Rispetto reciproco e coesistenza pacifica tra musulmani

Rispetto reciproco e coesistenza pacifica tra musulmani

A cura di S.M.Rizvi

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Introduzione

بسم الله الرحمن الرحيم

اللهم صل على محمد و آل محمد

Siamo orgogliosi dell’Islam Sciita come preservato dagli Imam dell’Ahlul Bayt (as), l’Islam dove la giustizia è parte dei fondamenti della nostra fede. Noi crediamo che il Profeta e gli Imam dell’Ahlul Bayt fossero infallibili (ma‘ṣūm) in tutte le situazioni della loro vita, e non abbiano commesso mai ingiustizia, neanche nei confronti dei loro peggiori nemici.

Siamo orgogliosi del fatto che i nostri contemporanei mujtahidin e nobili maraji’, quali veri servitori dell’Ahlul Bayt (as), abbiano mantenuto questo senso di giustizia e rifiutato di scendere al livello dei takfiri salafiti. Sono rimasti saldi nella loro posizione per una coesistenza pacifica con gli Ahlus Sunnah wal Jama’at (sunniti), e anche con i non-musulmani, sulla base del rispetto reciproco e della giustizia.

La dolorosa situazione del mondo islamico contemporaneo – dal Pakistan all’Afghanistan, dal Bahrain all’Iraq – richiede estrema pazienza e lungimirante comprensione da parte degli Sciiti dell’Ahlul Bayt. Non permettiamo ai salafiti di usare le nostre parole per gettare ulteriore benzina sul fuoco acceso dal loro odio per l’Ahlul Bayt.

Le posizioni dei nostri principali mujtahidin, raccolte in questo saggio, costituiscono per noi delle linee guida per poter seguire l’esempio dell’Ahlul Bayt (as). Nella nostra interazione con gli altri musulmani, la questione non è cosa dire e cosa non dire, ma come dirlo e come non dirlo. “Respingi il male con ciò che è migliore.” (Sacro Corano, 23:96)

(وَ لا تَسُبُّوا الَّذينَ يَدْعُونَ مِنْ دُونِ اللَّهِ    فَيَسُبُّوا اللَّهَ عَدْواً بِغَيْرِ عِلْم   (الأنعام : 108

“Non insultate coloro che essi invocano all’infuori di Allah, ché non insultino Allah per ostilità e ignoranza.” (Sacro Corano, 6:108)

(1) Sull’armonia e pacifica coesistenza tra musulmani

Grande Ayatullah Sayyid ‘Ali Sistani

Col Nome d’Iddio Clemente e Misericorde

“Aggrappatevi insieme alla corda di Allah e non dividetevi.” [3:103]

L’Ummah Islamica sta attraversando delle circostanze difficili, affrontando grandi tribolazioni e serie sfide che incidono sul suo presente e mettono in pericolo il suo futuro. In simili situazioni, tutti comprendono l’urgente necessità di serrare i ranghi, eliminare la divisione, prendere le distanze dagli slogan settari e astenersi dall’incitare alle differenze religiose – differenze che perdurano da secoli e che sembra non ci sia modo di risolvere in modo gradito e accettato da tutti.

Non vi è pertanto bisogno di suscitare dibattito su tali questioni, al di fuori delle rispettabili discussioni scientifiche, soprattutto quando non riguardano le questioni attinenti i principi della fede e le credenze fondamentali.

Tutti i musulmani credono nell’Unico Dio, nella profezia del Profeta prescelto (S), nell’aldilà, nel nobile Corano – che Allah Altissimo ha protetto dall’interpolazione – e nella nobile Sunnah Profetica come fonte delle norme religiose, e nell’amore per l’Ahlul Bayt (as); e in molte questioni simili che sono generalmente comuni tra i musulmani, come i pilastri dell’Islam nella forma della Preghiera, del digiuno, dell’Hajj, ecc.

