L’esempio perfetto: la condotta morale del Profeta (prima parte)

L’ESEMPIO PERFETTO:

Uno sguardo alla condotta morale del Profeta dell’Islam (prima parte)

Il Messaggero di Allah disse (S)

“Non sono stato inviato [da Allah] se non per portare a compimento le virtù morali”

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PREFAZIONE

Il bisogno dell’essere umano di avere un sano modello da seguire, deriva dalla sua caratteristica di potere essere influenzato dalla condotta altrui. Infatti, la creazione dell’uomo è tale che viene influenzata dagli altri, e ciò ha un importante ruolo nella sua formazione individuale e sociale. A tal proposito, il sacro Corano, nella sua opera di formazione e educazione dell’essere umano, presenta molti buoni esempi di virtù e rettitudine, considerando il nobile Profeta dell’Islam (S) il migliore e più completo di essi, l’esempio perfetto. Il sacro Corano presenta espressamente il nobile Profeta dell’Islam (S) come l’esempio per gli uomini e il modello per i musulmani in tutte le epoche; fortunatamente le preziose fonti di tradizioni islamiche e le biografie del sommo Profeta (S), riportano dettagliatamente i fatti e le vicende della sua vita; anche il presente libro, ispirandosi a queste preziose fonti, espone in modo conciso la sua biografia e condotta di vita.

Nonostante il titolo del libro e dei suoi capitoli riguardino la biografia e la condotta di vita pratica del sommo Profeta (S), tuttavia giova qui esporre brevemente alcuni elementi del suo sublime grado spirituale.

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1. La migliore creatura

Il nobile Profeta dell’Islam (S) non ha pari fra tutti gli esseri umani di tutte le epoche, e la storia umana non vedrà uomo pari a lui. A tal proposito, il Principe dei Credenti Ali (pace su di lui) dice: “Iddio non ha creato essere superiore a Muhammad, che la benedizione di Allah sia su di lui e sulla sua Famiglia” [1]

Se il Khidhr raggiunse l’acqua della vita,

Muhammad arrivò alla fonte della vita.

Se Salomone legò il trono ai venti,

Muhammad si liberò dal gioco dei venti.

Se la tenda di Mosè era di velo,

quella di Ahmad era di luce.

E se la culla di Gesù raggiunse il cielo,

Muhammad balzò lui fuori dalla Culla. [2]

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2. La prima creatura

Iddio ha creato l’universo con uno speciale ordine, creando prima le creature superiori, iniziando dalla prima e somma creatura, la “Realtà Muhammadica”, che a volte viene chiamata anche “Manifestazione Prima” o “Misericordia Immensa”. Molte tradizioni islamiche confermano questo concetto. Jabir Bin Abdillah al-Ansariyy dice: “Dissi al Messaggero di Allah (S): ‘Che cos’è la prima cosa che Iddio ha creato?’ Egli rispose allora: ‘La luce del tuo Profeta, o Jabir! L’ha creata, e dopo ha creato da essa ogni altra cosa’” [3]

Una è la linea, dall’inizio alla fine,

su di essa la creazione del mondo è passeggera.

Su questa via i Profeti sono come i cammellieri,

conduttori e guide delle carovane.

Di questi [Profeti], il nostro signore è diventato il principe,

egli è il primo e l’ultimo in quest’opera.

Questa via è finita in lui,

in lui è disceso “Ud’ū ila-Llah” [Chiamate ad Allah].

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3. Aiuti Occulti

Iddio conosce ogni scelta e azione futura dell’essere umano, perciò è particolarmente benevolo e sollecito nei confronti dei probi uomini che nel futuro percorreranno la retta via; è per questo motivo che il Signore Eccelso li protegge e li guida sin dall’infanzia. Gli uomini di Dio, in generale, e il nobile Profeta dell’Islam, in particolare, godevano di questo dono divino: “In verità, Iddio aveva incaricato il più grande dei Suoi angeli di fargli conoscere la via delle virtù e delle migliori qualità del creato“[4]. Nei libri di storia troviamo molti esempi degli aiuti occulti che ricevette il sommo Profeta (S) nell’infanzia.

