Discorso di S.H. Nasrallah per la nascita del Profeta (30/10/2020)

Discorso di S.H. Nasrallah in occasione dell’anniversario della nascita del Profeta Muhammad (30/10/2020)

Col Nome d’Iddio Clemente e Misericordioso

La lode appartiene esclusivamente a Dio, Signore dei mondi, e le preghiere e la pace discendano sul nostro Maestro e Profeta, il Sigillo dei Profeti, Abil-Qasim Muhammad, e sulla sua pura Famiglia, sui suoi prescelti Compagni e su tutti i Profeti e Messaggeri.

La pace, la misericordia e le benedizioni di Dio discendano su tutti voi. Dio Onnipotente ha detto nel Glorioso Corano: “O Profeta, ti abbiamo mandato come testimone, nunzio e ammonitore, che chiama ad Allah, con il Suo permesso; e come lampada che illumina. E dà ai credenti la lieta novella che per loro c’è una grande grazia di Allah.” (XXXIII, 45-47)

Inizio porgendo gli auguri a tutti i musulmani nel mondo e a tutti i libanesi – come un unico popolo unito nella gioia e nel dolore − per la nascita del più grande Messaggero, il nostro Maestro e Profeta Muhammad (S), così come per la nascita del suo pronipote, l’Imam Ja’far as-Sadiq (as).

Inizierò parlando della benedetta occasione per poi affrontare alcune questioni e argomenti che, nella situazione attuale, ritengo rilevanti.

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Il rango del Profeta Muhammad (as) agli occhi dei musulmani

Il nostro Maestro Muhammad (S) è nato circa 1.495 anni fa, in quello che era conosciuto come l’Anno dell’Elefante [Am Al-Fil], nel mese di Rabi ‘al-Awwal, il mese attuale. Alcuni dicono che sia nato il 12 Rabi al-Awwal,mentre secondo altri il 17 Rabi al-Awwal.

Questa nascita benedetta rappresenta la naturale introduzione alla manifestazione e alla proclamazione dell’ultimo Messaggio Divino, il quale non è soggetto ad abrogazione, modifica o alterazione; quindi “ciò che è consentito [halal] durante l’epoca di Muhammad è consentito fino al Giorno del Giudizio, e ciò che è proibito [haram] durante l’epoca di Muhammad è proibito fino al Giorno del Giudizio“.

Si tratta anche di un’introduzione alla rinascita della vera vita umana, per generazioni che sono emerse dalle tenebre alla luce attraverso questo neonato, nonché alla nascita di una Comunità (Ummah) che sarebbe rimasta immortale fino al Giorno della Resurrezione.

Sappiamo tutti che i Profeti e i Messaggeri compirono miracoli e prodigi, specialmente quando parliamo di grandi Profeti come Abramo, Mosè e Gesù (la pace discenda su di loro). Tutti loro realizzarono miracoli che vennero testimoniati nell’epoca in cui vivevano e dalla generazione del loro tempo.

I Libri sacri − in particolar modo il Sacro Corano − così come le opere storiche e le raccolte di hadith ci hanno narrato e parlato di questi miracoli.

Anche il Messaggero di Dio Muhammad (S) compì vari miracoli di cui fu testimone la gente del suo tempo. La sua epoca è trascorsa e le narrazioni ci sono state trasmesse attraverso gli hadith e i libri di storia, ma non abbiamo assistito personalmente a questi miracoli. Il Messaggero di Dio Muhammad (S) realizzò pertanto differenti miracoli, come nel caso dei precedenti Profeti; tuttavia ha presentato un miracolo immortale che continuerà a vivere fino al Giorno della Resurrezione e di cui saranno testimoni tutte le generazioni, in ogni tempo e luogo. Questo miracolo è il Libro sacro che Dio gli ha rivelato: il Sacro Corano.

Uno dei miracoli di questo grande Libro è che le sue parole, i suoi versetti e i suoi capitoli non sono stati soggetti ad alcuna distorsione, falsificazione o modifica per più di 1.450 anni. Ciò significa che nonostante tutte le ragioni, fattori e motivazioni – tanto tra i musulmani quanto tra i non musulmani − per distorcere questo Libro religioso, i suoi versetti e i suoi capitoli, esso è rimasto preservato integralmente per 1.450 anni.

Questo Libro sacro, che è rimasto custodito in questa forma accurata e meravigliosa, è di per sé un miracolo. È l’adempimento e la convalida della promessa divina: “Noi abbiamo rivelato il Monito, e Noi ne siamo i protettori” (Sacro Corano, 15: 9).

Un Libro religioso così importante per la vita di centinaia di milioni di persone – oggi parliamo di quasi due miliardi di credenti − non può essere preservato in questo modo senza essere alterato a fronte di tutte le ragioni esistenti − dottrinali e politiche − per distorcerlo, falsificarlo o modificarlo.