Questi punti comuni costituiscono delle solide basi per l’unità islamica ed è pertanto su di esse che bisogna focalizzarsi onde rafforzare i legami di amore e amicizia tra i figli di questa Ummah; quantomeno agendo per una coesistenza pacifica basata sul rispetto reciproco, e tenendosi lontani dall’odio e dalle offese settarie, qualunque sia la forma e modalità che possano assumere.

Pertanto chiunque desideri l’avanzamento dell’Islam e il progresso dei Musulmani dovrebbe compiere il massimo sforzo per unirli e ridurre i livelli di tensione che vengono provocati da alcune correnti politiche, in modo da non condurre a un’ulteriore divisione e separazione, poiché ciò lascerà spazio al raggiungimento degli obiettivi dei nemici che vogliono controllare le terre musulmane e impossessarsi delle loro risorse.

Si è sfortunatamente osservato che alcuni individui ed entità agiscono in modo opposto e cercano di rafforzare le discrepanze e le divisioni per aumentare il divario delle differenze settarie tra i musulmani. Costoro, negli ultimi tempi, hanno moltiplicato i loro sforzi dopo la crescita delle lotte politiche nella regione e l’aumento dei conflitti per influenzarla e dominarla.

Essi hanno rinnovato i loro tentativi mettendo in rilievo le differenze settarie e pubblicizzandole, ingigantendole con i metodi dell’inganno e dell’accusa, al fine di diffamare ulteriormente una scuola specifica, ridurre i diritti dei suoi seguaci e spaventare gli altri.

Come parte di questo programma alcuni media – canali satellitari, siti internet, riviste, ecc. – periodicamente fanno circolare strane fatawa che insultano alcune scuole dell’Islam, associandole al rispettabile Sayyid [Sistani] in un chiaro tentativo di offuscare il rango della guida religiosa e aumentare la tensione settaria per i loro specifici obiettivi.

Le fatawa del rispettabile Sayyid [Sistani] possono essere ottenute dalle loro fonti attendibili – come dai ben noti manuali di fatawa certificate dalla sua firma e timbro – e non vi è nulla in esse che offenda i musulmani di altre scuole di pensiero. Chiunque abbia anche la minima conoscenza di tali fonti è consapevole dell’infondatezza di queste affermazioni e di quanto falsamente diffuso.

La posizione del rispettabile Marja’ e le dichiarazioni da lui emesse durante gli ultimi anni di tribolazione che l’Iraq ferito sta attraversando, e come egli abbia avvisato i suoi seguaci e i suoi muqallidin riguardo l’interagire con i loro fratelli sunniti sulla base dell’amore e del rispetto, e quanto che egli ha ripetutamente enfatizzato rispetto alla sacralità della vita di ogni musulmano, sunnita o sciita, e sulla sacralità del suo onore e della sua proprietà, e la sua dissociazione da chiunque sparga il sangue a qualunque scuola appartenga – tutto questo dimostra chiaramente la posizione della guida religiosa nell’interazione con i seguaci delle altre scuole e la sua visione al riguardo. 

Se tutti agissero secondo questo metodo con i membri delle altre scuole islamiche, le cose non sarebbero come quelle che vediamo oggi, dove una violenza indiscriminata colpisce ogni località e orribili uccisioni non risparmiano neanche i bambini, gli anziani e le donne incinte. Presso Dio è il nostro lamento!

Preghiamo Allah Altissimo di guidarci tutti verso ciò che è meglio per questa Ummah e i suoi interessi; ed Egli ha il potere su ogni cosa.

Ufficio di as-Sayyid as-Sistani

An-Najaf al-Ashraf [Iraq]

14 Muharram 1428 / 3 Febbraio 2007

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(2) Sull’offendere e insultare le guide delle scuole sunnite

Grande Ayatullah Sayyid ‘Ali Khamenei

Quando una persona che parlava a nome della Shi’a nel suo canale internet privato (con base in Inghilterra, a Londra) ha usato espressioni offensive riguardo una delle mogli del Profeta dell’Islam (S), un gruppo di sapienti sciiti di Ahsã’, Penisola Arabica, ha inviato una domanda al Grande Ayatullah Khamenei e chiesto il suo verdetto.

