Brani scelti dell’Imam Khomeyni

BRANI SCELTI DELL’IMAM KHOMEYNI

L’ASPIRAZIONE DELL’UOMO ALLA NATURA FONDAMENTALE (FITRA) ED IL VELO DELL’ASPIRAZIONE ILLUSORIA: NECESSITA’ DEI PROFETI E DELLA LEGGE

1) “L’uomo è rapito dalla bellezza di Dio ed a lui aspira, anche inconsciamente (…). L’Altissimo, nella Sua Bontà e provvidenza, ha plasmato l’uomo secondo due nature fondamentali (una profonda aspirazione alla perfezione ed una decisiva avversione all’imperfezione perché siano la cavalcatura del suo periplo ed il tappeto volante della sua ascensione. Con queste due ali egli spicca il volo verso il proprio nido: il sagrato di Dio e la Sua vicinanza (…).

In seguito, l’Altissimo non ha lasciato l’uomo da solo alle prese con la sua natura fondamentale (fitra). Egli sapeva infatti che su di lui sarebbe sceso un velo riguardo a questa fitra (di cui pure è plasmato), che essa sarebbe stata messa alla prova dalle facoltà animali concupiscibili ed irascibili e dalla satanica facoltà illusionista. Queste facoltà sono in lui presenti da quando Dio l’ha plasmato, perché necessarie alla sua vita ed alla preservazione della propria persona e dell’umana specie, nonché al cammino del pellegrinaggio verso l’Altissimo.

Orbene, l’impulso naturale verso di esse produce un velo riguardo alla natura fondamentale dell’uomo, impedendogli di percorrere il cammino a cui è chiamato. L’Altissimo Iddio ha allora affidato a degli Inviati la missione di apportare una buona novella ed un monito, con delle prescrizioni conformi alle esigenze della fitra così da toglierle i veli che la ricoprono e confrontarla nel cammino del pellegrinaggio.

Le loro prescrizioni sono dunque conformi alle esigenze della fitra fondamentale, sia in maniera immediata, come la chiamata a Dio ed alle conoscenze che Lo riguardano (Lui stesso, i Suoi Nomi ed i Suoi Attributi), alle virtù e perfezioni dell’anima… sia indirettamente (come la Preghiera rituale, che è l’ascensione del fedele verso Dio l’Altissimo; il Pellegrinaggio, che è l’andata in delegazione a Dio, e altro di simile). Queste prescrizioni sono pure conformi alle esigenze del principio corollario della fitra: l’avversione ad ogni imperfezione quali il rigetto della miscredenza, dell’associazionismo, dell’idolatria, di ogni orientamento a Lui estraneo, dei caratteri vili e degli atti laidi che impediscono all’anima di giungere a Dio; l’ordine di preservarsi (da mali, vizi e imperfezioni) e di compiere il digiuno, che è preservazione dell’anima poiché è ‘per Dio, ed Egli ne è la ricompensa’. Insomma, la maggior parte delle prescrizioni fatte da Dio l’Altissimo corrispondono alle esigenze della fitra in ordine al toglimento dei veli che la ricoprono ed al ravvivamento delle sue proprie esigenze, in vista del sublime obbiettivo della Conoscenza collegata al raggiungimento della soglia di Dio l’Altissimo. Tutto ciò appartiene alle grazie provvidenziali che l’Altissimo fa scendere sui Suoi servitori per liberarli dalla natura e ricondurli alla dimora dei ravvicinati ed al soggiorno dei purificati.

I doveri religiosi sono dunque bontà divine e rimedi dominicali per curare gli spiriti malati ed i cuori sofferenti, ed i Profeti sono i medici delle anime e gli educatori degli spiriti, per farli uscire dalle tenebre verso la Luce e dalla deficienza verso la perfezione.

