Uno sguardo alla condotta morale del Profeta dell’Islam (quarta parte)

L’ESEMPIO PERFETTO:

Uno sguardo alla condotta morale del Profeta dell’Islam (quarta parte)

Della creanza e del rispetto per il prossimo

La creanza e il rispetto per il prossimo sono splendide virtù, raccomandate dalla sharia, con le quali le Guide Divine trattavano la gente. Il nobile Profeta dell’Islam (S) rispettava sempre questi principi morali, in modo completo, era sempre estremamente educato, aveva un assoluto rispetto per il prossimo.

Le varie biografie del sommo Profeta (S) narrano molti esempi della sua impareggiabile creanza e del suo profondo rispetto per la gente. Citiamo di seguito alcuni di questi esempi.

1. “Ogni volta che un uomo veniva dal Messaggero di Allah (S) e si sedeva con lui, questi [per rispetto] non si alzava finché l’uomo non s’alzava” [1]

2. “Il Profeta (S), per rispetto dei suoi compagni, e per conciliarsi i loro cuori, li chiamava sempre con il loro soprannome, e a coloro che non avevano alcun soprannome, ne sceglieva uno, e anche la gente li chiamava con esso. Assegnava inoltre soprannomi alle donne che possedevano figli, a quelle che non ne avevano, e persino ai bambini” [2]

3. Il Principe dei Credenti (Alì, pace su di lui), narra il dolce ricordo delle riunioni del sommo Profeta (S) dicendo: “Il Messaggero di Allah (S) non fu mai visto distendere le gambe dinanzi a qualcuno” [3]

4. Il Profeta dell’Islam (S) trattava con rispetto e cortesia persino i suoi servitori. Anas Bin Malik, riguardo al nobile Messaggero di Allah, dice:

Giuro su Colui che lo ha inviato in verità, che non accadde mai che riguardo a un atto che egli non amava, mi dicesse: “Perché hai fatto ciò?!”, ed ogni volta che le sue mogli mi biasimavano, egli diceva: ‘Lasciatelo stare, era destino che fosse così’” [4]

5. Egli aveva uno straordinario rispetto per gli ospiti, ed era solito accompagnarli fino alla porta di casa; quando riceveva ospiti, mangiava assieme a loro, e finché essi non finivano di mangiare, [per rispetto, per non metterli a disagio] continuava a mangiare con loro. [5]

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Dell’umiltà

Essere umili e modesti nei confronti della gente, astenersi da ogni forma di superbia e presunzione, rifuggire dall’ostentazione e dal vanto dei propri meriti, sono sublimi virtù umane, che il nobile Profeta dell’Islam (S) possedeva in modo completo, e di certo uno dei fattori che lo resero così amabile e popolare, era proprio questa sua immensa umiltà e modestia nei confronti della gente. Ora, per maggior informazione dei lettori, citiamo alcuni esempi della modestia e dell’umiltà del nobile Messaggero di Allah (S).

1. “Il Messaggero di Allah (S), quando entrava in una casa, era solito sedersi nel posto più vicino al luogo dal quale faceva ingresso” [6]

2. “Il Messaggero di Allah (S) detestava che ci si levasse in piedi per lui, e la gente, sapendo ciò, non si alzava in piedi dinanzi a lui quando egli veniva da loro; ma quando egli si alzava per andarsene, anche essi si alzavano con lui e lo accompagnavano fino alla porta di casa” [7]

3. Abu Zhar al-Ghifāri (eminente compagno del sommo Profeta) dice: “Il Messaggero di Allah (S) si sedeva sempre tra i suoi compagni, e se giungeva un estraneo, questi non riusciva a riconoscerlo fra essi finché non domandava di lui [tanto umile e dimesso era]. Chiedemmo dunque al Profeta (S) di sedersi in un posto tale da poter essere riconosciuto dagli estranei che venivano da lui, e fu allora che costruimmo con del fango una piccola piattaforma, e dal quel momento in poi egli si sedeva su di essa, e noi ci sedevamo intorno a lui” [8]

4. Il Profeta dell’Islam (S), che era così umile e dimesso nei confronti dei servi di Iddio, lo era anche dinanzi al Signore Eccelso, e in questo modo allontanava da sé ogni forma di superbia ed alterigia. A tal proposito, il nobile Imam Sadiq (pace su di lui) dice: “Il Messaggero di Allah (S), dal giorno in cui Iddio lo fece Profeta fino al giorno della sua dipartita, non mangiò mai stando appoggiato, mangiava piuttosto alla maniera dei servi e si sedeva come loro”. Gli fu chiesta allora la ragione di questo comportamento del Profeta (S), ed egli disse: “Per umiltà nei confronti di Iddio, sia glorificato e magnificato” [9]

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Del tener fede ai patti

Tener fede ai patti – che è segno di dignità e lealtà, ed ha un importante ruolo nel consolidare le relazioni sociali – è uno di quei valori che è possibile notare in tutta la vita del sommo Profeta (S), sia in ambito familiare sia in quello sociale e politico.