Questa è la prova del fatto che Dio Stesso ha protetto il Libro portato da questo Profeta. Negli ultimi 1.450 anni questo Corano ha sfidato l’umanità, una sfida rimarrà fino al Giorno del Giudizio: se si riunissero tutti per produrre qualcosa di simile, per produrre dieci capitoli simili o anche uno soltanto, fallirebbero (1).

E questo Corano, che ancora vibra e guida le persone fuori dall’oscurità portandole alla luce, è il suo miracolo immortale. Ogni Profeta e Messaggero divino ha prodotto i suoi frutti, e il più grande frutto del nostro Profeta e del nostro Maestro, il Messaggero di Dio Muhammad, è questa realizzazione dell’essere umano avvenuta con le sue stesse mani. È di per sé la cosa più vicina a un miracolo: questa profonda e straordinaria trasformazione nella società della Penisola Arabica compiuta dalle sue mani e grazie alla sua missione, sforzi e jihad.

Se torniamo indietro nella storia, la Penisola Arabica era composta da Mecca, Yathrib [non si chiamava ancora Medina], la città di Taif e un gruppo di grandi città, tribù e clan che si estendevano fino allo Yemen, comprese le sue città e civiltà. L’intera regione a cui ora ci riferiamo come Penisola Arabica è stata l’ambiente principale del movimento e della missione del Profeta.

Diamo uno sguardo alle persone di quella comunità prima della nascita del Profeta e della sua missione profetica: al loro modo di vivere, alla loro vita religiosa [cosa adoravano? in cosa credevano?], alla loro educazione [lettura e scrittura], al loro livello di conoscenza, alla loro cultura, ai loro valori, alle loro tradizioni, ai principi che governavano quella società, alla povertà, alla privazione, al loro livello di sicurezza, alle battaglie, alle guerre tribali e alla loro dispersione.

Il Messaggero di Dio non è venuto per affrontare un particolare aspetto della vita di queste persone ma la vita nella sua totalità, soprattutto nelle sue dimensioni dottrinali, spirituali, sapienziali, culturali, etiche e comportamentali. Se poi studiamo lo stile di vita delle persone nella Penisola Arabica dopo l’opera profetica, gli sforzi e il jihad del Profeta, che ne è stato di queste persone?

Quali sono state le serie, profonde e fondamentali trasformazioni che hanno avuto luogo, soprattutto dal lato umano? La loro fede e convinzione? Il modo in cui sono passati dall’adorazione degli idoli all’adorazione dell’Unico Dio? Le loro scienze, la loro cultura e il sistema di valori? La loro percezione dell’uomo, della donna, dei seguaci di altre religioni e degli altri esseri umani? I loro costumi, tradizioni, disciplina, comportamento e morale? Questa straordinaria trasformazione umana che ha avuto luogo nella Penisola Arabica e ha costituito la base principale per questa Ummah e per la diffusione della sua voce e del suo Messaggio in tutto il mondo, rendendola il centro per il cambiamento globale, è il frutto della presenza e dell’opera del Profeta Muhammad (S). 

L’aspetto più importante e davvero notevole è che tutto ciò è avvenuto in soli ventitré anni. Sappiamo quanto sia difficile apportare enormi cambiamenti nella vita delle persone all’interno di un arco dieci, venti, trenta o quaranta anni, soprattutto nell’ambito della cultura, della dottrina, dei valori e del comportamento. Ma il Messaggero di Dio ha realizzato tutto ciò, aprendo la strada di questo sentiero umano e spirituale fino al Giorno del Giudizio.

Volevo fare questa introduzione in modo da poter approfondire gli argomenti di cui voglio parlare. Tutti i musulmani nel corso della storia fino alla venuta dell’Ora nutrono un amore, una venerazione, un rispetto e devozione per questo grande Profeta che non ha eguali per nessun altro essere umano, nonostante l’amore, rispetto e riverenza che provano per tutti i Profeti, Messaggeri, Awliya, Imam, persone giuste e buone nel corso della storia.

Tutti i musulmani nutrono uno sguardo, una fede e un amore speciali per quest’uomo, questa persona e questa figura. Essi possono aver avuto divergenze nel corso della storia, e ciò è accaduto in diversi ambiti: nelle questioni intellettuali di natura dottrinale, nelle questioni giuridiche attinenti ciò che è lecito e ciò che è illecito, nelle questioni storiche riguardanti la valutazione delle persone, e nell’epoca contemporanea possono essere in disaccordo su importanti questioni sociali e politiche, conflitti, guerre, ecc.

Ma ci sono aspetti e questioni unanimi su cui i musulmani nel corso della storia non hanno mai avuto divergenze e rispetto ai quali non ne avranno mai fino al Giorno del Giudizio. Tra i più importanti di questi principi, su cui vi è totale e assoluta unanimità, troviamo indubbiamente la loro fede in Muhammad (S), nel suo Messaggio, nella sua Profezia, nella sua grandezza e nel suo rango.

