Regole per il digiuno nel santo mese di Ramadan

Regole per il digiuno nel santo mese di Ramadan

“O voi che credete! Vi è stato prescritto il digiuno così come fu prescritto a coloro prima di voi, [questo] affinché prosperiate” (al-Baqarah: 183)

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DEFINIZIONE DI DIGIUNO

Il digiuno nel santo mese di Ramadan significa astenersi da determinate azioni con l’intenzione di avvicinarsi a Dio Onnipotente

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CONDIZIONI PER LA VALIDITA’ DEL DIGIUNO

Il digiuno è un dovere per ogni persona che possieda le seguenti caratteristiche:

Islam (ciò significa che la persona deve essere musulmana);

– Intelletto;

– Fuori dal ciclo mestruale;

– Fuori dal nifas (ossia le perdite di sangue post-parto);

– Essere residente (vale a dire non essere in viaggio);

– Non essere malato.

Alcuni giuristi aggiungono alla sopramenzionate condizioni anche la taqwa e l’accettazione della salat.

Per quanto riguarda lo stato di malattia, il solo timore di esserlo o diventarlo è sufficiente per potersi astenere dal digiuno. A tal riguardo l’opinione di un dottore è prova sufficiente.

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STABILIRE LA LUNA NUOVA

Dato che il calendario islamico si basa sul sistema lunare, la luna nuova stabilisce l’inizio del nuovo mese e, di conseguenza, anche il primo giorno del santo mese di Ramadan. La luna nuova viene stabilita in accordo ad uno dei criteri seguenti:

-Se il mukallaf l’ha avvistata di persona;

-Se il mukallaf è soddisfatto della testimonianza e certezza generale dei membri della comunità islamica laddove risiede;

-Se sono passati trenta giorni dall’inizio del mese di Sha’ban;

-Se due persone giuste testimoniano di aver avvistato la nuova luna. Comunque se una persona raggiunge una certezza sicura ed evidente attraverso la testimonianza di una sola persona, ciò è sufficiente.

La testimonianza di persone giuste al di fuori del proprio paese di residenza ha valore quando il paese in cui queste risiedono possiede lo stesso orizzonte del proprio paese e la luna può essere avvistata in entrambi. Alcuni giuristi comunque ritengono valido l’avvistamento della nuova luna in tutte quelle zone che condividono perlomeno una breve parte della notte con una zona ove la luna è stata avvistata.

Se non si è sicuri che il giorno seguente sia l’ultimo di Sha’ban o il primo del santo mese di Ramadan, è bene digiunare con l’intenzione che sia il primo giorno del santo mese. Poi, se viene a conoscenza che si è trattato dell’ultimo giorno di Sha’ban, il digiuno viene considerato meritorio. Se però in quel giorno si digiuna con l’intenzione che si tratti dell’ultimo giorno di Sha’ban o di un “giorno dubbio” (yawm al-shakk), e viene poi a conoscenza si trattava effettivamente del primo giorno del santo mese di Ramadan, si dovrà compiere qadà (vedere piu avanti).

Alcuni giuristi ritengono che la nuova luna debba essere avvistata ad occhi nudo, altri invece permettono l’utilizzo del telescopio.

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L’INTENZIONE (NIYYAT)

La formulazione dell’intenzione non necessita di essere formulata a parole; piuttosto è sufficiente un’intenzione generale ove si è coscienti di astenersi da quanto prescritto perché ciò è stato ordinato da Dio.

L’intenzione deve essere quella di digiunare ogni giorno del santo mese di Ramadan dall’alba fino al tramonto e deve essere compiuta la notte che precede il santo mese oppure poco prima dell’alba del primo giorno del santo mese. Comunque non è necessario formulare l’intenzione ogni singola notte del santo mese ma è bensì sufficiente farlo soltanto la notte che precede il suo inizio (purché l’intenzione compiuta sia quella di digiunare per l’intero mese e non per un sol giorno).

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FATTORI CHE INVALIDANO IL DIGIUNO

Il digiuno viene invalidato da uno o più dei seguenti fattori:

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Cibo e bevande

Non fa differenza se la quantità di cibo o bevanda consumata sia in grande o piccola quantità; essa invalida comunque il digiuno. In maniera simile, anche il cibo e le bevande consumate attraverso metodi non ordinari (come, ad esempio, bere attraverso il naso) invalidano il digiuno.

