L’avversione alla morte

Spiegazione di un hadith da parte dell’Imam Khomeyni, tratta, in forma ridotta, da ‘Kautar’ n° 8/95

In un hadith che risale all’Imam Hosseyn (as) si racconta che un uomo si recò da Abu Dharr e gli chiese: · O Abu Dharr, per quale motivo odiamo la morte? Abu Dharr rispose: · Questo succede perché avete edificato ed avete avuto cura per questo vostro mondo mentre avete mandato in rovina il vostro Aldilà. Così odiate passare dalla prosperità alla desolazione. E gli chiesero: · Come vedi la nostra entrata alla presenza di Dio? Abu Dharr rispose: · Per chi tra voi ha operato il bene, sarà come tornare alla propria famiglia dopo una lunga assenza. Ma per chi tra voi avrà operato il male, per lui sarà come quando uno schiavo fuggito viene riportato al suo Signore. Gli domandarono allora: · E come vedi la nostra situazione davanti a Dio? E Abu Dharr rispose: · Valutate le vostre azioni secondo il criterio del Corano. In verità Dio ha detto: “Certamente, il pio starà nelle delizie, mentre i depravati andranno nella fornace.” (Corano 82, 12-13) Allora l’uomo disse: · Dov’è allora la Misericordia di Dio? Abu Dharr rispose: · La Misericordia di Dio è presso colui che opera il bene! * * * Sempre l’Imam Hosseyn (as) racconta di un altro uomo che scrisse ad Abu Dharr chiedendogli di insegnargli una conoscenza nuova. Abu Dharr rispose: · La Conoscenza (‘ilm) è vasta, ma una cosa certa è che se puoi astenerti dal far del male a qualcuno che ami, fallo. L’uomo allora domandò: · Hai visto mai qualcuno che fa del male a chi ama? Abu Dharr rispose: · Certo che si! La tua anima (nafsukà), è, fra tutte le cose, quella che tu ami di più. Ma ecco che tu, quando disobbedisci a Dio, le fai del male. (Al Kafi – ‘Kitab-ul-iman-wal-kufr’ – Bab Muhasabat al-‘amal – Hadith 20)

SPIEGAZIONE DEGLI HADITH

La gente si differenzia, riguardo al suo timore ed odio per la morte, in base al suo appartenere alla condizione della ‘gente scarsa’ (naqisun), a quella della ‘gente di mezzo’ (matawassitun) o a quella dei ‘perfetti’ (Kamilun).

La gente scarsa

Il timore e l’odio che noi ‘scarsi’ abbiamo per la morte è dovuto al fatto che l’uomo, in accordo con la sua natura originale datagli da Dio – che Egli sia esaltato -, ama la vita e la sopravvivenza mentre odia la morte e l’estinzione.

L’uomo ama quel considera essere il dominio durevole della vita ed odia quel che, nella sua opinione, non lo è. Presupponiamo di non aver fede nel dominio dell’Aldilà e che i nostri cuori non siano minimamente convinti della vita immortale e della sopravvivenza eterna. Eccoci allora attaccati a questo mondo ed aborrire la morte, in accordo con la nostra natura.

Infatti il giudizio razionale è una cosa diversa dalla fede e dalla convinzione del cuore. E’ solo il nostro giudizio razionale, basato sulla credenza tradizionale (taqlid), a farci affermare che la morte è una transizione dalla sfera oscura ed inferiore dell’esistenza corporea (mulk) verso la sfera radiosa e superiore dell’esistenza incorporea (malakut). I nostri cuori, però, non sono partecipi di questa conoscenza e la dimenticano. I nostri cuori, inoltre, si afferrano alla natura terrena ed al dominio corporeo e considerano la vita confinata esclusivamente al mondo inferiore della vita animale.

Non credono nella vita e nell’immortalità dell’altro mondo che è il mondo dell’Aldilà, il dominio della vita. In conseguenza di ciò poniamo una totale fiducia in questo mondo e guardiamo all’altro con timore, repulsione e risentimento. Tutti i nostri errori si devono a questa mancanza di fede e convinzione. Se avessimo soltanto un decimo della fede e convinzione che abbiamo per la vita e l’esistenza di questo mondo, i nostri cuori sarebbero più affezionati all’Aldilà e dedicheremo una parte dei nostri sforzi alla sua costruzione.