Ancor più, i mondi intermedi (dove l’anima è messa alla prova dopo la morte) e le stazioni della resurrezione sono grazie provvidenziali di Dio l’Altissimo ai Suoi servitori perché non giungano al Fuoco. Egli non cessa, dunque, di farli passare da un luogo di cura ad un altro per dar rimedio ai loro mali spirituali, ma se così non guariscono, la cauterizzazione è l’estremo rimedio: bisogna allora entrare nel Fuoco -Dio ce ne scampi- possibilmente per purificarsi, altrimenti per dimorarvi. Il Fuoco è quindi bontà, grazia provvidenziale e via d’accesso a Dio per i fedeli che hanno disobbedito, nonché retribuzione finale per i miscredenti e i compagni del Fuoco. Questi compagni del Fuoco (ashab an-nar) hanno in esso la loro dimora, possedendo una natura di fuoco e fiamma (hum nariyyun lahabiyyun) ed il Fuoco essendo il loro divenire”.

SCOPO DELLA MISSIONE PROFETICA: LA CONOSCENZA DELLA SANTA ESSENZA DI DIO

2) “Il Profeta Muhammad, al pari degli altri Profeti, non è stato scelto per costituire un governo quaggiù sulla terra, poiché non era qui il fine ultimo della sua missione. Né i profeti sono venuti per stabilire la Giustizia sulla Terra, poiché anche questo non era il fine sublime della loro missione. Tutto ciò era soltanto il preambolo della missione loro affidata. Tutte le pene che dovettero sopportare il profeta Noè, il Profeta Abramo e tutti gli altri fino al Profeta Muhammad, tutte le difficoltà che dovettero affrontare e tutti i compiti che ebbero da eseguire, tutto ciò è avvenuto avendo in vista un solo ed unico scopo: la Conoscenza della Santa Essenza di Dio. Quanto ai libri rivelati, fra cui il più prestigioso ed importante è il Glorioso Corano, il loro fine comune è di far conoscere Dio, il Sublime, agli uomini, insieme alle sue qualità ed ai Suoi Attributi”.

3) “Poiché la Giustizia è un Attributo Divino, è evidente che i profeti, a loro volta, costituiscono dei governi per stabilire la giustizia e l’equità nelle società umane; ma queste istituzioni sociali non sono in se stesse dei fini, poiché in definitiva sono solo dei mezzi per facilitare il conseguimento del fine supremo”.

SCIENZA E FEDE: LORO RAPPORTO IN ORDINE ALLA REALIZZAZIONE SPIRITUALE

4) Quando le conoscenze teoriche diventano un ostacolo alla Conoscenza di Dio. “I Profeti sono stati mandati per aiutare gli uomini ad emergere da questo mondo e dalle sue fitte tenebre e per indirizzarli verso la Fonte di Luce: la Fonte di Luce, e non già le ‘luci’! Da questa parte stanno le tenebre, il buio più fitto; di là la Luce, la Luce Assoluta. Essi volevano annichilire le tenebre nella Luce Assoluta, annientare la goccia nell’Oceano (anche se queste sono immagini inadeguate). Tutti i Profeti sono venuti a noi con questo scopo e tutte le scienze hanno questo fine (…). Bisogna poi stare all’erta affinchè non divenga un velo alla verità persino la scienza del tawhid”.

5) La gnosi salvatrice, sintesi di fede e saggezza: tappe del cammino spirituale. “Quando il pellegrino della Verità, procedente sulla strada della servitù (a Dio) col veicolo della scienza e della riflessione, ha percorso la prima tappa, egli incappa nel velo della scienza, che è il primo stadio della realizzazione umana. Questo è così fitto da far ritenere ai maestri che proprio la scienza costituisca il maggior velo. E’ dunque assolutamente necessario che il pellegrino non vi sosti, ma lo attraversi. Se si accontenta di questo rango, rischia davvero di imprigionarvi il proprio cuore, cadendo inesorabilmente nelle preoccupazioni derivanti dalle molteplici suddivisioni, dando corso alla propria attività di riflessione e producendo numerose argomentazioni. In questo modo si priverebbe delle altre tappe e col cuore attaccato a questo (primo) stadio perderebbe di vista l’obbiettivo perseguito, ovvero il raggiungere l’estinzione in Dio (…). Di fatto, occorre incidere sulla superficie del cuore con lo stiletto dell’intelligenza ciò che è stato colto con argomentazioni pertinenti a un metodo logico scientifico al fine di liberarsi dai legami e dai veli della scienza (…). Il secondo stadio consiste nel conseguire la fede in queste realtà (…). Il terzo stadio è quello della pace e della serenità (al-‘itmi’nan wa-l-tu’manina) che in realtà è il grado della perfezione della fede (…). Il quarto stadio è quello della contemplazione (al-mushahada) che è una Luce Divina. Una Teofania di Misericordia che si manifesta nell’intimo segreto dell’itinerante (…) bagnando il suo cuore con una luce di pura Conoscenza. Quest’ultimo stadio comporta al suo interno molteplici gradi che qui non è il caso di nominare”.

