Il giorno della Mubahila (ordalia)

Il giorno della Mubahila

In arabo Mubahila significa letteralmente “maledizione reciproca”, “ordalia” (1). Nella terminologia islamica questa espressione di riferisce all’atto di chiedere a Dio di maledire la parte che mente, vale a dire di allontanarla dalla Sua misericordia (2).

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L’evento della Mubahila

Quando il Profeta (S) scrisse delle lettere ai capi e governanti di differenti paesi, ne indirizzò una anche all’Arcivescovo di Najran nella quale invitava la popolazione di Najran ad accettare l’Islam. I cristiani decisero allora di inviare una delegazione a Medina per parlare con il Profeta (S) e condurre ricerche sull’Islam.

La delegazione era composta da un gruppo di più di dieci persone della popolazione di Najran guidati da tre uomini chiamati ‘Aqib, Sayyed e Abu Harisa. La delegazione parlò con il Profeta (S) nel Masjid al-Nabi (la Moschea del Profeta) a Medina. Dopo che essi insistettero sulla veridicità della credenza nella Trinità, entrambe le parti decisero di porre fine alla controversia mediante la Mubahila; decisero pertanto di prepararsi per fare la Mubahila il giorno seguente in un deserto fuori Medina.

La mattina del giorno successivo il Profeta (S) si recò a casa dell’Imam ‘Ali (as), prese da un lato la mano dell’Imam Hasan (as) e dall’altro quella dell’Imam Husayn (as) e chiese all’Imam ‘Ali (as) e a Fatima Zahra (as) di accompagnarlo fuori Medina per realizzare la Mubahila. Quando i cristiani videro arrivare il Profeta (S), Abu Harisa chiese: “Chi sono coloro che stanno venendo con lui?” Gli risposero: “Quello che cammina davanti a lui è suo cugino e genero, una persona da lui particolarmente amata. Quei due bambini sono i suoi nipoti e quella donna è sua figlia, la persona a lui più cara.”

Il Profeta (S) si sedette sulle sue ginocchia preparandosi per la Mubahila. Allora Abu Harisa disse: “Giuro su Dio che egli si è seduto come si sedevano i profeti per chiedere il castigo”. Allora cambiò idea e decise di rinunciare all’ordalia. Sayyed gli chiese: “Se Muhammad fosse stato bugiardo non avrebbe osato venire così alla Mubahila. Temo che se realizzasse la Mubahila con noi, non rimarrebbe vivo nessun cristiano fino alla fine dell’anno!”

Secondo altre versioni di questa narrazione, egli disse: “Vedo volti che se chiedessero a Dio di spostare una montagna, sicuramente la montagna si muoverebbe. Che nessuno faccia quindi la Mubahila contro tali persone, perché è possibile che saremo distrutti e non rimanga sulla terra neanche un cristiano.”

Allora Abu Harisa si recò di fronte al Profeta (S) e disse: “O Abul Qasim! Lasciamo da parte la Mubahila, perché siamo disponibili a trovare un’altra soluzione.” Allora il Profeta (S) stipulò con loro un accordo di pace a condizione che pagassero la Jiziyah (imposta annuale che pagano i seguaci delle altre religioni di origine celeste per ricevere la protezione del governo islamico). Dopo questo trattato, promisero di pagare ai musulmani 80.000 Dirham ogni anno e di appoggiarli prestando scudi, lance e cavalli in caso scoppiasse una guerra nello Yemen. In questo modo il Profeta (S) accettò il trattato di pace e la delegazione inviata tornò a Najran. Dopo questo accadimento il Profeta (S) disse: “Giuro su Dio, Colui che tiene in pugno la mia anima, che la morte della gente di Najran era molto vicina. Se essi avessero fatto la Mubahila con me, sarebbero sicuramente stati trasformati in scimmie e maiali, tutta la loro terra sarebbe stata bruciata, e Dio avrebbe cancellato l’intera popolazione di Najran, inclusi gli uccelli sugli alberi.” [3] Poco dopo questo evento i delegati cristiani Sayyed e ‘Aqib tornarono a Medina con dei doni, andarono di fronte al Profeta (S) e diventarono musulmani.