Il Messaggero di Allah (S), nel tenere fede ai patti, aveva un alto grado e una degna posizione, sia prima dell’inizio della sua missione profetica, sia dopo di essa. In ogni circostanza, egli rispettava i patti stretti con amici e nemici, e fino a quando essi non violavano i patti, egli si manteneva assiduamente fedele ad essi. Non accadde mai che egli violasse un patto, li rispettava piuttosto a tutti i costi, anche quando era a suo svantaggio. A conferma di quanto abbiamo finora detto, citiamo alcuni esempi della grande importanza data dal sommo Profeta a questa importante virtù.

1. Si narra che l’Imam Sadiq (pace su di lui) disse: “Il Messaggero di Allah (S) concordò con un uomo di rimanere in sua attesa, accanto ad un masso, fino al suo ritorno. L’intensità del caldo del sole molestava il sommo Profeta. I suoi compagni gli dicevano: ‘Cosa succede se ti sposti all’ombra?’, ed egli rispondeva: ‘Il luogo del nostro appuntamento è qui, e se non verrà, sarà egli ad aver violato la promessa'” [10]

2. Prima dell’avvento dell’Islam un gruppo di nobili e generosi uomini della tribù dei Quraish, in difesa dei diritti dei deboli e degli oppressi, strinsero un patto chiamato “Half-ul-Fudhul”. Uno dei partecipanti al patto era il sommo Profeta (S). Egli, non solo tenne fede a questo patto prima dell’inizio della sua missione, ma anche dopo di essa ogni volta che lo ricordava, diceva: “Io non sono disposto a rompere il mio patto, quandanche mi fosse dato in cambio il più prezioso dei doni” [11]

3. Ammar Yasser dice: «Io pascolavo le mie pecore, e anche Muhammad (S) pascolava delle pecore. Un giorno gli dissi: “A ‘Fajj’ conosco un buon pascolo, vuoi che andiamo là domani?”. Egli disse: “Va bene!”. Quando venni, la mattina, vidi Muhammad (S) pronto prima di me, ma egli non aveva portato al pascolo le sue pecore. Dissi: “Cosa aspetti?”. Rispose: “Eravamo d’accordo di portare insieme le nostre pecore al pascolo, e non volevo violare i patti portando al pascolo le mie pecore prima di te”» [12]

4. Era il mese di zhul-qa’dah. Il sommo Profeta (S) decise di recarsi alla Mecca per eseguire il pellegrinaggio. Invitò anche gli altri mussulmani ad accompagnarlo. Il Messaggero di Allah (S) partì così per la Mecca con il gruppo di mussulmani che lo accompagnavano. Durante il viaggio informarono il sommo Profeta che i Quraish, dopo essere venuti al corrente della sua partenza, si sono preparati per combattere con lui, insediandosi a ‘Zhi Tuwā’, e giurando di non lasciarlo entrare alla Mecca. Dal momento che il sommo Profeta non era partito per la guerra, ma solo per eseguire il pellegrinaggio, venne a colloquio con loro, e concluse con essi un trattato di pace noto col nome di “Pace di Hudaybiyyah”. In questo trattato il sommo Profeta (S) assunse alcuni obblighi, tra i quali l’impegnò di restituire ai Quraish chiunque di questi fosse fuggito dalla Mecca senza il permesso dei suoi capi, per unirsi ai mussulmani; mentre nel caso in cui un mussulmano fosse fuggito verso i Quraish, questi non sarebbero stati obbligati a restituirlo ai mussulmani. Mentre il sommo Profeta (S) concludeva questo patto con Suhayl, il rappresentate dei Quraish, “Abu Jundab”, il figlio di Suhayl, che era diventato mussulmano, ma era prigioniero del padre politeista, fuggì dalla Mecca e si unì ai mussulmani. Quando Suhayl lo vide, disse: “O Muhammad, questo è il primo caso in cui devi tenere fede al patto! Se vuoi che la pace continui, devi restituircelo!”. Il sommo Profeta (S) accettò. Suhayl afferrò il figlio per il colletto per ricondurlo alla Mecca. Abu Jundab (con tono supplicante) gridò: “O Mussulmani, permettete forse che mi riportino dai politeisti, e che io cada di nuovo nelle loro grinfie?”. Il sommo Profeta (S) disse: “O Abu Jundab, porta pazienza! Iddio darà sollievo a te e a chi è come te. Noi abbiamo concluso un patto con loro, e non possiamo violarlo” [13]