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4. Misericordia Immensa

Un’altra cosa che ci fa comprendere il sublime grado spirituale del sommo Profeta (S), è il fatto che egli è la manifestazione della Misericordia Immensa del Signore Eccelso e la fonte della Sua Benevolenza. Iddio ha donato questo sublime grado al santo Messaggero di Allah (S) per la sua impareggiabile purezza interiore. Questa caratteristica si manifestò in lui sin dall’infanzia, e durò fino all’ultimo giorno della sua benedetta vita. È per questo motivo, per la sua benedetta presenza fra la gente, che Iddio Sublime risparmiò loro il Suo castigò: “E Allah non intende castigarli mentre tu sei fra di loro, e Allah non sarà loro castigatore mentre chiedono perdono” (8:33). Ciò significa che nello stesso modo in cui il pentimento è manifestazione della misericordia divina, l’essere e la presenza del sommo Profeta (S) fra la gente, è un’altra manifestazione dell’immensa misericordia divina.

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5. Il supremo grado di purezza ed infallibilità

La “ismah” [purezza ed infallibilità] è una capacità dell’anima che trattiene l’uomo dal commettere peccati ed errori. Ora se questa capacità raggiunge il suo supremo grado, si parla di “al’Ismah al-Kubra” [Infallibilità Suprema], mentre per i livelli inferiori si parla di “al’Ismah as-Sughra” [infallibilità minore]. Senza dubbio, il nobile Profeta dell’Islam (S) possedeva il supremo grado di infallibilità, come del resto sono unanimemente d’accordo i sapienti sciiti e sunniti. Esistono molti versetti coranici e ahadith che dimostrano ciò, uno dei quali è il versetto della Purificazione: “In verità, Iddio vuole allontanare da voi soli ogni impurità, o Ahlu-l-Bayt, e purificare solo voi di purificazione assoluta” (33:33)

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6. Immense capacità spirituali

Tutti i profeti divini avevano grandi capacità spirituali, e per questa ragione avevano il potere di comunicare con il mondo occulto; ricevevano la rivelazione divina, e la trasmettevano ai cuori della gente. Questa capacità, questa forza spirituale, era presente nel sommo Profeta (S) nel suo grado massimo, che nemmeno gli angeli favoriti del Signore Eccelso erano in grado di comprendere. Questa capacità era così grande che a volte il santo Profeta (S) comunicava direttamente con il Creatore. Il nobile Profeta dell’Islam (S) descrive la sua impareggiabile capacità e forza interiore dicendo: “Per me [solo] v’è con Allah un momento, che non è in grado di tollerare nessun angelo favorito né profeta inviato né servo credente di cui Iddio ha provato il cuore per la fede” [5]

Ciò che abbiamo detto in questa prefazione, non è che una goccia dello sconfinato mare della spiritualità del sommo Profeta (S): nessuno all’infuori del Signore Eccelso e dei purissimi Imam (A) conosce il suo sublime grado.

Ciò che noi esponiamo in questo libro non sono le doti spirituali di questo sublime Messaggero di Dio, sono bensì alcuni elementi della sua biografia e condotta di vita, nella speranza che giovi al lettore, e che i musulmani, soprattutto gli amati giovani, prendano d’esempio la sua esemplare condotta, e sazino, a Dio piacendo, la propria anima con questa generosa fonte di spiritualità.

Hemmat Sohrab Pour

15 aban 1377 (AH)

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Del confidarsi coll’Adorato

Il sommo Profeta dell’Islam (S) considerava il rapporto con l’Adorato e il confidarsi con Lui, fra gli atti più piacevoli, e non si stancava mai di manifestare la sua servitù dinanzi a Iddio. Talvolta, durante la preghiera, egli aveva degli stati spirituali che solo gli amanti e gli intimi amici del Signore Eccelso sono degni di avere. Senza dubbio, dimostrare tutta la propria servitù e dipendenza al sommo Vero, e confidarsi con Lui, crea nei cuori un sublime desiderio, tale da far dimenticare ogni affetto ed amicizia non divina, e trasformare la landa del cuore umano in un salina nella quale non cresce se non l’amore per il Signore Eccelso.

