Prova, pazienza e ricompensa (Seyyed M.H. Fadlallah)

Prova, pazienza e ricompensa

Allamah Seyyed M. H. Fadlallah

Abbiamo parlato in precedenza della messa alla prova nella vita della persona, ed abbiamo detto che essa non è da considerarsi una punizione Divina, ma piuttosto come un’esperienza che la persona sperimenta durante la propria vita.

Quando Dio crea la vita, non la rende colma di fiori senza spine o di spine senza fiori; al contrario, la vita è colma di spine circondate da fiori, felicità accompagnata da tristezza e povertà da ricchezza.

La vita include tutte queste condizioni. L’uomo non raggiunge il piacere senza il dolore, la felicità senza la tristezza e il successo senza un duro lavoro. E’ evidente che ciascuno di noi, non importa quanto anziano o giovane sia, abbia sperimentato tutte queste sensazioni. Nessuno ha successo nel campo scolastico senza impiegare molti sforzi; chiunque vuole assicurarsi il sostentamento incontra ed affronta molteplici difficoltà; similmente, in genere, ciò accade nella politica, nelle questioni riguardanti la libertà e l’indipendenza, e nella lotta per il potere, per le quali l’essere umano si prodiga in enormi sforzi e difficoltà.

Di conseguenza Dio appalesa all’uomo che se vuole avere successo nella vita, deve affrontare tutti questi problemi, semplicemente perché non c’è piacere che non sia mischiato alle difficoltà, non c’è successo che non sia il risultato di uno sforzo e non c’è profitto senza perdita.

Come potete allora affrontare questa vita? Fallite e vi lamentate della sfortuna, abbandonate gli studi se vi sfiniscono e vi costano molti sforzi e spostamenti, o sarete resistenti e perseveranti per poi gustare le buone conseguenze dei vostri sforzi?

Il Sacro Corano enfatizza questo punto quando menziona le prove e le identifica con la lotta; una lotta che smuove la vita dell’uomo e lo porta sull’orlo del fallimento o del successo: “Gli uomini credono che li si lascerà dire: “Noi crediamo” senza metterli alla prova?” (29:2)

Pensate che Dio accetti che voi pronunciate verbalmente la vostra fede, senza provarla attraverso le azioni?!

Dio mira a testarvi nella vostra fede, così, vi espone a molte difficoltà e ad alti e bassi che possono minarla. Potreste incontrare alcune sfide, alcuni insuccessi ed alcune tentazioni.

Molte persone, come tipo di prova, possono inoltre incontrare le negligenze della società; per esempio, alcuni commercianti ed uomini d’affari potrebbero preferire non assumere una persona impegnata (sentimentalmente), semplicemente perché ne stanno cercando una celibe, o non preferire una donna che rispetta l’hijab perché ne stanno cercando una che non lo indossa, che possa piacere e sedurre i clienti con la sua apparenza. Questa è considerata uno dei tipi di prova attraverso cui Dio ama esaminare l’uomo.

Tale persona vuole allora stare retta nella fede o vuole fallire preferendo la vita terrena all’altra vita? Dio commenta allora dicendo: “Già mettemmo alla prova coloro che li precedettero. Iddio conosce perfettamente coloro che dicono la verità e conosce perfettamente i bugiardi” (29: 3)

Abbiamo un altro versetto che dice: “Sicuramente vi metteremo alla prova con terrore, fame e diminuzione dei beni, delle persone e dei raccolti. Ebbene, da la buona novella a coloro che perseverano” (2: 155)

Dio ci narra su ciò che affronteremo in questa vita. Ci parla di molte insicurezze, come nel caso di una persona che sta dormendo e si sveglia impaurita per via di un’aggressione o di un nemico vicino; o come nel caso di una persona che affronta una povertà estrema tale da non trovare sostentamento. Una persona potrebbe inoltre avere carenze di soldi ed affettive; gli potrebbe capitare di perdere dei cari parenti, o nel caso sia un coltivatore o proprietario terriero, potrebbe essere provato dalla perdita dei raccolti. Dio dice che la persona nella vita potrebbe affrontare tali disastri. Quando qualcuno è colpito da una perdita o paura, potrebbe non essere capace di resistere, così da perdere l’equilibrio; tali cose possono condurre alcune persone a commettere suicidio, sia fisico che sociale, in cui divengono mentalmente e socialmente malate.

