Alcuni ricordi sul “dittatore Khomeyni”

Alcuni ricordi sul “dittatore Khomeyni”

L’HujjatulIslam Imam Jamaaraani racconta:

“Durante la guerra [imposta dagli Stati Uniti mediante l’Iraq di Saddam] vi furono molte minacce ed episodi pericolosi. Alcune volte anche il quartier generale dell’Imam Khomeyni venne colpito dai missili. In tutti quei momenti egli non mostrò alcun segno di preoccupazione o agitazione.

In una notte particolarmente pericolosa nella quale l’area si trovava sotto attacco, all’Imam venne detto: “Perlomeno venite nella zona protetta”.

L’Imam disse: “Non mi muovo da qui”.

Gli chiesero allora: “Perché?”

Egli disse: “Non c’è differenza tra me e la sentinella che si trova ora all’inizio della strada a fare la guardia al suo posto. Lui ha una vita e io ho una vita. Se la mia vita è preziosa, anche la sua vita lo è.”

Poi disse: “Giuro su Dio che non credo vi sia alcuna differenza se vengo ucciso io o la sentinella all’inizio della strada.”

Tratto da: Paa be Paaye Aaftaab, Vol. 2, Pag. 252-253

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Seddiqa Mostafavi (la figlia dell’Imam Khomeyni) racconta:

“L’Imam aveva un straordinario rispetto per sua moglie. Non mento ad esempio se dico che nei sessanta anni di vita matrimoniale non ha mai iniziato a mangiare prima che nostra madre si sedesse in tavola. Posso inoltre dire che nei sessanta anni trascorsi insieme, non ha mai chiesto a mia madre neanche un bicchiere d’acqua. Durante gli ultimi difficili giorni della sua esistenza terrena, ogni volta che apriva gli occhi, se era in grado di parlare, chiedeva: “Come sta Khanum? [titolo persiano usato come forma di rispetto verso la donna, in questo caso la moglie]”. Noi rispondevamo: “Sta bene. Dobbiamo dirle di venire?” Egli rispondeva: “No, ha dolori alla schiena. Lasciatela riposare.”

Tratto da: Paa be Paye Aaftaab, Vol. 1, Pag. 92

L’Hujjatulislam Firdosi Pur racconta:

“Un giorno, mentre l’Imam Khomeyni era in esilio a Parigi, da Teheran giunse una telefonata dal “Comitato di benvenuto”. All’epoca ero il responsabile dell’ufficio e delle comunicazioni telefoniche dell’imam.

Era il Martire Ayatullah Beheshti, che disse: “Per il ritorno dell’Imam abbiamo organizzato un programma. Dite all’Imam che metteremo dei tappeti all’aeroporto, lo decoreremo con delle luci, che dall’aeroporto al cimitero dei martiri Behesht-e Zahra andremo in elicottero e…”

Lo riferii all’Imam. Egli, come era sua abitudine, ascoltava con attenzione la persona che parlava e poi rispondeva. Dopo avermi ascoltato attentamente, con la sua solita chiarezza e decisione disse:

“Andate a chiedere a queste persone se vogliono far ritornare Ciro in Iran? Tutto questo non è affatto necessario! Un talabeh (studente di scienze religiose) ha lasciato l’Iran e lo stesso talabeh sta adesso tornando. Voglio essere tra la mia gente e andare insieme a loro, anche se finirò calpestato.”

Tratto dal quotidiano “Kayhan”, 14/4/1368

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L’attuale Guida della Rivoluzione Islamica, l’Ayatullah Khamenei, racconta:

“Ogni volta che parlavo all’Imam Khomeyni dei sacrifici compiuti dal nostro popolo si emozionava e ne rimaneva profondamente colpito. Una volta l’Imam Khomeyni era ricoverato in ospedale, e la televisione trasmetteva un programma dal sito della Preghiera del Venerdì di Teheran. Molti bambini avevano donato i loro salvadanai per la Guerra Imposta e si era creata un’enorme montagna di soldi.

L’Imam rimase profondamente impressionato nel vedere questa scena in televisione. Io ero in sua compagnia. L’Imam si voltò verso di me e disse: “Non sei meravigliato da cosa hanno fatto questi bambini?” In quel momento notai che i suoi occhi erano pieni di lacrime. Stava piangendo.”

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Writer : shervin | 0 Comments | Category : Imam Khomeyni (ra) , Islam

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