Ma ecco che le sorgenti della nostra fede sono secche e l’edificio della nostra fede è costruito sull’acqua. Il rimedio esclusivo e definitivo per questa malattia (dello spirito) consiste nel coltivare la fede nel cuore mediante una riflessione benefica e mediante il Ricordo (di Dio), così come mediante la Conoscenza e le opere costanti.

La gente di mezzo

Coloro che invece fanno parte della ‘gente di mezzo’, che hanno cioè una fede inadeguata, più indirizzata verso la cura di questo mondo e disattenta verso la cura dell’Aldilà, costoro non hanno nessuna voglia di scambiare un luogo ben edificato e prospero con un altro in desolazione. Quest’attitudine è dovuta ad una fede ed a convinzioni inadeguate.

Diversamente, con una fede completa, non sarebbe possibile che qualcuno limiti i suoi sforzi ai meschini affari di questo mondo distraendosi dall’Aldilà. E ancora, questi timori, ansietà e ed odii, sorgono da azioni disdicevoli, di ribellione ed opposizione al nostro Signore.

Se invece la nostra azione sarà corretta e ci saremo esaminati criticamente, non temeremo la resa dei conti davanti a Dio. Il Giudizio, infatti, sarà un Giudizio Giusto, ed il Giudice sarà un Giudice Giusto. Ecco dunque che il nostro timore per il Giorno del Giudizio è dovuto alla nostra propria ingiustizia ed alla valutazione autoingannevole e fraudolenta di noi stessi.

Disse l’Imam Musa al-Kazim: “Chi non si esamina e non valuta sé stesso ogni giorno, non è dei nostri. Una persona che si esamina ogni giorno, se compie una buona azione, supplica Dio di aumentargli (la virtù), e se ha commesso qualche peccato, chiede perdono a Dio per esso ed è pentito davanti a Lui.” (Al-Kafi)

I pericoli e le tribolazioni dell’Aldilà sono in diretta relazione con le opere realizzate in questo mondo.

Nella benedetta ‘Ziyarat al-yami’ah’ si dice: “Chi si muove sul sentiero della Profezia e della Wilayat senza titubanza, i suoi piedi non esiteranno neanche un po’ sull’altro Sirat e passeranno su di esso in un istante rapido come il lampo. Allo stesso modo, se la sua morale e le sue abitudini sono eque e radiose, sarà immune dall’oscurità e dagli orrori della tomba, del barzakh e della resurrezione, e non avrà paura di questo dominio.”

Siamo dunque noi i responsabili della nostra malattia spirituale, ma anche il suo rimedio è nelle nostre mani, così come ci ha insegnato l’Imam Alì (as): “Il rimedio per le malattie spirituali consiste nel prendere misure per la loro eliminazione”.

I perfetti

Quanto invece ai perfetti e a quelli dalla fede ferma, essi non hanno in odio la morte, ma la considerano tuttavia con timore ed ansietà a motivo del dispetto per la maestà Divina.

Infatti, l’Imam Alì (as) sperimentò un timore ed un orrore terribili la notte del suo assassinio, ma ciò era dovuto ad altri fattori e non alla catena delle passioni e delle speranze di chi, come noi, è innamorato di questo mondo transitorio.

LA REALTA’ DEL PARADISO E DELL’INFERNO

Il significato letterale dell’hadith quando dice: “avete edificato e curato il vostro mondo ed avete mandato in rovina il vostro Aldilà” è che le abitazioni dell’Aldilà e del Paradiso sono luoghi già edificati e fiorenti che si trasformano in rovine a causa delle nostre opere.

Infatti, nonostante i Regni dell’Inferno e del Paradiso siano creazioni di Dio, la loro edificazione dipende dalle opere dei loro futuri abitatori.

Alcuni ricercatori hanno detto: “Sappiate che l’Inferno è una delle Creazioni di Dio”.

Non tutti sono d’accordo su ciò e lo stesso disaccordo esiste riguardo al Paradiso. Nella nostra opinione, essi sono e non sono creazioni. Quando diciamo che sono creazioni è come quando diciamo che un uomo ha costruito una casa mentre ha solo innalzato le sue mura esterne. Ma sarà dopo, quando al suo interno si divideranno gli spazi e si realizzeranno le stanze, che la casa sarà davvero una casa.