Lo vedono come il Sigillo dei Profeti poiché non c’è nessun profeta dopo di lui; è il Maestro dei messaggeri, il Maestro della creazione, il Maestro degli esseri umani, l’Uomo Perfetto, il più grande essere umano, la più vicina delle creazioni a Dio Onnipotente e quella da Lui più amata e preziosa. Tale è il modo in cui i musulmani vedono questo Messaggero e questo Profeta.

Con simile fede, il suo amore si mescola con il loro sangue, carne, essere, corpi, anime, menti e cuori, perché questa credenza non è meramente epistemica, filosofica, culturale o intellettuale. No, si tratta di una particolare e profonda relazione emotiva e spirituale. Relazione che così è e sempre sarà, poiché lo glorificano in questo mondo e riconoscono la sua grandezza e la sua speciale stazione spirituale nell’Aldilà.

Con questa premessa possiamo passare ad affrontare certe questioni. I musulmani non possono quindi tollerare alcuna offesa o insulto diretti contro questo grande Messaggero, e considerano la difesa della dignità del loro Profeta come una delle massime priorità, che viene prima di qualsiasi interesse e calcolo, siano essi di natura politica, economica o relativi alle loro vite. Ritengono tale questione una priorità assoluta. Non possono perdonare né rimanere in silenzio di fronte a qualsiasi comportamento o atto che insulti o offenda il Grande Messaggero di Dio.

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La situazione in Francia: condanna dell’attacco di Nizza

Da qui passo a trattare il primo punto del discorso di stasera, che attiene al problema attuale tra le autorità francesi e l’Islam e i musulmani. Vorrei parlare con calma, obiettività e scientificità per analizzare questo problema e cercare soluzioni, onde giungere a una soluzione e non perpetuare inimicizie o cercarne di nuove.

Affinché la Verità non venga mescolata con la Falsità e la Falsità con la Verità e quest’ultima non venga macchiata, cominciamo con l’ultimo episodio avvenuto nella città francese di Nizza, in cui un musulmano ha ucciso tre persone e ne ha ferite altre. 

Inizieremo dalla fine per poi tornare all’inizio. Condanniamo fermamente questo episodio e lo stesso hanno fatto le personalità accademiche, religiose e politiche islamiche, l’intero mondo islamico e le comunità musulmane in Francia, Europa e in ogni altro luogo.

L’Islam condanna tale atto e non permette a nessuno di attribuirlo all’Islam. La religione islamica − che proibisce di uccidere, aggredire o danneggiare persone innocenti solo a causa delle differenze di idee − rifiuta e respinge ogni atto simile, che lo ha preceduto o che lo seguirà.

Da parte di noi musulmani e dell’Islam simili azioni vengono sempre respinte e condannate, ovunque si verifichino questi episodi e chiunque sia stato preso di mira − in Francia o in qualsiasi altra parte del mondo.

Stabiliamo questo punto come base, in modo che ci sia chiarezza nel seguito.

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Terrorismo e Islam: un’inaccettabile confusione delle autorità francesi

In secondo luogo, nel contesto relativo a questo caso, non è consentito alle autorità, francesi e non, ritenere la religione dell’autore del reato o i seguaci della religione dell’autore, responsabili del crimine dell’autore. In altre parole, se l’autore del crimine è un musulmano, non è consentito a nessuno di ritenere l’Islam o i musulmani in Francia o nel mondo intero responsabili di questo crimine. Questa è una percezione fondamentalmente errata, irrealistica, illegittima e immorale.

Quando una persona commette un crimine, questa persona deve essere ritenuta responsabile di tale crimine indipendentemente dalle sue motivazioni, anche se credeva che esse fossero religiose. Si tratta di qualcosa che avviene in Francia e in Europa e accade in altri luoghi del mondo.

Potremmo dover parlare riguardo ai musulmani e ai cristiani, ma non sfioreremo comunque gli ebrei. Se un cristiano commette un crimine di questo tipo − e ciò è accaduto in Francia, poiché la maggior parte dei crimini che vengono commessi in quella nazione non sono commessi da musulmani, al pari degli altri Paesi d’Europa – solitamente non viene messo in risalto dai media. Chi segue le vicende conosce statistiche e cifre. È giusto che qualcuno dica che il responsabile di questo crimine è Gesù Cristo (as), Dio non voglia? O il Cristianesimo? O ritenere responsabili i cristiani nel mondo? O i cristiani del paese in cui è stato commesso il crimine? Nessuno accetta questo comportamento. Purtroppo le autorità francesi lo stanno facendo.

Quando il presidente francese Macron e altre autorità politiche francesi parlano di “terrorismo islamico” o “fascismo islamico”, bisogna affermare che non esiste qualcosa chiamato “terrorismo islamico” o “fascismo islamico”. Se qualcuno sta commettendo un atto di terrore è un terrorista, e se commette un crimine è un criminale, ma non è corretto parlare di “terrorismo islamico” e “fascismo islamico”.