L’evento della Mubahila avvenne il 24 del mese di Dhul-Hijja del decimo anno dell’Egira [4], sebbene alcuni storici abbiano riportato che sarebbe avvenuto il 21 dello stesso mese [5]; la maggioranza dei sapienti musulmani conferma comunque la prima data. Ad esempio Shaykh Ansari dice che il 24 di Dhul-Hijjah è il giorno della Mubahila e menziona alcuni atti raccomandabili per questo giorno, tra i quali l’abluzione rituale maggiore (ghusl). [6] Anche Shaykh Abbas Qomi, nella sua opera “Mafatih al-Jinan” ha menzionato alcuni riti raccomandati questo giorno, come l’abluzione rituale maggiore e il digiuno.

Il versetto della Mubahila nel Sacro Corano

Il versetto 61 della Sura Al-Imran menziona questo evento:

فَمَنْ حَاجَّک فِیهِ مِن بَعْدِ مَا جَاءَک مِنَ الْعِلْمِ فَقُلْ تَعَالَوْا نَدْعُ أَبْنَاءَنَا وَأَبْنَاءَکمْ وَنِسَاءَنَا وَنِسَاءَکمْ وَأَنفُسَنَا وَأَنفُسَکمْ ثُمَّ نَبْتَهِلْ فَنَجْعَل لَّعْنَتَ اللَّـهِ عَلَی الْکاذِبِینَ

“A chi polemizza con te, ora che hai ricevuto la scienza, di’ solo: “Venite, chiamiamo i nostri figli e i vostri, le nostre donne e le vostre, noi stessi e voi stessi e invochiamo la maledizione di Dio sui bugiardi” (Sacro Corano, 3: 61)

Gli esegeti sciiti e sunniti concordano che questo versetto si riferisce al dibattito suscitato tra i cristiani di Najran e il Profeta (S), nel quale i cristiani insistevano nella loro credenza della Trinità e veneravano Gesù (AS) come uno dei pilastri di questa credenza.

Essi non pensavano di accettare l’idea coranica secondo la quale Gesù (as) era un sincero servo di Dio e uno dei Suoi messaggeri; per questo il Profeta (S) li invitò alla Mubahila. Oltre agli esegeti sciiti, esegeti sunniti come Zamakhshari [7], Fakr al-Razi [8], al-Baydawi [9] e altri ancora affermano che in questo versetto l’espressione “nostri figli” si riferisce a Hasan e Husayn, l’espressione “nostre donne” si riferisce alla nobile Fatima (as) e l’espressione “noi stessi” all’Imam ‘Ali (as).

Coloro che accompagnavano il Profeta (S) nella Mubahila erano quindi le stesse persone della Gente del Mantello (Ahl al-Kisa). Secondo Zamakhshari e Fakr al-Razi, il versetto del Tahtir (purificazione) venne rivelato poco dopo questo avvenimento. In esso Dio Altissimo dice riguardo a queste persone: “O Gente della Casa (Ahl al-Bait), Iddio non vuole altro che allontanare da voi ogni impurità e rendervi del tutto puri.” (Sacro Corano, 33:33)

I cristiani di Najran, nel vedere l’onestà e sincerità del Profeta (S) e di coloro che lo accompagnavano, ebbero timore e decisero di stringere un accordo di pace e accettare le condizioni poste.

 

NOTE

  1. al-Yuhari, Ismael Ibn Hamad, al-Sihah.
  2. Zamakhashari, vol. 1, pag. 368.
  3. Qomi, Shaykh Abbas, vol. 1. Pag. 182-184.
  4. Ibn Shahr Ashub, vol. 3, Pag. 144
  5. Meibodi, Kashf al-Asrar, vol. 2, Pag. 147.
  6. Ansari, Murtaza, vol. 3, Pag. 48-49.
  7. Zamakhashari, al-Kashaf.
  8. al-Razi, al-Tafsir al-Kabir.
  9. al-Baydawi, Tafsir Anwar al-Tanzil.

 

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Writer : shervin | 0 Comments | Category : Storia Islamica

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