Nella sua risposta l’Ayatullah Khamenei ha detto:

Offendere i simboli dei fratelli sunniti – come offendere e accusare la moglie del Profeta dell’Islam (S) Aisha è haram. Questo include le mogli di tutti i Profeti, in particolar modo il Signore dei Profeti Muhammad.”

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Grande Ayatullah N. Makarim Shirazi

…Recentemente uno pseudo sapiente, una persona ignorante…ha scandalosamente offeso le mogli del Nobile Profeta, ha insultato alcune sacre personalità delle altre scuole e accusato le mogli del Profeta di cose inappropriate.

“O questa persona è al soldo [dei nemici] o è uno sciocco e pazzo; e più ignoranti di lui sono quegli eruditi Wahabiti che usano simili dichiarazioni come fondamento [per il loro odio contro di noi]. Questo nonostante centinaia di sapienti sciiti abbiano condannato questo atto; ma essi [i Wahabiti] hanno accettato le parole di questo servo [dei nemici]. Questo mostra l’illogica attitudine wahabita…

“La nostra condanna è stata pubblicata dal Canale satellitare mondiale Velayat, e abbiamo deplorato ogni tipo di insulto alle mogli del Profeta. Questi [Wahabiti] hanno dimenticato che lo scomparso Imam [Khomeyni] dichiarò Salman Rushdie come apostata per il suo “Versetti Satanici”, nel quale cose inappropriate venivano attribuite alle mogli del Profeta.

“Dobbiamo stare attenti affinché le nostre dichiarazioni siano basate sulle prove e la logica, ma al tempo stesso non dobbiamo fare qualcosa che provochi conflitti.”

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Grande Ayatullah H. Wahid Khurasani

Una volta durante una sua lezione l’Ayatullah Husayn Wahid Khurasani, il capo della Hawza ‘Ilmiyyah di Qum, ha letto una narrazione dal tafsir dell’Imam Fakhru ’d-Dīn Rãzi nella quale il nome di ‘Umar, il secondo califfo, era citato.

La narrazione riportava le parole “radhiyallahu ‘anhu” (Dio sia compiaciuto di lui) e l’Ayatullah Wahid Khurasani le recitò come erano riportate nell’opera.  

Qualcuno tra i presenti rivolse parole offensive nei confronti del califfo. L’Ayatullah Wahid Khurasani rispose dicendo:

 “Non ho detto forse di non usare queste parole nelle mie lezioni?!”

“!مـﮕـر نـﮕـفته بودم سر درس من از اين ﮔـونه كلمات به كار نبريد”

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Grande Ayatullah Sayyid ‘Ali Sistani

Domanda:
As-Salaamun ‘alaykum wa rahmatullahi wa barakatuh.

Sui ‘social media’ sta circolando un video di una processione di lutto in occasione dell’anniversario del martirio dell’Imam al-Jawad (as) nel quale un gruppo di persone della zona di al-A‘dhamiyya lanciano offese contro ‘Umar, ‘Aisha e altri.

Si tratta di un atto condannato dalle grandi autorità religiose (marji‘iyyat)? In particolar modo poiché si tratta dell’offesa dei simboli religiosi dei nostri fratelli sunniti e questo, a sua volta, getterà benzina sul fuoco della cieca guerra civile tra il popolo iracheno.

Was-salam.

Risposta:

Col Nome di Allah Clemente e Misericorde

Questa condotta è condannata e fortemente biasimevole, ed è contro quello che gli Imam dell’Ahlul Bayt (as) hanno ordinato ai loro seguaci (Sciiti). Dio è la Guida.

