morte di Che Guevara declassificata”: un promemoria top-secret della CIA mostra che i funzionari statunitensi consideravano la sua esecuzione una vittoria cruciale, ma si sbagliavano nel credere che le idee di Che potessero essere sepolte insieme al suo corpo. Cfr. https://www.thenation.com/article/archive/the-death-of-che-guevara-declassified/

10] Cfr. https://mondoweiss.net/2008/02/do-jews-dominat/

11] Cfr. https://www.veteranstoday.com/2019/10/05/soleimani/

12] Cfr. https://www.channel3000.com/protesters-oppose-u-s-sanctions-on-iran/

13] Cfr. https://thesaker.is/iran-socialisms-ignored-success-story/

14] Si tratta di un hadith del cugino e genero del Profeta dell’Islam, l’Imam ‘Ali (as), contenuto nella celebre raccolta di suoi detti, lettere e sermoni intitolata “Nahjul-Balagha”. Nello specifico, si tratta di un passo della lettera-testamento indirizzata al figlio Hasan (as). [NdT]

15] Cfr. https://www.patreon.com/posts/peter-simpson-on-31998232

16] Cfr. https://iranian.com/2018/07/10/irans-basij/

17] Cfr. https://twitter.com/NadersShow

18] Cfr. http://newhorizon.ir/

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* Kevin Barret è un arabista e islamologo statunitense, già laureato in letteratura inglese, francese e africana. Ha insegnato lingua francese e araba, letteratura africana e inglese, studi umanistici e studi religiosi in diversi college e università degli Stati Uniti. Dal 2006, in seguito alle sue posizioni critiche rispetto alla versione ufficiale dell’11 Settembre e sulla natura e condotta del regime israeliano, su pressioni di lobby sioniste come l'”Anti Defamation League”, gli è stato proibito di poter continuare ad insegnare nell’Università del Wisconsin. Autore di tre opere, attualmente lavora come conduttore radiofonico.

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Fonte: https://www.unz.com/kbarrett/why-big-brother-fears-qassem-soleimani-hes-the-che-guevara-of-the-21st-century/

Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Writer : shervin | 0 Comments | Category : Attualità, politica e società , Novità

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