Il mio cuore non parla che del Tuo amore,

l’anima mia non percorre che la via del Tuo amore,

ha fatto della landa del mio cuore una salina, il Tuo amore,

acché da essa non cresca se non il Tuo amore.

Solo servendo e adorando devotamente Iddio, l’essere umano può raggiungere la calma e la serenità interiore, e ritrovare sé stesso, e conoscere la sua reale posizione nel creato.

Il sommo Profeta dell’Islam (S) preservava il modo completo il suo stato di servitù, e adorava il Signore Eccelso con impareggiabile gnosi e devozione.

Una delle mogli del sommo Profeta dice: “Il Messaggero di Allah (S) conversava con noi e noi con lui, e non appena si faceva l’ora della preghiera, era come se egli non ci conoscesse e noi non lo conoscessimo” [6]

L’Imam Amir-ul-Mu’minin Ali (pace su di lui) dice: “Il Messaggero di Allah non preponeva alla preghiera né la cena né nulla d’altro, e quando giungeva l’ora della preghiera, era come se non conoscesse nessun parente né amico alcuno” [7]

L’Imam Sajjad (pace su di lui) espone nel seguente modo la brama del nobile Profeta di adorare il sublime Creatore: “Il sommo Profeta (S) stava ritto [in preghiera] sulle dita dei piedi, finché Iddio fece discendere il seguente versetto: ‘TaHa, Noi non ti abbiamo rivelato il Corano affinché tu ti affatichi'” [8]

In un’altra tradizione leggiamo: “Una notte il Profeta (S) era a casa di una delle sue mogli (Ummu Salamah). Non era trascorsa che una piccola parte della notte, quando Ummu Salamah s’accorse che il Profeta non era a letto. Ummu Salamah s’alzò e andò a cercarlo, quando d’un tratto s’accorse che il Profeta era ritto accanto alla stanza, con le mani alzate verso il cielo, con le lacrime agli occhi, che pregava e si confidava con Iddio in questo modo: ‘O Signore, non privarmi delle cose buone che mi hai donato! O Signore, non allietare i miei nemici e coloro che m’invidiano! O Signore, non farmi ritornare alle cose cattive dalle quali mi hai salvato!

Signore, non abbandonarmi nemmeno per un istante’. Fu allora che Ummu Salamah iniziò a piangere. Il Profeta (S) disse: ‘Ummu Salamah, perché piangi?’. Ummu Salamah rispose: ‘Che mio padre e mia madre siano sacrificati per te! Perché non dovrei piangere?! Tu, con il sublime grado spirituale che hai, nonostante Iddio ti abbia perdonato ogni colpa passata e futura, supplichi e ti confidi in questo modo con il Signore [mentre siamo noi che dobbiamo temere Iddio e piangere per i nostri peccati]’. Il Profeta (S) disse allora: ‘Come posso sentirmi al sicuro, sapendo che Iddio abbandonò per un istante il profeta Giona a sé stesso, e causa di ciò egli patì ciò che patì'” [9]

Certo, il Messaggero di Allah (S) vedeva sempre sé stesso al cospetto di Dio, e Lo ricordava continuamente, col cuore e con la parola, e in questo modo faceva scorrere la vitale linfa del tawhid nel suo puro spirito, affinché il benedetto albero della vicinanza a Dio mettesse la sue sacre radici nel suo cuore, e si mescolasse con la sua esistenza.

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NOTE

1- Al-Kafi, vol. 1, pag. 440.

2- Nezami Ganjavi.

3- Bihar-ul’Anwar, vol. 15, pag. 24.

4- Bihar-ul’Anwar, vol. 18, pag. 360.

5- Nahj-ul-Balagah (Faydh-ul’Islam), sermone 234.

6 – Bihar-ul’Anwar, vol. 84, pag. 257.

7- Majmu’ah Warram, vol. 2, pag. 78.

8 – Bihar-ul’Anwar, vol. 16, pag. 264.

9- Bihar-ul’Anwar, vol. 6, pag. 218.

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Tratto da: “L’esempio perfetto. Uno sguardo alla condotta morale del Profeta dell’Islam (S)”, Majma Ahlalbayt.

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Writer : shervin | 0 Comments | Category : Novità , Tradizioni

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