Mettiamo da parte la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, Hiroshima, ecc. e parliamo solo dell’era attuale. Dopo l’11 settembre del 2001 gli Stati Uniti d’America hanno compiuto crimini in tutto il mondo, scatenando guerre in Afghanistan, in Iraq e nella nostra intera regione.

Milioni di persone sono state uccise, e gli stessi americani hanno ammesso di averne assassinate centinaia di migliaia, che ciò sia avvenuto erroneamente come nel caso dei matrimoni bombardati in Afghanistan, o volontariamente. Qualcuno può forse dire che poiché il Presidente degli Stati Uniti è cristiano, e il suo governo e il suo esercito sono composti per lo più da cristiani, tale terrorismo americano sia definibile come “terrorismo cristiano”? O che la responsabilità di questo terrorismo, Dio non voglia, sia di Gesù Cristo o della religione cristiana, i cui valori e insegnamenti contraddicono questi atti terroristici? 

Bisogna forse attribuire la responsabilità delle azioni degli eserciti europei – compreso quello francese – compiute in Algeria, Libia e altrove nella nostra regione, al Cristianesimo? È forse accaduto che un musulmano parli di “terrorismo cristiano” e dica che la religione cristiana è responsabile di questi crimini? Assolutamente no. E se qualcuno lo facesse, sbaglierebbe sicuramente.

È pertanto assolutamente inammissibile generalizzare e ritenere una religione, il Profeta di una religione e la Comunità che crede in una religione responsabili di un crimine commesso da una persona appartenente a una certa ideologia o fede, sia essa musulmana, cristiana o ebrea. È qualcosa di completamente errato e che dovrebbe cessare, mentre è invece quanto le autorità politiche francesi fanno tutti i giorni. Se pretendono di rispettare l’Islam come una religione devono abbandonare espressioni come “terrorismo islamico” e “fascismo islamico” e non seguire Trump nell’utilizzo di questo tipo di termini.

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ISIS e Charlie Hebdo sono entrambi riprovevoli

Terzo, nei giorni scorsi abbiamo sentito alcune voci dire che i musulmani protestano perché in Francia è stato offeso il loro Profeta, mentre la cosa più importante è che anche alcuni musulmani lo offendono [con le loro azioni, ndt]. Sicuramente ci sono dei musulmani che offendono l’Islam e il suo Profeta, e alcuni lo fanno anche in modo particolarmente pesante, e negli anni scorsi siamo stati testimoni delle azioni terroristiche, dei crimini, della demolizione di moschee, chiese e monumenti storici, di massacri di gente, decapitazioni, di mutilazioni di cadaveri, di gente sgozzata come pecore, quando i media stranieri riprendevano ciò e lo diffondevano nel mondo. Affermiamo con decisione che queste azioni costituiscono delle gravi offese alla nostra religione e al nostro Profeta, e tutti noi abbiamo condannato e protestato fortemente per queste azioni. Ma se ci sono alcuni musulmani che offendono il nostro Profeta ciò non giustifica che anche gli altri debbano farlo. Se alcuni di voi offendono le vostre sacralità, è forse permesso anche a noi farlo? Non è assolutamente qualcosa di logico. I Profeti, le religioni, le personalità religiose e le sacralità dei popoli devono essere rispettati, anche se ci sono alcuni dei loro seguaci che non rispettano la loro stessa religione.

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I terroristi sono creature dell’Occidente, non dell’Islam

Quarto, mi rivolgo nuovamente alle autorità francesi. Invece di ritenere l’Islam e la Comunità Islamica responsabili di questi atti terroristici che si stanno verificando in Francia, in altri Paesi europei e altrove, discutiamo insieme la vostra responsabilità rispetto a queste azioni e gruppi.

Torniamo indietro di dieci anni, a quanto avvenuto dal 2011 in poi − non parliamo di cinquanta anni fa − al pensiero takfiri terroristico che propugnava assassini e crimini feroci solo a causa di differenze ideologiche, intellettuali, religiose e politiche. Sono giunti a commettere crimini brutali perché erano in disaccordo su un dettaglio.

Voi stessi avete sostenuto questa ideologia. Gli americani, l’amministrazione degli Stati Uniti, i governi francesi e gli altri governi europei l’hanno protetta, mettendole a disposizione tutte le strutture del mondo. Le persone che erano in disaccordo con il vostro modo di pensare hanno incontrato difficoltà nell’ottenere un visto quando volevano prendere parte a un’attività nel vostro paese, ma le porte sono state ampiamente aperte ai seguaci di questa ideologia [takfiri], ricevendo il vostro sostegno e protezione.

