Politica e governo islamico in ‘Allamah Tabataba’i

Politica e governo islamico in ‘Allamah Tabataba’i

H.Algar

Abbiamo visto (1) che parte del motivo che spinse Tabataba’i a iniziare l’insegnamento della filosofia fu il suo desiderio di aiutare gli studenti che arrivavano a Qum “con una valigia piena di problemi”. (2) Molti di questi problemi sorgevano dal contatto con il pensiero occidentale contemporaneo, particolarmente nelle sue dimensioni materialiste. Tabataba’i accettò quindi un invito di ‘Izz al-Din Zanjani a dedicare un’ora della settimana all’analisi logica e alla confutazione del pensiero materialista (3). Secondo una versione differente fu la pubblicazione nel 1950 di Nigahbanan-i sihr va afsun (‘I Guardiani della Magia e della Mistificazione’), un libro che ridicolizzava tutte le religioni, a spingere Tabataba’i a iniziare la lotta contro il materialismo. Il circolo di studio iniziò a incontrarsi ogni giovedì e venerdì sera dell’anno successivo, con la partecipazione di molte figure che svolsero ruoli importanti nella Rivoluzione Islamica e nei primi anni della Repubblica Islamica. (4)

Come testo base ai partecipanti venne chiesto di studiare Sayr-i Hikmat dar Urupa di Muhammad ‘Ali Furughi. Quello che veniva principalmente discusso era una confutazione della pretesa del marxismo di possedere una visione scientifica del mondo e la sua posizione in base alla quale materialismo e idealismo erano le due sole concepibili spiegazioni del mondo; la scelta di una terza parola europea, ‘realismo’, per presentare la prospettiva islamica dell’ontologia, fu senza dubbio intenzionale. (5)

La filosofia islamica è ‘realista’ in quanto accetta la realtà di un’esistenza che resta al di là della percezione umana, e il materialismo del marxismo è infatti ‘idealista’ per il primato che accorda alla mente umana. Queste sessioni private alla fine culminarono nella voluminosa opera di Murtaza Mutahhari Usul-i falsafa va ravish-i ri’alizm. (6) (…)

Per tutto il periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, e soprattutto dopo l’emergere dell’Imam Khomeyni sulla scena nazionale nel 1963, Qum fu un centro di attività politica e sociale oltre che di formazione culturale. Non solo vi si tennero costanti proteste contro lo Shah e la sua schiera di mecenati stranieri, ma i problemi contemporanei del mondo islamico nel loro insieme venivano trattati in lezioni, libri e periodici. Nonostante la già descritta immersione nelle ricerche scientifiche, Tabataba’i non rimase estraneo a questi sviluppi. Egli dedicò, ad esempio, un saggio sull’argomento frequentemente discusso dello status della donna nell’Islam che andò oltre le ripetizione delle relative disposizioni legali per affrontare alcune preoccupazioni contemporanee. (7)

In un’altra occasione criticò ‘il sedicente mondo civile’ per la sua complicità nei crimini commessi allora dalla Francia in Algeria con il pretesto che si trattava di un affare interno del governo francese. (8) Egli era anche ben consapevole di ciò che Jalal Ali Ahmad chiamò Gharbzadagi (‘Occidentalizzazione’) nel suo saggio del 1962 così intitolato, come indica la seguente frase: “La logica seguita da coloro che governano i nostri affari, i capi della società e anche gli intellettuali, è che il mondo progressista di oggi – con ciò riferendosi al mondo europeo -, è in contrasto con le preoccupazioni religiose, e che le norme che governano la nostra società devono essere accettabili per il mondo, cioè l’Europa.” (9) Numerosi argomenti di interesse contemporaneo vennero trattati anche nelle sezioni del Tafsir al-Mizan [la voluminosa esegesi coranica scritta da ‘Allamah] intitolate ‘bahth ijtima’i’.