L’Inviato di Dio – pace su di lui e sulla sua Famiglia – quando compì la sua Nobile Ascensione (mi’raj) vide certi Angeli, nel Paradiso, che a tratti erano impegnati nella costruzione di edifici ed a tratti si fermavano.

Il Profeta (s) chiese allora a Gabriele: “Qual è la ragione di ciò?”

Gabriele rispose: “Il materiale per queste costruzioni è formato dal Ricordo di Dio da parte delle genti della Comunità. Ogni qualvolta che esso sono impegnate nel ricordare Dio, v’è materiale disponibile per la costruzione e gli Angeli possono continuare il loro lavoro.”

La forma fisica del Paradiso e dell’Inferno consiste nelle forme delle opere dei figli di Adamo, che ritornano ad essi nel mondo dell’Aldilà.

“E troveranno presente tutto quel che operarono.” (Corano 18, 49)

Il Cielo è il dominio superiore verso il quale si dirigono gli spiriti felici, mentre verso l’Inferno viaggiano gli spiriti dei disgraziati. Ognuno ritrova nel proprio dominio le forme belle e benedette oppure dolorose e terribili delle proprie azioni. “L’umanità è formata da due gruppi: i pii che saranno nella felicità ed i ribelli che saranno nell’Inferno.” (Cfr. Corano, 92).

L’uomo che interrogò Abu Dharr fece un tentativo di affermarsi alla Misericordia Divina quando disse: “Se è così, dov’è allora la Misericordia di Dio?” Ma Abu Dharr gli rispose: “La Misericordia di Dio non è stravagante, ma è presso gli operanti il bene !”

Infatti, Satana il maledetto e l’Io vizioso che incita l’uomo al male, ingannano l’uomo in diverse maniere e lo conducono verso la condanna eterna. L’ultima freccia all’arco di Satana è quella di ingannare l’uomo mediante la speranza nella Misericordia Divina ed impedire dunque, attraverso questo inganno, che l’uomo operi il bene.

La dimostrazione di ciò è nel fatto che non poniamo mai alcuna fiducia nella Misericordia Divina in fatti attinenti gli affari di questo mondo, considerando le cause apparenti come indipendenti ed effettive. Arriviamo al punto di credere che non vi sia agente efficiente al mondo se non le cause apparenti.

Invece, nei fatti che si riferiscono all’Aldilà noi immaginiamo di poter fare affidamento sulla Misericordia Divina intanto che scansiamo i Comandamenti Suoi e del Suo Inviato, come se Dio non ci avesse dato il potere di attuarli e non ci avesse mostrato chiaramente il Cammino della Salute e della Malattia.

L’Imam Zain-ul-Abidin (as) si dirigeva verso Dio in stato di servitudine ed operava con i dovere del servo. Eppure esprimeva il suo dolore e la sua incapacità.

Dovremmo dedurre che egli non aveva fede e convinzione nella Misericordia Divina? Ci rifugiamo in Dio contro questa falsa deduzione. La verità è che egli ben sapeva che anche il servo fedele deve comunque sperare nella Misericordia di Dio.

Dunque, se è vero che la Conoscenza è immensa, come Abu Dharr evidenziò, è pur vero che la Conoscenza che dà beneficio agli uomini consiste nell’astenersi dal fare le cose che ci sono di danno, così come ci vengono insegnate.

Dobbiamo comprendere che i Comandamenti dei Profeti e dei Santi (awliya) contengono certe verità che ci sono nascoste. Essi, che conoscono forme e conseguenze delle nostre parole ed azioni corrotte, hanno descritto tutte le malattie ed i loro rimedi. Se si ha un minimo di apprezzamento per sé stessi, non si dovrebbe passar sopra a queste prescrizioni.

Decidiamoci a curare le infermità spirituali che ci affliggono. Se dovessimo passare da questo mondo all’altro nelle condizioni in cui ci troviamo, Dio solo sa quali afflizioni, calamità e dolori ci aspettano!

E ogni lode appartiene a Dio, l’Altissimo.

Writer : shervin | Comments Off on L’avversione alla morte Comments | Category : Imam Khomeyni (ra)

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