Avete facilitato la presenza di questi gruppi che si sono formati e hanno adottato questa ideologia in Siria e Iraq. Li avete aiutati, armati e finanziati finché questi gruppi non hanno acquisito esperienza e spirito combattivo. Adesso voglio chiedervi: con tutto ciò che avete fatto per questi gruppi, come mai le loro decapitazioni ora vi sorprendono? Dove sono iniziate queste decapitazioni? Nella nostra regione e nelle nostre nazioni. Chi le ha compiute? Le stesse persone che voi sostenevate politicamente, mediaticamente e finanziariamente. Avete fornito loro protezione mondiale e messo a disposizione conferenze internazionali. Avete aperto loro le frontiere, gli avete dato passaporti e facilitato il loro arrivo nella regione. Guardate prima la vostra responsabilità e poi accusate gli altri.

Vi invito ad andare a vedere gli archivi degli anni 2011-2012 dove il sottoscritto e molti altri dicevamo, soprattutto agli europei: non prendete parte in questa guerra globale contro la Siria, l’Iraq e la nostra regione. Non sosteneteli e non favorite il loro ingresso nella nostra regione. Non rafforzateli, perché in questa guerra sarete sconfitti e questi gruppi si rivolteranno contro di voi. Questa ideologia danneggerà voi stessi. Tali gruppi e tali individui torneranno nei vostri paesi e li inonderanno di terrore e distruzione. 

Torneranno nelle vostre nazioni e faranno quello che hanno compiuto in Siria, Iraq, Libano e altri paesi. In quel giorno vi ricordavamo anche che gli Stati Uniti sono molto lontani dalla nostra regione, e chi invece le è vicino è l’Europa, e quindi la minaccia più seria è rivolta all’Europa e dovete essere consapevoli delle vostre azioni. Ma l’orgoglio non vi ha permesso di accettare le nostre ammonizioni. Credevate di vincere questa guerra e adesso vedete dove siete finiti.

Oggi dovete riconoscere anche la vostra responsabilità, non incolpare chi di responsabilità non ne ha. Non esiste alcun rapporto tra il Profeta dell’Islam e questi crimini. Qual è il rapporto della sua religione, dell’Islam e del Corano con questi crimini? Qual è il rapporto di una Comunità di due miliardi di musulmani con questi crimini?

I responsabili sono quelle stesse persone che avete abbracciato, protetto, nutrito e portato nei nostri paesi. Questo è ciò che dovreste riconsiderare, perché continuate ancora a perseguire questo tipo di politiche. Ripeterò ciò che ho detto allora e userò lo stesso tono che abbiamo usato quando affermavano la nostra posizione: non possiamo essere al fianco di coloro che decapitano, aprono il petto, mangiano fegati e compiono massacri.

Questi sono i vostri alleati e i vostri gruppi, e sono stati protetti da voi. Questo è il motivo per cui voi − francesi, europei, americani e i vostri alleati nella regione − dovete riconsiderare il vostro comportamento e i vostri metodi, compreso l’impiego di questi gruppi terroristici takfiri come strumenti da utilizzare nei progetti politici e nelle vostre guerre. Non imparate mai. L’avete fatto in Afghanistan e l’avete pagato con l’11 settembre. Avete commesso degli errori e li state ripetendo. L’uso strumentale di questi gruppi deve cessare, altrimenti sarete voi a pagare il prezzo di questi errori.

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La Francia si è imbarcata in una folle guerra contro l’Islam

Quinto, le autorità francesi hanno coinvolto loro stesse e la Francia − e vogliono coinvolgere anche tutta l’Europa e l’Unione Europea − in una battaglia contro l’Islam e i musulmani per ragioni infondate e a volte incomprensibili. Qual è l’origine di quanto avvenuto e il motivo di questa guerra persa che i francesi hanno intrapreso? Dove è iniziato il problema? Chi ha aggredito l’altro? Chi ha offeso l’altro?

Il problema è iniziato quando una perfida e malvagia rivista francese ha pubblicato delle vignette offensive del Profeta dell’Islam; i musulmani si sono quindi sollevati per protestare in più di un posto nel mondo. La questione si è poi sviluppata in una serie di eventi, tra cui l’uccisione e la decapitazione del docente di Storia.

Invece di prendere l’iniziativa per risolvere tale questione e assumere una posizione realistica e corretta, hanno agito in altro modo. Vi è stata una ragione principale a produrre questi effetti; le autorità francesi, anziché degli effetti, devono occuparsi e risolvere la loro causa principale, invece purtroppo hanno dichiarato una guerra di questo tipo. Hanno insistito sul fatto che si tratterebbe di libertà di espressione, dicendo “noi vogliamo continuare a praticare la libertà di espressione e pubblicare le vignette offensive”. Queste parole, che vengono espresse dalle più alte autorità francesi, quale messaggio possono dare a due miliardi di musulmani nel mondo?

Di cosa stiamo parlando qui? Non si tratta di una questione politica, finanziaria o economica, né di un conflitto o di una battaglia. Stiamo parlando di una questione relativa al loro Profeta, al loro Messaggero e al loro Maestro, del quale ho parlato all’inizio, spiegando ciò che per essi rappresenta. 