Illustrativa del fermento presente nella società iraniana in generale e nei circoli religiosi in particolare fu un’altra opera pubblicata nel 1962, Bahthi dar bara-yi marja’iyat va ruhaniyat, un volume collettivo che cercava di esaminare ed accrescere la funzione delle guide religiose. E’ notevole che in tutta l’opera il contributo di Tabataba’i, un lungo capitolo intitolato Vilayat va za’amat (“Governo e guida), fu l’unico dedicato all’argomento del governo islamico. (10) Il soggetto potrebbe essergli stato suggerito dagli editori, ma è ugualmente possibile che fu egli stesso a sceglierlo come di urgenza rilevante per le circostanze del momento. E’ stato riportato che dopo la morte di Burujirdi nel 1961, ‘Allamah sospese le sue lezioni di filosofia per trattare precisamente l’argomento del governo islamico. (11)

L’approccio di Tabataba’i alla questione è in primo luogo filosofico, argomentando che la necessità del governo è radicata nella disposizione essenziale (fitrah) dell’essere umano e confermata dalla Rivelazione. Ciò nonostante, il suo saggio è più che un mero esercizio filosofico, poiché egli mette in discussione le ideologie e i sistemi politici contemporanei. Il marxismo, egli osserva, ha screditato la sua stessa visione della storia trionfando non nei paesi capitalisti ma in quelli sottosviluppati, e le democrazie parlamentari dell’Occidente, oltre ad agire al proprio interno come dittature della maggioranza, sono precisamente questi Stati che hanno fatto del loro meglio per schiavizzare e sfruttare il resto del mondo. (12)

Quanto all’ordinamento di governo appropriato per i musulmani sciiti durante la continuazione dell’occultazione del dodicesimo Imam, Tabataba’i sembra dapprima esprimersi in modo ambiguo. Dopo aver sollevato come possibilità quella del trasferimento del governo dell’intera Comunità su un corpo collettivo di fuqaha’ [giurisperiti islamici], o sul più sapiente dei fuqaha’, egli sottolinea che “queste sono materie che vanno al di là della nostra preoccupazione corrente e devono essere risolte nel contesto del fiqh [giurisprudenza islamica]. (13) Il suo obiettivo può quindi esser stato quello di stimolare la discussione di queste differenti possibilità tra i fuqaha’. Egli comunque conclude: ‘La persona che eccelle su tutte le altre in pietà (taqwa), capacità amministrativa (husn-i tadbir) e consapevolezza delle circostanze contemporanee è più idonea per questa posizione [la guida della società]’. (14) Questa frase suggerisce un appoggio alla tesi della vilayat-i faqih (‘il governo del faqih’) come propagata dall’Imam Khomeyni, ed ha davvero molte similitudini con l’Articolo 109 della Costituzione della Repubblica Islamica, che elenca le qualifiche richieste alla Guida (rahbar) (15). Sembra indisputabile che Tabataba’i abbia approvato la teoria della vilayat-i faqih, quanto meno nelle sue linee generali.

Questo saggio non fu affatto l’unico contributo reso da ‘Allamah all’elaborazione teorica del governo islamico. Egli affrontò l’argomento in numerosi luoghi del Tafsir al-Mizan, forse più segnatamente nella sua discussione del versetto 3:200 del Corano (“O voi che credete, perseverate! Incitatevi alla perseveranza…”) dove egli elenca quelli che ritiene i dieci elementi essenziali del governo islamico. (16) L’Ayatullah Mutahhari, che presiedette il Consiglio della Rivoluzione Islamica dalla sua creazione nel gennaio del 1979 fino al suo assassinio nel maggio di quell’anno (17), arrivò ad affermare: “Non ho riscontrato ancora alcun problema riguardante il governo islamico senza aver trovato la chiave di risoluzione nel Tafsir al-Mizan.” (18)

In tutte le apparenze esteriori la quintessenza stessa del sapiente e asceta in pensione, Tabataba’i non fu quindi affatto negligente o inconsapevole della sfera politica (19). Tuttavia egli svolse un piccolo o non discernibile ruolo nell’intensa e prolungata lotta guidata dall’Imam Khomeyni e dai suoi compagni che culminò nella Rivoluzione Islamica del 1978-79 e nella fondazione della Repubblica Islamica dell’Iran. Solo una volta Tabataba’i firmò un comunicato congiunto emanato da parte degli ulamà di Qum sulla questione del momento. Era nel lontano 1962, quando si unì ad altri otto firmatari nel denunciare i piani del governo per l’emancipazione delle donne. (20)

Quando iniziò la Rivoluzione era troppo fragile fisicamente per parteciparvi anche marginalmente.