Il nutrimento amministrato per via endovenosa, per motivi medici, non invalida il digiuno così come non lo invalidano le somministrazioni di gocce sugli occhi o nelle orecchie.

Sia il muco proveniente dal petto che il sudore che scende dalla testa che giungono alla bocca non devono essere ingoiati.

Durante il digiuno è permesso lavarsi i denti con il dentifricio a condizione che questo non venga ingoiato.

Non è necessario lavarsi i denti prima dell’adhan (chiamata alla Preghiera) dell’alba. Comunque, se sappiamo che alcune parti di cibo rimaste tra i denti verranno ingoiate anche involontariamente durante le ore di digiuno, si dovrà necessariamente lavare i denti.

Una persona che mastica il cibo al fine di svezzare i propri figli non invalida il suo digiuno.

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Rapporti sessuali

Ogni tipo di rapporto sessuale invalida il digiuno, sia che questo avvenga per via ordinaria o per via anale. Anche se non viene raggiunto alcun orgasmo o eiaculazione, il digiuno viene comunque invalidato.

Se si ottiene piacere ma non si effettua la penetrazione, e eiaculazione e/o orgasmo non vengono raggiunti, il digiuno non viene invalidato.

Se una persona dimentica di essere in stato di digiuno e commette un atto sessuale, oppure viene forzata a commetterlo, questo non invaliderà il suo digiuno. Comunque, non appena si ricorda di essere a digiuno, o appena non viene più forzata a commettere l’atto in questione, essa dovrà immediatamente astenersi dal rapporto sessuale, altrimenti il suo digiuno sarà considerato invalido.

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Eiaculazione volontaria

Se una persona si masturba mentre è in stato di digiuno, questo sarà invalido. Se la masturbazione non raggiunge però l’eiaculazione, il digiuno non verrà invalidato.

Se avviene un’eiaculazione in maniera involontaria, il digiuno non verrà invalidato.

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Rimanere volontariamente in stato di junub dopo l’alba

Se una persona che è entrata in stato di junub (lo stato in cui si trova chi ha avuto una ieaculazione, sia volontaria che involontaria) durante la notte rimane volontariamente nel suddetto stato fino al sorgere dell’alba, il suo digiuno verrà invalidato. Se, comunque, ciò avviene involontariamente, il digiuno non verrà invalidato.

Se una persona entrata in stato di junub durante la notte si addormenta con la certezza che si sveglierà prima dell’alba ma ciò non avviene, il digiuno non è invalido.

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Mentire su Dio, il Profeta (S) o l’Ahl al-Bayt

Se una persona mente su Dio, il Profeta (S) o l’Ahl al-Bayt, sia verbalmente che per iscritto o anche a gesti, questa invalida il proprio digiuno.

Se si cita una Tradizione senza avere alcuna certezza che questa sia vera o falsa, si dovrebbe citare anche la fonte da cui tale Tradizione è stata tratta.

Se una persona cita una Tradizione ritenendola vera ma poi si accorge che non è autentica, non ha invalidato il suo digiuno.

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Far passare una sostanza densa o semi-densa attraverso la gola

Far passare una sostanza densa o semi-densa attraverso la gola invalida il digiuno. Ciò include terra, polvere o fumo.

Se un particolare tipo di incenso produce polvere densa o semi-densa, la quale viene poi inalata fino a che giunge alla gola, invalida il digiuno.

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Immersione della testa nell’acqua

Immergere la testa nell’acqua invalida il digiuno anche se il resto del corpo ne resta fuori. Comunque, immergere soltanto metà della testa nell’acqua, non invalida il digiuno.

Immergere la testa in liquidi che non siano acqua non invalida il digiuno.

Se una persona immerge la testa nell’acqua involontariamente, il suo digiuno non verrà invalidato.

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Clistere attraverso una sostanza liquida

Farsi un clistere attraverso una sostanza liquida, anche se per necessità mediche, invalida il digiuno.

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Vomito volontario

Vomitare intenzionalmente invalida il digiuno. Comunque, se ciò avviene involontariamente, il digiuno non verrà invalidato.

Se una persona mangia qualcosa per errore durante il santo mese di Ramadan e poi si ricorda di stare digiunando, questa non dovrà cercare volontariamente di vomitare per espellerla dal proprio stomaco.