Qui Dio chiama alla pazienza: “Ebbene, da la buona novella a coloro che perseverano

Tale pazienza vuole aprire la strada affinché le genti esaminino la propria vita e storia e poter quindi comprendere che molte altre prima di loro hanno vissuto le stesse esperienze. Questa persone possono capire che molte altre, che vivevano nella paura, successivamente sono vissute in sicurezza; molte persone povere sono poi divenute ricche, e molta gente affamata è divenuta sazia. Di conseguenza, quando affrontano perdite economiche, affettive o di raccolti, saranno ripagate con molte altre cose, come ricompensa della loro resistenza: “Sicuramente vi metteremo alla prova con terrore, fame e diminuzione dei beni, delle persone e dei raccolti. Ebbene, da la buona novella a coloro che perseverano, coloro che quando li coglie una disgrazia dicono: ”Siamo di Dio e a Lui ritorniamo” (2: 155-156)

Dobbiamo ammettere che Dio ci possiede e noi non possediamo noi stessi, perché Lui ci ha creati e Lui è l’unico che può guidare la nostra esistenza e provvedere a ciò che ci sostenta.

Dio ha creato questa vita di due colori, non monocolore, affinché la persona gestisca la sua vita. Non c’è tristezza senza felicità, paura senza salvezza e nessuna povertà senza ricchezza. In questo modo, la vita continua. Questo mondo in cui viviamo è un mondo limitato, l’uomo non guadagna una cosa senza perderne un’altra. Se vuole il successo, deve passare le notti studiando e lavorando. A tal proposito, il poeta dice: “Più duramente lavori, più alte divengono le tue posizioni. E chiunque aspira al meglio spende le sue notti lavorando”.

Un altro verso dice: “Tu ami Laila e dormi! Per la tua vita, è questa una richiesta ragionevole?

Qui “Laila” simboleggia la conoscenza e la meta dell’essere umano. Alcuni poeti dicono: “Se non fosse per il duro lavoro, la gente spenderebbe la vita in povertà”.

Dio vuole farci comprendere che noi apparteniamo a Lui e che Lui è il nostro Dio, che ci ha creati e ci possiede. Noi non possiamo possederci, ed infine a Lui ritorniamo. “Coloro che quando li coglie una disgrazia dicono: ”Siamo di Dio e a Lui ritorniamo

Per di più, non ci sono problemi eterni in questa vita mortale e l’uomo sta ritornando verso il suo Creatore, per essere giudicato e ricompensato per la sua pazienza: “Coloro che quando li coglie una disgrazia dicono: “Siamo di Dio e a Lui ritorniamo

Cos’è la loro ricompensa? “Quelli saranno benedetti dal loro Signore e saranno ben guidati” (2: 157)

Significa che Dio prega per l’uomo nello stesso modo in cui prega per il Profeta (S), ma la preghiera di Dio non è fatta di inchino (ruku) e prostrazione (sujud), è misericordia, perdono ed innalzamento di livello.

Appena Dio prega per voi, i Suoi angeli fanno lo stesso. Quale potrebbe essere maggiore ricompensa, per colui che è paziente, del guadagnare da Dio ciò che prima ha guadagnato il Profeta Muhammad (S)?! “In verità Allah e i Suoi angeli benedicono il Profeta. O voi che credete, beneditelo e invocate su di lui la pace” (33: 56)

Proprio come Dio prega per il Profeta (S), prega anche per le persone pazienti, e significa che innalza il loro livello nella vita futura e li perdona: “Quelli saranno benedetti dal loro Signore e saranno ben guidati” (2: 157)

Essi inoltre ottengono la Sua misericordia che abbraccia tutti gli aspetti dell’esistenza umana, il loro sostentamento, la salute, la sicurezza ed ogni bene che gli giunge: “saranno ben guidati”.

Questa è la Retta Via, ovvero quella nella quale l’uomo domina se stesso e le sfide e travagli non lo sconfiggono facilmente.

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Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Writer : shervin | 0 Comments | Category : Il pensiero islamico , Novità

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