Tuttavia il ruolo di primo piano svolto da molti dei suoi studenti nella Rivoluzione indica che la condotta e gli insegnamenti che aveva trasmesso loro erano quantomeno compatibili con il sostegno al nuovo ordine islamico. (21)

Molti di essi vennero assassinati: l’Ayatullah Murtada Mutahhari nel maggio 1979; l’Ayatullah Muhammad Husayn Beheshti nel giugno 1981 e l’Ayatullah Ali Quddusi, genero di Tabataba’i e che aveva servito come Procuratore-Generale della Rivoluzione, nel settembre 1981 (22). (23)

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NOTE

1)Il presente testo è estratto dalla dettagliata biografia di ‘Allamah Tabataba’i scritta dallo studioso anglo-americano Hamid Algar. Cfr. H. Algar “‘Allamah Sayyid Muhammad Husayn Tabataba’i: philosopher, exegete, and gnostic”, in Journal of Islamic Studies Advances Access, pubblicato il 5 aprile 2006: https://www.al-islam.org/allamah-muhammad-husayn-tabatabai-philosopher-exegete-and-gnostic-hamid-algar . Su ‘Allamah Tabataba’i, in italiano, si consiglia: F.Tiddia “Religione d’Amore e Amore dei Belli: la poesia mistica nell’opera di ‘Allamah Sayyid Muhammad Husayn Tabataba’i”: http://islamshia.org/religione-damore-e-amore-dei-belli-la-poesia-mistica-nellopera-di-allamah-sayyid-muhammad-husayn-tabatabai-f-tiddia/ [NdT]

2) Quando ‘Allamah Tabataba’i iniziò le lezioni di filosofia nella Hawzah di Qum, diversi elementi che vedevano questa scienza come qualcosa di sovversivo esercitarono pressione sull’Ayatullah Burujirdi – allora la massima autorità religiosa del mondo sciita – affinché impedisse ad ‘Allamah di continuare il suo corso. Nonostante le critiche e opposizioni Allamah Tabataba’i espresse l’intenzione di voler continuare l’insegnamento della filosofia; allora l’Ayatullah Burujirdi gli scrisse una lettera nella quale ricordava che lui stesso, quando era uno studente ad Isfahan, aveva studiato filosofia con il celebre Mirza Jahangir Khan, ma lo faceva di nascosto, e gli consigliò di fare altrettanto perché l’aperto insegnamento della filosofia nella Hawzah era inammissibile. Nella sua risposta ‘Allamah Tabataba’i espresse la convinzione che l’insegnamento della filosofia fosse un dovere religioso e non il risultato di una predilezione personale. Era profondamente convinto che la società musulmana (o, più precisamente, quella sciita iraniana) affrontasse una crisi intellettuale che poteva essere affrontata solo con la filosofia: “Sono venuto da Tabriz a Qum solo per correggere le credenze degli studenti e combattere contro le false credenze dei materialisti e degli altri. Nell’epoca in cui il nostro nobile Ayatullah [Burujirdi] andava a studiare insieme a un piccolo gruppo di studenti presso Jahangir Khan, gli studenti e le persone in generale erano credenti, lode a Dio [per questo]. Le loro credenze erano pure e non avevano bisogno di sessioni pubbliche per l’insegnamento dell’Asfar [di Mulla Sadra]. Ma oggi ogni studente che viene a Qum ha una valigia piena di dubbi e problemi. Dobbiamo venire in aiuto di questi studenti e prepararli a combattere con i materialisti su basi solide, insegnando loro l’autentica filosofia islamica. Non abbandonerò [volontariamente] l’insegnamento dell’Asfar. Allo stesso tempo, tuttavia, dal momento che considero l’Ayatullah Burujirdi come l’autorità religiosa (hakim shar’i), se mi comanderà di cessare l’insegnamento dell’Asfar la questione assumerà un aspetto diverso [e l’abbandonerò]“. ‘Allamah Tabataba’i mise quindi l’Ayatullah Burujirdi di fronte alla responsabilità morale di impedirgli di adempiere a quelle che egli percepiva come sue responsabilità. Non sorprende che non venne allora emessa alcuna proibizione esplicita e le lezioni di filosofia continuarono. Cfr. H. Algar “‘Allamah Sayyid Muhammad Husayn Tabataba’i: philosopher, exegete, and gnostic”, in Journal of Islamic Studies Advances Access, pubblicato il 5 aprile 2006, pag. 9-10: https://www.al-islam.org/allamah-muhammad-husayn-tabatabai-philosopher-exegete-and-gnostic-hamid-algar, e Sayyid Muhammad Husayn Husayni Tehrani, Shining Sun. In Memory of ‘Allamah Tabataba’i. A Translation of Mihr-i Taban, Icass Press, London 2011, pp. 71-72: https://www.al-islam.org/shining-sun-memory-allamah-tabatabai-sayyid-muhammad-husayn-husayni-tehrani [NdT]

3) ‘Izz al-Din Zanjani, “‘Ayatullah Tabataba’i, Jami’-i hikmat va shari’at”, Kayhan-i Farhangi, 8 (Aban 1368/Ottobre 1989), 2.