6) La via alla Conoscenza di Dio non va bloccata con presuntuosi argomenti. “Numerosi versetti coranici fanno riferimento all’incontro che porta alla Conoscenza di Dio. Lo stesso va detto per un gran numero di Tradizioni, come per molte allusioni contenute nelle preghiere e nelle invocazioni degli Imam. Ma inseguito all’apparizione nella Comunità dei credenti della sempre più diffusa credenza che la Via della Conoscenza di Dio fosse totalmente sbarrata, ci si diede a paragonare ciò che si deduce dalla Conoscenza di Dio e dalla contemplazione della Sua bellezza con i prodotti della riflessione proibita, e addirittura impossibile, intorno all’Essenza di Dio… Ciò getta i credenti in una profonda afflizione poiché si sbarra loro l’accesso ad una Conoscenza che in realtà è il fine della missione dei Profeti e il termine della ricerca compiuta dagli Amici di Dio”.

ETICA (FORMAZIONE DELL’ANIMA) E GNOSI (CONOSCENZA DI DIO): L’EMIGRAZIONE DAL PROPRIO ‘IO’

7) L’imperativo di coltivare nella scuola (hawza) lo studio dell’etica. “Le scienze da voi studiate sono in realtà preliminari all’ottenimento di un alto grado di virtù: badate di non fermarvi fino alla fine dei vostri giorni ai preliminari, senza raggiungere il risultato finale! Voi studiate queste scienze mossi da uno scopo sublime, che è la Conoscenza di Dio e la formazione dell’anima. Per esserne in grado di coglierne il frutto, dovete sforzarvi con grande serietà di conseguire questo fine primordiale e fondamentale! (…) Se le “hawzat” restassero senza professori di etica e prive di adunanze per consigli ed esortazioni spirituali, sarebbero condannate alla fine. Noi riteniamo che le scienze della Legge e i loro fondamenti esigano un maestro competente, insieme ad adeguati studi e ricerche; pensiamo anche che ogni scienza ed arte abbisogni quaggiù di un maestro e di un tirocinio pratico per cui l’uomo che marcia senza guida né programma non può acquistare competenze in nessun ambito. Ora, come possiamo ammettere ciò ed insieme ritenere che l’etica, che è il fine della missione profetica e scienza tra le più sottili, non richieda un magistero ed un apprendistato? Se senza studio una persona non può diventare Dottore della Legge, come potrebbe diventare un uomo di pietà e di virtù? (…) “Sono stato suscitato -ha detto il Profeta- per portare a completezza i più nobili caratteri”. Di una scienza alla quale Dio ha mostrato tanto interesse, e per la quale ha suscitato Profeti, non esistono attualmente corsi nelle nostre ‘hawzat’, e pare che per essa nessuno mostri l’interesse dovuto! Qui risiedono le cause di fratture e deficienze nel comportamento morale islamico, per cui numerosi problemi d’ordine materiale e mondano hanno preso dentro di noi il posto delle questioni etiche e spirituali. Molti ignorano pertanto che cosa significhi essere un sapiente religioso, quale sia la sua specifica funzione e quale programma debba seguire e, finalmente, quali atti siano di sua spettanza”.