Vi siete presi la responsabilità di patrocinare questa battaglia e di adottarla, affermando che possedete dei valori, tra i quali la libertà di espressione, e che non volete abbandonarli. Parliamo allora di questa libertà di espressione della quale i francesi si fanno tanto vanto. Ho detto all’inizio che vogliamo parlare con calma e obiettività. 

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La libertà di espressione non ha limiti solo quando si tratta dei musulmani

Se le cose in Francia o in Europa stessero davvero in questo modo, avremmo potuto dire che potevamo affrontare l’argomento da un’altra angolazione. Tuttavia la questione non è come la presentate. Dovete prima convincere i musulmani nel mondo che questa vostra affermazione è corretta e sincera, perché essi non l’accettano. Questa non è un’affermazione onesta né corretta. Abbiamo molte prove ed esempi, in Francia e in Europa, di azioni ufficiali contro la libertà di espressione. Ci sono questioni che potrebbero essere meno delicate di un argomento relativo a un Profeta in cui credono due miliardi di persone nel mondo.

Per non perdere tempo, citerò un esempio noto. Vediamo la questione del filosofo francese Roger Garaudy. Potete approfondire il suo caso attraverso gli archivi televisivi, documenti, video e articoli. Tutto ciò che ha fatto questa persona è aver condotto una ricerca e scritto un libro sui miti dell’olocausto. Ha presentato una discussione scientifica e statistica, ne ha discusso i numeri, scritto uno studio scientifico e accademico e parlato dello sfruttamento politico di questo avvenimento (2). Ancora oggi l’Europa, e in particolar modo la Germania, viene ricattata dal sionismo internazionale a causa di tale questione. Questa persona non aveva insultato, né offeso, né ridicolizzato né realizzato vignette. Non ha nemmeno accennato alla religione ebraica. Ha affrontato solo una questione importante e delicata accaduta in Europa. Voi autorità francesi cosa avete fatto con questo filosofo francese?

La magistratura lo ha citato in giudizio. È stato processato, diffamato e condannato al carcere. È possibile che, poiché era molto vecchio, non abbiano applicato la sentenza. Avete soppresso tale persona. È questa la vostra libertà di espressione? È questo il valore che difendete? Sì, è possibile dire che quando si tratta di una certa religione, di Israele o dei sionisti, in quei casi la libertà di espressione cessa di esistere. Ma quando si tratta di un’altra religione, di un’intera Comunità con due miliardi di persone e delle loro sacralità, allora esiste la completa libertà di espressione.

Ci sono molti altri esempi come quello di Roger Garaudy che dimostrano come la libertà di espressione in Francia e in Europa non è assoluta, ma piuttosto limitata da restrizioni legali, politiche, di sicurezza e di altro tipo.

L’affermazione secondo cui esiste una libertà assoluta che permette a chiunque di dire ciò che vuole è falsa, pertanto questa posizione delle autorità francesi non è accettabile. Ciò significa che la battaglia che adesso avete intrapreso è basata su qualcosa di irreale e infondato. La realtà è un’altra e possiamo fornire un elenco del trattamento che avete riservato a televisioni, giornali, riviste e stazioni radiofoniche solo per aver sostenuto determinate idee e aver trasmesso certi programmi. Potete trovare tutti questi casi negli archivi. Questo era un aspetto della questione.

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I limiti razionali e morali della libertà di espressione

L’altro aspetto, anch’esso importante, è discutere se tale questione [la pretesa libertà di espressione], così come la presentate, rappresenta davvero un valore dal punto di vista umano ed etico. Esiste davvero qualcosa chiamata “libertà assoluta e illimitata di espressione”? Perché questa libertà di espressione non include l’antigiudaismo? Se una persona insulta, offende, diffama e attribuisce menzogne ad altri, è accettabile? Non avete problemi con questi atteggiamenti in Francia e in Europa? Davvero? È veramente così? È giusto farlo?

Se una persona in base alla libertà di espressione pubblica documenti segreti che riguardano la sicurezza nazionale, come la trattate? Come si comportano con lui gli Stati Uniti e l’Occidente? Se qualcuno parla o scrive delle cose che possono causare conflitti interni, guerre civili o danneggiare la sicurezza nazionale, come lo trattate? La dignità delle persone non pone nessun limite alla libertà di espressione?

Noi speriamo che la questione venga riconsiderata, perché non si tratta di un valore umano, ma contrario all’umanità, alla morale e ai valori etici. Pertanto merita di essere riconsiderata.

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Un appello alla ragione

Vorrei concludere questa parte e questo argomento. Vorrei rivolgermi alle autorità francesi e dire loro che oggi nel mondo islamico nessuno cerca nuove inimicizie o nuove battaglie, e non credo che due miliardi di musulmani le desiderino.