4) Tra loro vi erano gli Ayatullah Murtaza Mutahhari, Muhammad Husayn Bihishti, Muhammad Mufattih, Husayn Ali Muntaziri e ‘Ali Quddusi. Altri partecipanti erano Ibrahim Amini, ‘Abd al-Hamid Sharabiani, Murtaza Jaza’iri, Ja’far Subhani e Musa Sadr, fondatore dell’organizzazione Amal in Libano. Cfr. Ja’far Subhani, Shakhsiyati ki ba tanha’i millati bud, 110, e Husayn ‘Ali Muntaziri, “Hakim-i farzana, in Yadnama-yi ustad-i shahid Murtada Mutahhari, ed. ‘Abd al-Karim Surush, p. 172.

5) ‘Ali Shari’atmadari, “Naqsh-i ‘Allamah Tabataba’i dar barkhurd ba maktabha-yi jadid-i falsafi”, Yabud: Yadvara-yi ‘Allamah Tabataba’i dar Kazarun, 144-145.

6) Ci si può legittimamente chiedere se le confutazioni del marxismo e di altre forme di pensiero materialista elaborate da parte da Tabataba’i e dagli altri furono decisive per la sconfitta del marxismo in Iran. L’eclissi della sinistra in Iran potrebbe essere dovuta in gran parte alla superficialità delle sue radici sociali e alla crescente chiarezza e coerenza dell’alternativa islamica come veicolo rivoluzionario, per non parlare del crollo definitivo del blocco sovietico.

7)  Tabataba’i, Barrasiha-yi Islami, 93–122. Sfortunatamente questa raccolta di pezzi occasionali di Tabataba’i non fornisce informazioni riguardo il luogo di origine e la data di pubblicazione.

8) Ibid, 258.

9) Ibid, 31.

10) Bathy dar bara-yi marja’iyat va ruhaniyat (Tehran, 1341 SH/1962), 71-100. Questo saggio è riprodotto in Tabataba’i Barrasah-yi Islami, 169-95.

11) Ahmad Luqmani, ‘Allamah Tabataba’i, Mizan-i ma’rifat (Tehran, 1374 SH/1995), pag. 78, citando l’Ayatullah Javadi-Amuli.

12) Tabataba’i, ‘Vilayat va za’mat’, 91-92.

13) Ibid, 97.

14) Ibid.

15) Qanuni asasi-yi jumhur-yi islam-yi Iran (Tehran, 1372 SH/1993), 54-5.

16) Tafsir al-Mizan (Tehran, 1362 SH/1983), iv. 97-131. Cfr. anche Subhani, Shakhsiyat ki ba tanha millat bud, 114.

17) Sulla rilevante figura e opera dell’Ayatullah Murtaza Mutahhari, uno dei migliori discepoli di ‘Allamah Tabataba’i, cfr. “Biografia dell’Ayatullah Martire Motahahari”: http://islamshia.org/biografia-dellayatullah-martire-motahhari/

18) Citato da Mesbah Yazdi, “Hukumat dar Quran az nazar-i Tafsir al-Mizan”, in Yadbud: Yadvara-yi ‘Allamah Tabataba’i dar Kazarun. Sulla filosofia politica di Tabataba’i, cfr. inoltre Muhammad Javad Sahibi, “Falsafa-yi siyasi az didgah-i ‘Allamah Tabataba’i”, Kayhan-i Andisha, 36 (Mihr-Aban, 1368/Settembre-Ottobre, 1989), 13-19.