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REGOLE DEL DIGIUNO IN CASO DI VIAGGIO

Le persone che sono in stato di viaggio non devono digiunare. Un “viaggio”, nel linguaggio tecnico della giurisprudenza islamica, consiste nel percorre 8 farsakh. 8 farsakh equivalgono a circa 50 chilometri. Ciò significa che se una persona viaggia e raggiunge una destinazione che dista circa 25 chilometri dal suo luogo di residenza, dovrà rompere il digiuno poiché 25 chilometri dell’andata sommati ai 25 km del ritorno risultano in 50 chilometri di distanza.

Ad un viaggiatore non è permesso di rompere il digiuno prima di essere giunti al “punto limite” (hadd tarakhkhus). Il “punto limite” è il punto in cui inizia il viaggio, ossia il punto in cui non si è più in grado di udire l’adhan recitato nella propria città o di vedere le sue mura o i suoi confini. Comunque, quando una persona non si trova nel proprio watan, la regola del “punto limite” non verrà applicata e si dovrà iniziare il digiuno non appena si è lasciata la città.

La zona in cui una persona vive o decide di vivere viene definita “watan” e se una persona vive sei mesi in una località e sei mesi in un’altra località, entrambe verranno considerate come suo watan. Quando una persona si trova nel proprio watan, deve digiunare in ogni caso, anche se essa vi si trova di passaggio per meno di dieci giorni.

Un viaggiatore non può digiunare dopo aver lasciato il proprio luogo di residenza ed aver raggiunto il luogo di destinazione qualora intenda rimanerci meno di dieci giorni. Se però intende rimanerci più di dieci giorni deve digiunare.

Se un viaggiatore inizia un viaggio al mattino e giunge a destinazione prima di mezzogiorno, deve continuare a digiunare ed il suo digiuno, per quel giorno, è valido. Inoltre se un viaggiatore inizia un viaggio dopo mezzogiorno, deve continuare a digiunare ed il suo digiuno, per quel giorno, è valido. Comunque se un viaggiatore inizia il suo viaggio prima di mezzogiorno e giunge a destinazione dopo mezzogiorno, deve rompere il digiuno.

Se una persona viaggia con l’intenzione di commettere un peccato deve digiunare in ogni caso.

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CASI CHE NECESSITANO DEL QADA’ SENZA KAFFARAH

Esistono casi in cui una persona deve recuperare il digiuno senza essere soggetta ad alcuna espiazione. Nel linguaggio tecnico della giurisprudenza islamica, il recupero del digiuno viene definito “qadà” mentre l’espiazione viene definita “kaffarah”. Questi casi sono i seguenti:

– Chi rompe il digiuno per un motivo valido (come viaggio o malattia);

– Chi viene costretto con la forza ad evitare il digiuno oppure lo fa perché si trova in stato di dissimulazione (taqiyyah);

– Chi sbaglia l’intenzione anche se non ha mangiato niente. Ad esempio chi si astiene dal mangiare il primo giorno del santo mese di Ramadan credendo comunque che si tratti dell’ultimo giorno di Sha’ban e compie l’intenzione di iniziare il digiuno prima dell’alba del secondo giorno del santo mese;

– Quando si fa suhur (il pasto prima dell’alba) senza esaminare il tempo e poi comprende che era passata l’alba. In tal caso si deve continuare il digiuno con l’intenzione di avvicinarsi a Dio ma si dovrà poi compiere qadà. Comunque, se si esamina il tempo e si ritiene che non sia ancora giunta l’alba, ma poi viene emerge che si trattava effettivamente dell’alba, non c’è bisogno di compiere qadà;

– Quando si rompe il digiuno credendo che sia il momento tramonto ma poi comprende che non era il tramonto, si deve compiere qadà.

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REGOLE GENERALI PER IL QADA’

Se una persona è pazza ma poi diventa sana, oppure era miscredente ma poi diventa musulmana, non necessita di qadà per i suoi digiuni persi in precedenza. Se però una persona diventa apostata e poi ritorna all’Islam, questa dovrà compiere qadà di tutti i suoi digiuni persi durante il periodo dell’apostasia.