Al contrario i musulmani stanno lavorando per alleviare le inimicizie e tenere lontano da loro lo spettro delle guerre e dei conflitti, per i quali pagano sempre il prezzo. Dovreste pensare di affrontare questo peccato e questo grande errore che è stato commesso.

Ho sentito autorità francesi affermare “non ci sottomettiamo al terrorismo”. Giusto, nessuno vi ha chiesto di sottomettervi al terrorismo, ma l’atteggiamento giusto è quello di correggere l’errore, che non significa sottomettersi al terrorismo. Al contrario, perseverare nell’errore ed entrare in conflitti che non servono a nessuno significa sottomettersi al terrorismo e farsi trascinare verso la realizzazione dell’obiettivo dei terroristi, che è quello di gettare nel caos tutto il mondo. Dovete tornare all’origine e affrontare questo errore. Questo non è sottomettersi al terrorismo.

Prima di tutto state applicando erroneamente il concetto di libertà di espressione. Applicatelo ai musulmani come lo applichereste ai non musulmani. Siate giusti ed onesti. Offendere la nostra dignità, la dignità dei nostri Profeti e la dignità del nostro Profeta è qualcosa che nessun musulmano al mondo può accettare. Vorrei dirvelo chiaramente: anche se i regimi politici nel mondo arabo e islamico trovassero scuse per le loro cospirazioni, concessioni e tradimenti, davanti al loro popolo non saranno in grado di tacere e coprire gli insulti quando si tratta di offendere il loro santo Profeta, che è venerato e rispettato dalla popolazione. Questa battaglia che insistete a combattere non vi porterà pertanto che alla sconfitta.

Che ne sarà degli interessi politici ed economici della Francia e del popolo francese, nonché delle loro relazioni con i popoli del mondo islamico, se le loro autorità continueranno su questa strada? Simile questione deve essere affrontata e potete trovare una soluzione. 

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Verso una legislazione internazionale che vieti la blasfemia

Concludo dicendo che invece di occuparvi degli effetti e mobilitare più soldati e servizi di sicurezza per prevenire operazioni terroristiche di questo tipo, affrontate il problema alla radice. Abbandonate i pretesti e risolvete il problema principale. Non permettete che questa dissacrazione, questa aggressione e questi insulti continuino, e il mondo intero starà con voi.

In ogni caso, come ho detto all’inizio, condanniamo gli attacchi terroristici, ma è responsabilità vostra e di tutti affrontare i problemi alla loro radice.

Qui è possibile considerare la proposta di Sua Eminenza il Gran Shaykh di Al-Azhar che ha chiesto una legislazione internazionale che vieti questo tipo di azioni che offendono i musulmani e la Comunità islamica. Può essere adottata una formulazione uguale o simile. Possiamo ad esempio parlare e discutere dell’adozione di una legislazione internazionale che criminalizza le offese ai Profeti e ai Messaggeri, alle religioni divine o alle sacralità delle nazioni.

Naturalmente, se venisse adottata una legislazione internazionale di questo tipo, permetterebbe di trovare una via di uscita alle autorità francesi e a tutti coloro che affermano di voler preservare la libertà di espressione come parte dei propri valori e leggi.

È necessario trovare una soluzione a questo problema. Il mondo non ha bisogno di ulteriori problemi, conflitti e guerre. Non è lecito spingere il mondo e la sua gente, in particolare la nostra Comunità Islamica e i Paesi europei, su tali posizioni e in scontri e guerre di questo tipo per la difesa di affermazioni banali e assurde prive di basi umane, morali e legali. La responsabilità di occuparsene oggi ricade principalmente sulle autorità francesi, e tutti devono collaborare per affrontare questo tema e porre fine a questo conflitto.

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La fedeltà al Profeta (S) del nobile popolo yemenita

Nel contesto della nascita del nobile Profeta e della massiccia partecipazione popolare che abbiamo visto ieri nello Yemen, a Sana’a e in un certo numero di città e governatorati yemeniti, non si può fare a meno di prendere atto di questa scena e del messaggio che contiene.

Nonostante la guerra devastante − quando diciamo guerra parliamo di uccisioni, feriti, sfollati e distruzione di edifici, ora al suo sesto anno − nonostante l’assedio, la fame, le difficili condizioni di vita, i focolai e le epidemie, nonostante tutto ciò e in queste difficili circostanze, vediamo grandi e imponenti manifestazioni nelle città yemenite. Per cosa? Per festeggiare la nascita del Messaggero di Dio e per difenderlo. Vorrei parlare di questo argomento per qualche minuto. 

In Libano e altrove sappiamo cosa significa quando un Paese è in guerra. C’è la possibilità di un bombardamento aereo in qualsiasi momento e l’aggressore non esita ad uccidere i civili, inclusi uomini, donne e bambini. Nonostante tutti i pericoli per la sicurezza, la salute e l’ambiente, nonché lo stato di guerra esistente, queste persone si sono raccolte per esprimere la loro profonda fede, il loro grande amore e la loro impareggiabile volontà di difendere la dignità e l’onore del Messaggero di Dio. Non è questo un segno, un messaggio forte, di cui tutte le persone devono prendere atto?