5. Un altro chiaro esempio del fatto che il sommo Profeta (S) era sempre fedele ai patti, è la vicenda di “Abu Basir”. Abu Basir era mussulmano; partecipò alla battaglia della Mecca, e dopo la Pace di Hudaybiyyah fuggì a Medina. I capi dei Quraish scrissero una lettera, e la diedero in mano a una persona, affinché, assieme al suo servo, si recasse a Medina e la consegnasse al Messaggero di Allah, e ciò per farsi dare Abu Basir dal Profeta, conformemente ai patti, e ricondurlo così alla Mecca. Quando la lettera giunse al nobile Profeta (S), egli convocò Abu Basir e gli disse: “Tu sai che noi abbiamo concluso un patto con i Quraish, e non è giusto per noi violare il patto. Iddio darà sollievo a te e a chi è come te”. Abu Basir disse: “O Messaggero di Allah, mi rimandi forse dal nemico affinché mi distolga dalla religione”. Il sommo Profeta (S) rispose: “O Abu Basir, ritorna, Iddio vi darà sollievo”. Abu Basir ritornò con quei due uomini. Quando arrivarono a “Zhu-l-Hulayfah” smontarono accanto ad un muro. Abu Basir si rivolse a quell’uomo dicendo: “Questa tua spada è tagliente?”. L’uomo disse: “Certo”. Abu Basir disse: “Posso vederla?”. L’uomo replicò: “Se vuoi puoi vederla”. Abu Basir, non appena prese la spada aggredì l’uomo e lo uccise. Il servo dell’ucciso quando vide quella scena, fuggì dal terrore verso Medina. Il Messaggero di Allah era seduto in moschea che d’un tratto il servo entrò dalla porta. Non appena il Profeta vide il servo disse: “Quest’uomo ha visto una scena terribile”. Dopodiché chiese: “Che cosa è successo?”. Disse: “Abu Basir ha ucciso quell’uomo”. Fu allora che giunse Abu Basir e disse: “O Messaggero di Allah, tu hai rispettato il patto consegnandomi a quei due uomini, tuttavia io ho temuto di perdere la fede”. Il sommo Profeta (S) disse allora: “Che guerra farebbe questo uomo se avesse dei compagni!”. Abu Basir comprese che se fosse rimasto a Medina i Quraish avrebbero mandato altri uomini per riportarlo alla Mecca; lasciò dunque Medina e raggiunse le coste del Mar Rosso, arrivando alla via attraverso la quale le carovane dei Quraish andavano e venivano da Damasco. Inoltre, quando gli altri mussulmani prigionieri alla Mecca vennero a sapere della vicenda di Abu Basir e delle parole del Messaggero di Allah (S) riguardo a lui, in ogni modo possibile si liberarono dalle grinfie dei politeisti della Mecca e raggiunsero Abu Basir, finché, poco alla volta, raggiunsero il numero di settanta persone. Ora essi erano una seria minaccia per le carovane dei Quraish: se trovavano uno di loro lo uccidevano, e se una carovana dei Quraish passava per quel luogo la attaccavano. Finché i Quraish si stancarono di questa situazione, e scrissero una lettera al Messaggero di Allah (S) chiedendogli, almeno in nome del legame di parentela che egli aveva con loro, di richiamarli a Medina, e salvare i Quraish dai loro attacchi. Il sommo Profeta (S) li richiamò allora a Medina, ed essi ubbidirono e ritornarono. [14]

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NOTE

1- Makarim al-Akhlaq, vol. 1, pag. 15.

2- Ihyaa’ul ‘Ulūm, vol. 2, pag. 363.

3- Makarim al-Akhlaq, vol. 1, pag. 22.

4- Ihyaa’ul ‘Ulūm, vol. 2, pag. 361.

5- Sunan-un-Nabiyy, pag. 67.

6- Makarim-ul’Akhlaq, vol. 1, pag. 25.

7- Mustadrak-ul-Wasaa’il, vol. 2, pag. 113; Da’aayim-ul’Islam, vol. 2, pag. 119.

8- Makarim-ul’Akhlaq, vol. 1, pag. 15.

9- Da’aayim-ul’Islam, vol. 2, pag. 119.

10- Bihar-ul’Anwar, vol. 75, pag. 95.

11- Sīrat-ul-Halabiyy, vol. 1, pag. 131.

12- Bihar-ul’Anwar, vol. 16, pag. 224.

13- Siratu ibni Hisham, vol. 3, pag. 332.

14- Siratu ibni Hisham, vol. 3, pag. 337.

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Writer : shervin | 0 Comments | Category : Novità , Tradizioni

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