19) Rispetto al presunto ‘quietismo’ di ‘Allamah, gioverà ricordare che durante l’atmosfera oppressiva del regime dello Shah Pahlavi, nella quale pochissimi osavano proferire qualcosa contro Israele, il 9 maggio 1970 ‘Allamah Tabataba’i – insieme all’Ayatullah Mutahhari e all’Ayatullah Abulfazl Musavi – in un comunicato congiunto distribuito nel Bazar di Teheran definì il regime sionista “un governo di paglia e fantoccio”, aprendo inoltre tre conti bancari dove si invitavano i credenti a sostenere anche finanziariamente il popolo palestinese. Un’azione che attirò le attenzioni della tristemente famosa polizia politica dello Shah, la Savak (creata dai servizi segreti americani e israeliani), che impedì di pubblicare il comunicato sui quotidiani nazionali e fece forti pressioni per impedire la raccolta di fondi che secondo le forze di sicurezza del regime Pahlavi erano destinati “non ai rifugiati ma ai comando palestinesi”. Cfr. http://motahari.org/index.aspx?pageid=186&p=1 [N.d.T.]

20) Sayyid Hamid Ruhani, Nazhat-i Imam Khumayni (Najaf, n.d.), i. 296-302. Pur rifiutando innegabilmente la liceità religiosa dell’emancipazione femminile, la dichiarazione pone un forte accento sul modo incostituzionale in cui la misura stava per essere attuata, nonché le condizioni di grave repressione prevalenti a quel tempo.

21) S. H. Nasr ha cercato ripetutamente di insinuare, comunque, che esiste una fondamentale discrepanza tra ‘la prospettiva islamica tradizionale’ rappresentata da ‘Allamah Tabataba’i e le tendenze fondamentali della Rivoluzione Islamica. Nel 1979 ha quindi osservato che un’antologia di testi sciiti preparati da Tabataba’i era “particolarmente pertinente nel momento presente quando eruzioni vulcaniche e ondate potenti di natura politica associate con l’Islam in generale e lo Sciismo in particolare hanno reso un’autentica conoscenza delle cose islamiche imperativa” (introduzione ad A Shi’ite Anthology, ed. and trans. William C. Chittick, London, 1980, pag. 11). Sette anni dopo Nasr andò oltre arrivando a parlare delle “correnti aberrazioni propagate nel nome dell’Islam in generale e allo Sciismo in particolare”, questo fornendo ancora apparentemente un motivo particolare per la lettura delle opere di ‘Allamah (Nasr, introduzione a Tabataba’i, The Qur’an in Islam: Its Impact and Influence on the Life of Muslims, trans. Assadullah Yate, London, 1987, pag. 13). Nasr, l’unico associato di spicco di Tabataba’i ad aver lasciato l’Iran sulla scia della Rivoluzione Islamica, scrisse quanto segue in un testo preparato per un seminario che si tenne nell’estate del 1960 ma che venne pubblicato nel 1967, quattro anni dopo il massacro da parte dello Shah di dimostranti nel giugno 1963: “…nella teoria politica sciita, fino alla restaurazione del vero califfato da parte dell’Imam Nascosto, la monarchia è la migliore possibile forma di governo, ed è così che in Persia, con l’arrivo dei Safavidi, la monarchia è diventata il maggior sostegno dello Sciismo e da allora è stata inestricabilmente legata alla vita religiosa del paese” (cfr. il suo Islamic Studied, Beirut, 1967, pag. 18.) [In “Ideali e realtà dell’Islam”, Rusconi, prima edizione 1989, pag. 189-190, seconda edizione 2015, Nasr ha modificato parzialmente il concetto: “Gli shi’iti, specialmente quelli di Persia, fin dal periodo safavide e anche prima hanno considerato la monarchia come la forma di governo meno imperfetta, date queste condizioni”, Ndt]. Questa visione – che può essere giustamente definita come una ‘aberrazione’ – può difficilmente essere sostenuta in qualcuno degli scritti di ‘Allamah.

22) L’autore dimentica di menzionare anche l’Ayatullah Mufattih, assassinato nel dicembre del 1979, e l’Ayatullah Bahonar – allora Primo Ministro della neonata Repubblica Islamica – assassinato nell’agosto del 1981. (NdT)

23) Si è plausibilmente suggerito che la ‘rivoluzione culturale’ che Tabataba’i inaugurò con gli insegnamenti di filosofia e tafsir servirono come complemento necessario al movimento politico che venne lanciato dall’Imam Khomeini attorno a quel periodo. Cfr. Muhammad Taqi Misbah Yazdi, “Naqsh-i ‘Allama Tabataba’i dar ma’rif-i islami”, Yadnama-yi ‘Allamah Tabataba’i, pag. 190.

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Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Writer : shervin | 0 Comments | Category : Attualità, politica e società , Novità

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