Non importa che i qadà vengano compiuti in sequenza cronologica. Ciò significa che è permesso compiere, per esempio, prima il qadà del 20 del santo mese di Ramadan e poi quello del 15.

I digiuni persi o interrotti devono essere recuperati nell’arco di un anno, ossia fino al mese di Ramadan seguente. Chi ritarda intenzionalmente dovrà donare un mud (circa 750 grammi) di grano, orzo o altro cibo simile ai poveri.

Chi ha più giorni da recuperare può dare più mud alla stessa persona.

Dopo la morte di una persona, il figlio primogenito deve fare qadà per lui se ciò incombe sul padre. Comunque per gli altri figli è soltanto meritorio.

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LA KAFFARAH

Se una persona invalida  il proprio digiuno attraverso uno o più fattori che lo invalidano e che necessitano della kaffarah, questa dovrà: o liberare uno schiavo, o digiunare per sessanta giorni o sfamare sessanta poveri (donandogli un mud ciascuno). Se la persona è impossibilitata a pagare la kaffarah in una delle modalità citate, essa dovrà fare la carità (sadaqah) in accordo alle proprie possibilità e cercare il perdono divino.

Chi deve digiunare per sessanta giorni, deve digiunare per trenta giorni consecutivi più uno, e poi può recuperare gli altri digiuni rimanenti anche non consecutivamente. Se una persona fallisce nel digiunare consecutivamente durante i primi trentun giorni, dovrà riniziare l’espiazione dall’inizio.

Se una donna che non digiuna costringe o esorta suo marito, che invece digiuna, ad avere rapporti sessuali con lei, essa non dovrà pagare alcuna kaffarah.

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L’I’TIKAF

L’i’tikaf è una disciplina altamente meritoria che consiste nell’isolarsi in moschea per un determinato periodo di tempo onde adorare Dio con certe condizioni stabilite. Essa è particolarmente meritoria durante gli ultimi dieci giorni del santo mese di Ramadan.

Per compiere l’i’tikaf ci si deve isolare e si deve digiunare per un minimo di tre giorni. Il digiuno rimane doveroso per ogni singolo giorno di i’tikaf anche quando viene compiuto al di fuori del santo mese di Ramadan.

Chi non digiuna perché viaggiatore o anziano non può compiere l’i’tikaf. Comunque il solo desiderio di compierlo gli apporta benedizioni e ricompense divine.

L’intenzione per l’i’tikaf deve essere compiuta all’interno della moschea.

Alcuni giuristi ritengono che l’i’tikaf debba essere compiuto esclusivamente in quattro moschee: il Masjidul-Haram a Mecca, il Masjidul-Nabi a Medina, la moschea di Kufa e la moschea di Basra. Comunque altri giuristi ritengono che possa essere compiuto in ogni moschea centrale.

Non è corretto compiere l’i’tikaf in una piccola moschea o in una Hussayniyyah.

Gli atti proibiti che invalidano l’i’tikaf sono i seguenti:

-Profumarsi;

-Prendere parte a discussioni mondane;

-Comprare e vendere qualcosa;

-Trarre piacere dal sesso opposto.

E’ permesso lasciare la moschea solo per necessità (tipo andare in bagno, dal dottore o per far visita a parenti malati in fin di vita).

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LA ZAKAT AL-FITRAH

Dopo il tramonto della notte che precede il giorno dell’id al-fitr (la Preghiera a conclusione del mese di Ramadan), ogni persona adulta e sana, e che non sia povera, dovrà donare da parte sua e da parte di tutte le persone che dipendono da lui per quella notte (e quindi non solo i membri della propria famiglia ma anche gli ospiti, fossero anche non-musulmani) tre chili di grano, orzo, riso, datteri o altro cibo simile o il loro valore in moneta. Si dovrebbe donare il tipo di cibo che è più consumato a casa propria.

La zakat al-fitrah deve essere donata con l’intenzione di avvicinarsi a Dio Onnipotente.

Se una persona offre la preghiera dell’id al-fitr, questa dovrà donare la zakat al-fitrah prima della preghiera. Se invece non offre la preghiera dell’id, essa avrà tempo fino a mezzogiorno. Se non riesce a donarla prima di mezzogiorno, dovrà farlo quando possibile.

Se una persona non riesce a far fronte alla proprie spese per un anno, questa viene considerata povera e non è quindi soggetta a nessun pagamento.