Ufficio di As-Sayyid As-Sistani

An-Najaf al-Ashraf

2 Dhul Hijjah 1434 (8 Ottobre 2013)

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(3) Non dobbiamo quindi discutere le differenze storiche?

Grande Ayatullah N. Makarim Shirazi

Alcuni sapienti dell’Egitto e dei fratelli sunniti del sud [dell’Iran] hanno ritenuto una serie storica trasmessa dalla televisione iraniana [intitolata “Mukhtar Nameh”] offensiva nei confronti dei Compagni del Profeta. Essi devono comprendere che insultare è una cosa e narrare la storia un’altra; si tratta di questioni fondamentalmente differenti.

“Qualcuno può dubitare che nell’Islam vi fu una battaglia chiamata di Siffin? Può qualcuno dubitare che alcuni Compagni (sahaba) non prestarono alleanza all’Imam del loro tempo e combatterono contro di lui in in [una battaglia] che causò molti morti? State dicendo di non narrare la storia?

“Non possiamo chiudere i nostri occhi di fronte alla storia [e alle differenze storiche]; insultare è una cosa mentre farericerche è un’altra – questi due aspetti non devono essere confusi. Questi fratelli devono comprendere che le questioni storiche non possono essere dimenticate; tutti i libri di storia dell’Islam sono pieni di questi eventi. Anche i libri storici dei sunniti parlano della questione di Talha, Zubayr e ‘Abdullah bin Zubayr.

“Se vengono condotte ricerche storiche obiettive, molte realtà ed eventi diventeranno chiari. Nella storia islamica alcuni Compagni (sahaba) percorsero risoluti la strada del Profeta mentre altri non rimasero su quel sentiero. Se guardiamo alle questioni ed eventi storici in modo imparziale, allora il nostro dovere diventerà chiaro. Questo significa narrare un evento, e non deve essere considerato un insulto.”

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Un esempio dall’Amirul Mu’minin ‘Ali (as)

Durante la Battaglia di Siffin l’Imam ‘Ali (as) vide alcuni suoi Compagni usare un linguaggio offensivo verso le forze siriane. Egli li avvisò:

Non mi piace che voi iniziate ad offenderli, ma se descrivete le loro azioni e raccontate la loro situazione questo sarebbe u miglior modo di esprimervi e una via più convincente per argomentare.

“Invece di offenderli dovete dire: ‘O Allah! Proteggi il nostro sangue e il loro sangue, facci riconciliare e guidali fuori dal traviamento affinché colui che è ignorante della verità possa conoscerla e colui che è incline alla ribellione e alla rivolta possa allontanarsene.” (Nahjul Balagha, sermone 204)

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(4) La posizione dei Sunniti nel Fiqh sciita

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Grande Ayatullah Sayyid ‘Ali Sistani

Domanda:

As-Salāmu ‘alaykum wa raḥmatullāhi wa barakātuh.

Un canale [televisivo] privato ha ripetutamente affermato che Sayyid Sistani (possa Allah proteggerlo) in una fatwa avrebbe dichiarato come kufr (miscredenza) il non credere nell’Imamato [dell’Ahlul Bayt], e tra costoro vi sono i fratelli sunniti. Questo è basato su ciò che è stato riportato dal sito Al-Abḥāthu ’l-‘Aqā’idiyyah che, secondo quanto affermato all’inizio del programma “al-Hiwār aṣ-Sarīḥ” di detto canale, si trova sotto il patrocinio del nobile Sayyid.

Quale è la Sua risposta su queste loro affermazioni, giacché sono state ripetute quasi quotidianamente sin dall’inizio di questo mese di Ramadhan [1431].

Grazie.

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Risposta:

Col Nome d’Iddio Clemente e Misericorde

As-Salāmu ‘alaykum wa raḥmatullāhi wa barakātuh.