Invito tutti i musulmani nel mondo che credono in questo Profeta, lo rispettano e lo venerano, a prendere atto di ciò che abbiamo visto ieri nello Yemen. Queste persone cantano per ore, ripetono canzoni e slogan e ascoltano il loro caro capo, Sua Eminenza Sayyed Abdul Malik Al-Houthi, che ha parlato riguardo alla situazione e alla fine ha affermato che rimarranno fermamente e categoricamente al fianco del popolo e della causa palestinese.

Guardate. Gli yemeniti assediati, gli abbandonati di questo mondo di oggi, quelli che vengono attaccati e che combattono malattie, fame, assedi e affrontano circostanze profondamente difficili, non ricorrono a nessuna scusa per abbandonare la Palestina, la causa palestinese o il popolo palestinese. Dichiarano la loro determinazione e adesione alla Palestina e alla causa palestinese e la loro difesa del popolo palestinese.

Mentre i ricchi che vivono nel lusso e sono immersi nei piaceri terreni e non hanno ingaggiato alcuna guerra con il nemico israeliano, hanno abbandonato velocemente la Palestina, si sono avvicinati a Israele ed hanno ‘normalizzato’ i loro rapporti con questo regime. Non si tratta di un argomento e prova divini (hujjat)?

Gli yemeniti hanno affermato che sosterranno le nazioni, le persone, i movimenti e l’Asse della Resistenza di fronte ai progetti americani e sionisti, anche se hanno un disperato bisogno che il mondo gli stia accanto e li difenda. I musulmani e tutti i popoli della nostra regione araba e islamica e del mondo dovrebbero prendere nota di ciò che abbiamo visto e sentito ieri.

Dovrebbero fare attenzione dal punto di vista umano, etico, spirituale e religioso. Vi dico oggi che questa è una nuova prova, un nuovo argomento divino per tutti i sapienti, funzionari, capi, élite e persone arabe e islamiche di tutto il mondo. È un nuova prova divina affinché interrompano il loro silenzio. Chi sostiene questa aggressione americano-saudita-emiratina (e purtroppo anche sudanese) contro il popolo yemenita, deve ritirare questo sostegno.

E coloro che tacciono ancora su questo crimine quotidiano dovrebbero rompere il loro silenzio. Nel mondo arabo e islamico bisogna dare vita a una grande ondata e a un movimento potente per fare pressione su quei capi − i capi dei Paesi aggressori − che insistono nel continuare la guerra. Questa è la minima cosa che possiamo fare per mostrare lealtà a queste persone riconoscenti: persone innamorate del Messaggero di Dio e che lo difendono.

È tempo che finisca questa guerra ingiusta e criminale. Il dovere più grande e urgente oggi è quello di lavorare per porre fine a questa guerra. La cosa più significativa che un musulmano può offrire in questi giorni al Messaggero di Dio è stare dalla parte di coloro che credono profondamente in lui, che lo amano con affetto e che lo difendono con la loro anima, sangue, proprietà e figli (…)

Chiedo a Dio di proteggere, guarire e custodire tutti. Mi congratulo nuovamente con voi per la nascita del Maestro dei Messaggeri e del Sigillo dei Profeti Abi Al-Qassim Muhammad. Chiedo a Dio di annoverarci tra coloro che credono in lui, ne sono innamorati, seguono il suo cammino e mettono in pratica i suoi insegnamenti. Possa Egli concederci la sua intercessione nel Giorno della Resurrezione, donarci la sua compagnia e non separarci mai da lui in questa vita e nell’Aldilà, e permetterci di celebrare nuovamente questa occasione con bontà, benedizione, vittoria, pace e salute.

La pace, le benedizioni e la misericordia di Dio siano su di voi.

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NOTE

1) È quello che afferma il Sacro Corano in diversi versetti, ad esempio: “Di’: ‘Se anche si riunissero gli uomini e i jinn per produrre qualcosa di simile a questo Corano, non ci riuscirebbero, quand’anche si aiutassero gli uni con gli altri.’” (17:88); “Oppure diranno: « Lo ha inventato». Di’: «Portatemi dieci sure inventate [da voi] simili a questa: e chiamate chi potete, all’infuori di Allah, se siete sinceri»” (11: 13); “E se avete qualche dubbio in merito a quello che abbiamo fatto scendere sul Nostro Servo, portate allora una Sura simile a questa e chiamate altri testimoni all’infuori di Allah, se siete veritieri” (2: 23).

2) Cfr. R. Garaudy “I miti fondatori della politica israeliana”, Graphos Edizioni, 1995.

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Traduzione a cura di Islamshia.org© E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Writer : shervin | 0 Comments | Category : Attualità, politica e società

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