Una persona che non è sayyid (discendente del Profeta) non può donare la zakat al-fitrah ad un sayyid. Un sayyid può comunque donare la sua zakat al-fitrah ad un altro sayyid.

La zakat al-fitrah non deve essere donata a coloro che la spendono per commettere peccati. Essa inoltre dovrebbe essere donata ai credenti seguaci della scuola dell’Ahl al-Bayt che sono poveri. In loro assenza è possibile donarla anche agli altri musulmani ma in nessun caso deve essere donata ai nawasib (coloro che sono in inimicizia con l’Ahl al-Bayt e i loro seguaci). E’ bene poi donare la zakat al-fitrah nella propria zona di appartenenza o nel proprio paese.

Non è sufficiente che una persona affermi di essere povera per donargli la zakat al-fitrah. Infatti è necessario essere sicuri e soddisfatti circa la veridicità della sua affermazione. Se comunque si ha la certezza che questa persona fosse povera in precedenza ed ora non se ne è più sicuri, è permesso donargli la zakat al-fitrah.

Se vi è una persona povera che necessita della zakat al-fitrah e che vive nella propria zona o nel proprio paese, non si dovrebbe trasferire la zakat altrove.

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REGOLE VARIE PER IL DIGIUNO DEL SANTO MESE DI RAMADAN

Se si rompe il digiuno involontariamente non è necessario compiere qadà.

Se si dubita del sorgere del sole, si considera lo stato attuale come se fosse notte e se si dubita del giungere del tramonto, si considera lo stato attuale come se fosse giorno.

Se si hanno alcuni digiuni obbligatori da recuperare, non si devono fare digiuni meritori.

Gli anziani o le persone che non riescono a sopportare l’astinenza da cibo o bevande possono rompere il digiuno. Questi ultimi però dovranno poi donare un mud di grano, orzo o altro cibo simile ai poveri.

Le donne nel periodo di attesa o che allattano i propri piccoli, temendo danno nei loro confronti, possono rompere il digiuno e poi donare un mud di grano, orzo o altro cibo simile ai poveri. Per esse sarà inoltre necessario compiere qadà.

E’ altamente meritorio mangiare qualcosa al mattino prima dell’alba foss’anche un dattero o un bicchier d’acqua. Tale pasto viene definito “suhur”.

E’ meritorio interrompere il digiuno dopo la Preghiera della sera (Salat ‘isha’) con datteri e acqua calda o datteri e latte. Comunque, se ciò è troppo faticoso per una persona, oppure vi è chi ci aspetta per ‘rompere’ insieme il digiuno, è meglio farlo subito dopo la Preghiera del tramonto (maghrib).

E’ meritorio invitare altri credenti per rompere il digiuno assieme o, perlomeno, offrirgli dei datteri.

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ATTI SUPEREROGATORI PER IL SANTO MESE DI RAMADAN

Alcuni atti meritori da compiere durante il santo mese di Ramadan sono i seguenti:

– Completare la lettura del sacro Corano ogni tre giorni (e quindi recitare dieci juz’ al giorno);

– Compiere la preghiera notturna (salat al-layl). Chi non l’ha compiuta o non la compie generalmente durante l’anno è bene che inizi a farlo partendo da questo mese;

– Recitare il “du’a Iftitah” dopo aver rotto il digiuno;

– Recitare il “du’a Baha’” (noto anche come “Du’a Sahar”) o il “du’a Abu Hamzah al-Thumali” prima di suhur;

– Recitare ogni notte la “sura al-Qadr” per mille volte. Alternativamente si può recitare ogni notte la “sura al-Dukhan” per cento volte;

– Compiere le mille rakat meritorie nel corso del santo mese. Dopo la Preghiera del tramonto si recitino ogni giorno otto rakat in unità di due e dopo la preghiera della sera se ne recitino dodici. Questo per i primi venti giorni. Durante gli ultimi dieci giorni, invece di dodici rakat dopo la preghiera della sera, se ne recitino ventidue. A ciò si aggiungano cento rakat da recitare durante le notti del 19, 21 e 23 del santo mese (le notti di Qadr).

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Writer : shervin | Comments Off on Regole per il digiuno nel santo mese di Ramadan Comments | Category : Giurisprudenza

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