8) La pratica (Conoscenza operativa) è preliminare alla realizzazione del tawhid: la vera etica è spiritualmente efficace. “Presso i sapienti è di pubblico dominio che ci sia una categoria di saperi (i saperi speculativi) i quali, al contrario dei saperi operativi, hanno in sé medesimi il proprio fine; ma dal mio punto di vista, senz’altro deficiente, ciò non mi sembra corretto. Al contrario, tutti i saperi che si rispettano hanno una funzione preliminare, ciascuno a suo modo e nell’ambito che gli compete. Così la scienza del ‘tawhid‘ (tawhid teorico) è preliminare alla realizzazione del ‘tawhid‘ nel cuore (tawhid operativo) mediante la sua messa in pratica, il richiamo e l’ascesi del cuore. Quanti ci sono che hanno riempito col ‘tawhid‘ la loro vita passando tutto il loro tempo a leggervi sopra, a discuterne, a studiarlo e ad insegnarlo, ma non si sono immersi nel “tawhid‘ (del cuore) né sono divenuti dei sapienti di Dio e dei saggi del Signore (…). Essi hanno infatti pensato che questa tappa poteva essere percorsa col solo studio libresco!

Carissimo amico, tutte le scienze della Legge Rivelata sono preliminari alla Conoscenza di Dio ed alla realizzazione della realtà del ‘tawhid‘ del cuore, poiché questo è il battesimo di Dio (sIbghatu-llah): “… e chi sa battezzare meglio di Dio” (Corano 2:138). Di esse, alcune fungono da preliminari prossimi e immediati, altre da preliminari intermedi: così la scienza del ‘fiqh‘ (giurisprudenza islamica) è preliminare alla pratica, e le pratiche del servizio divino sono esse stesse (quando compiute secondo le regole della Legge rivelata riguardanti il corpo e il cuore, l’esterno e l’interno) preliminari alla realizzazione delle Conoscenze metafisiche e dell’attitudine dell’anima acchè l’unità si manifesti in essa (…). quello che vogliamo dire è che il fine del Corano e degli hadith è di risanare le intelligenze e di riformare le anime per realizzare la meta suprema, ovvero il ‘tawhid‘. Ora, quasi sempre, i commentatori del Nobile Corano e dei nobili hadith non hanno considerato questo punto, che è invece il fondamento dei fondamenti, negligentemente passando oltre per concentrare esami minuziosi e approfondite ricerche su aspetti che non riguardavano affatto lo scopo della Rivelazione del Corano e del messaggio degli hadith, toccando piuttosto questioni d’ordine letterario, filosofico, storico e simili. Persino i sapienti in etica, che hanno in consegna questa scienza, l’hanno per una parte affrontata ed esaminata in modo puramente teorico e filosofico, donde libri peraltro di valore come il ‘Taharatu-l-a’raq’ del grande e dotto sapiente Ibn Miskaway, l’ ‘Akhlaq-e-naseri’ del dotto filosofo metafisico Nasireddin Tusi, il migliore tra i moderni, sostegno della Comunità e della Religione, nonché una buona parte dell’ ‘Ihia’al-‘Ulum‘ di Ghazali. Ora, questo genere di opere teoriche non ha quasi effetto per quanto concerne il risanamento dei costumi e la purificazione interiore, per non dire che non ne ha davvero alcuno. Dall’altra parte, si fa quella che io chiamerei una storia di costumi, mettendo insieme fatti storici, aneddoti, proverbi e racconti di vita vissuta: ebbene, i tempi di lavoro richiesti non fanno altro che impedire la marcia verso lo scopo essenziale. In sintesi, dal mio carente punto di vista, l’etica teorica e storica, così come il commento letterario e dottrinale del Corano e degli hadith, passano assai lungi dall’obbiettivo che pur s’erano proposti, finendo per allontanare ciò che invece era alla loro portata.

Un libro d’etica deve essere una ammonizione per iscritto e curare lui stesso direttamente mali e difetti, non indicarne soltanto il trattamento. Infatti, far comprendere le radici dei vari caratteri e indicarne gli specifici trattamenti non avvicina una persona al suo fine, non illumina un cuore immerso nelle tenebre, non migliora un carattere vizioso. Attraverso la lettura di un libro di etica un’anima rozza non purificata e immersa nelle tenebre s’addolcisce, si purifica e s’illumina. Ciò avviene se il sapiente funge contemporaneamente da guida e da agente terapeutico, indicando il percorso ed il trattamento appropriati, cosicché il suo libro è davvero un rimedio al male e non una semplice prescrizione del rimedio”.

Writer : shervin | Comments Off on Brani scelti dell’Imam Khomeyni Comments | Category : Imam Khomeyni (ra)

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