Il rispettabile Sayyid Sistāni nel manuale delle sue fatwa, Minhāju ’ṣ-Saliḥīn, vol. 1 (prima edizione) p. 138 ha chiaramente affermato che un kāfir (miscredente) è colui che

1. non ha una religione

2. o segue una religione differente dall’Islam  

3. o segue l’Islam ma rifiuta quanto è noto come una parte essenziale della fede islamica (per esempio, quello che è giunto dal Profeta) in modo tale che il suo rifiuto equivalga a smentire il Profeta (S) in quello che egli ha trasmesso da Allah Altissimo.  

Considerando il fatto che la maggior parte dei nostri fratelli dell’Ahlus Sunnat wal Jamā‘at (sunniti) che nega l’Imamato dei dodici Imam (as) crede che l’Imamato non sia parte integrante di quanto trasmesso dal Profeta (S), in base al punto di vista del rispettabile Sayyid ne consegue che il loro rifiuto non danneggia il loro Islam.

Da altre sue fatwa risulta inoltre chiaro che:

1. Il suo decreto sull’obbligo di condurre la Preghiera funebre su un musulmano anche se appartiene a una differente scuola (madhhab). (Minhãju ’ṣ-Ṣãliḥīn, vol. 1, p. 106)

2. Il suo responso sulla validità del matrimonio di una donna sciita con un musulmano appartenente a un’altra madhhab. (Minhãju ’ṣ-Ṣãliḥīn, vol. 3, p. 70)

3. E il suo verdetto che il musulmano può ereditare da un altro musulmano anche se essi differiscono nella loro madhhab, principi e credenze. (Minhãju ’ṣ-Ṣãliḥīn, vol. 3, p. 323)

In breve, chiunque sia consapevole delle fatwa del rispettabile Sayyid sa che egli considera gli Ahlus Sunnah wal Jamā‘at come musulmani le cui vite devono essere protette, le cui proprietà sono sacrosante e tutte le norme specifiche dei musulmani si applicano nei loro confronti…

Possa Allah garantirvi il successo. Was-salaamu ‘alaykum wa raḥmatullãhi wa barakãtuh.

12 del Santo Ramadhan 1431 AH

[Timbro dell’Ufficio di As-Sayyid as-Sistãni, an-Najaf al-Ashraf]

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Grande Ayatullah Wahid Khurasani

Domanda:

Col Nome dell’Altissimo

Siamo un gruppo che risiede in una zona sunnita, ed essi ci definiscono ‘kãfir’ (miscredenti) e dicono che gli sciiti sono kãfir. In simile situazione possiamo ribattere allo stesso modo e trattarli come kãfir? Chiarisca per favore il nostro dovere religioso di fronte a simili situazioni.

Un gruppo di credenti.

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Risposta:

Col Nome di Allah Clemente e Misericorde

Chiunque rende testimonianza dell’unità di Dio Altissimo e della profezia dell’ultimo Profeta (S) è un musulmano. La sua vita, onore e proprietà sono sacrosante quanto la vita, l’onore e la proprietà di un seguace della scuola jafarita (sciita).

Il vostro dovere religioso verso colui che crede nell’unità di Dio e nella profezia del Profeta, anche se egli vi definisce kãfir, è quello di intrattenere con loro una relazione cordiale. E se anche essi avessero nei vostri confronti un comportamento sbagliato, non dovete comunque deviare dal sentiero della verità e della giustizia.

Se qualcuno di loro si ammala andate a visitarlo; se muore partecipate al suo funerale; se ha bisogno di qualcosa aiutatelo. Accettate il comando di Allah: Non vi spinga all’iniquità l’odio per un certo popolo. Siate equi: l’equità è consona alla devozione. [Sacro Corano, 5:8] e seguite l’ingiunzione dell’Altissimo: “Siate ben certi, prima di dire a chi vi rivolge il saluto: “Tu non sei credente”.[4:94]

Was-salaam ‘alaykum wa rahmatullãh.

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Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Writer : shervin | 0 Comments | Category : Giurisprudenza

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